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Coronavirus, in Alto Adige sforzo gestionale unico: 350mila tamponi antigenici da fare in tre giorni e scuola in presenza per i bimbi di chi lavora nei servizi essenziali

Mentre i dati mostrano una situazione ancora molto complicata si cerca di limitare decessi e ricoveri il più possibile e quindi sta per partire il più grande screening di massa mai fatto in un singolo territorio. I positivi trovati saranno tantissimi ma intanto si potrà bloccare la rete del contagio. Intanto ecco come funzionano le scuole tra attività a distanza svolte dagli studenti possono essere in modalità sincrona o asincrona

Di L.P. - 17 novembre 2020 - 11:48

BOLZANO. Didattica a distanza per tutti in Alto Adige tranne che per i figli di genitori che lavorano in servizi ritenuti essenziali (personale della sanità, della scuola e dei servizi di trasporto, della sicurezza, ecc.) e che quindi continuano con il lavoro in presenza per la tenuta del sistema. L'Alto Adige sta mettendo in campo uno sforzo organizzativo davvero unico nel panorama nazionale a fronte di un contagio molto diffuso e nel tentativo di limitare il più possibile i decessi e i ricoveri nei reparti ospedalieri che sono sempre più al collasso. La situazione è molto difficile e anche se da parametri nazionali la provincia di Bolzano era stata inserita nelle ''zone gialle'' il presidente Kompatscher aveva anticipato le restrizioni (dopo una prima sottovalutazione della situazione e un tentativo di tenere aperti per più tempo bar e ristoranti) istituendo da subito dei ''comuni rossi'' e poi estendendo l'ordinanza a tutta la provincia.

 

E se da venerdì 20 a domenica 22 verrà messo in campo un monitoraggio della popolazione mai visto prima, con circa 350.000 tamponi antigenici che verranno effettuati ad altrettante persone (a livello provinciale saranno allestite circa 200 postazioni dove verranno effettuati i test a tutta la popolazione possibile) che, di fatto cercheranno di dare una stretta quasi totale al virus con l'isolamento di tutti i positivi trovati (e saranno numeri altissimi per un territorio che ha ben chiaro che l'importante è fermare il contagio per salvare, magari, il mese di dicembre e non salvaguardare il colore della regione o provincia per l'immagine ''politica'' di chi lo governa) anche in campo scolastico la gestione è molto peculiare. 

 

Questa settimana in Alto Adige le scuole, dalla primaria alla secondaria di I grado (scuola media) sono tutte passate alla didattica a distanza, con l’eccezione delle scuole dell’infanzia, per le quali non è previsto l’insegnamento a distanza. L'ordinanza firmata la settimana scorsa dal Presidente Arno Kompatscher, prevedeva un’eccezione per i genitori che lavorano in servizi ritenuti essenziali per il buon funzionamento del sistema: le scuole dell’infanzia e primarie accolgono quindi in presenza i figli di questi lavoratori appartenenti a specifiche categorie.  “Ad oggi nelle scuole dell’infanzia in lingua italiana sono stati accolti in presenza circa il 17% dei bambini, mentre nelle scuole primarie i presenti arrivano circa al 12% dei frequentanti – sottolinea l’assessore provinciale Giuliano Vettorato, illustrando così la situazione negli istituti italiani - nelle scuole secondarie di I e II grado (medie e superiori) la didattica in presenza viene garantita ai ragazzi con bisogni educativi speciali e a quelli in situazioni sociali difficili”.

 

Le attività a distanza svolte dagli studenti possono essere in modalità sincrona o asincrona. In pratica, vi possono essere attività basate sull’interazione immediata tra studenti e docenti, come le videolezioni e attività slegate dall’interazione fra insegnanti e ragazzi, come l’approfondimento di argomenti sulla base di materiali predisposti dall’insegnante, la visione di video indicati dal docente, esercitazioni appositamente costruite, definite attività asincrone. “I consigli di classe possono decidere come combinare le attività, oppure se prediligere le une o le altre – sottolinea il sovrintendente Vincenzo Gullotta   - si tratta di una scelta che tiene conto di diverse variabili: dalle caratteristiche del gruppo classe alla presenza di situazioni particolari tra i ragazzi o i docenti. Ogni consiglio di classe deciderà in maniera autonoma come combinare le diverse modalità, tenendo presente le indicazioni fornite dal collegio docenti e dal dirigente scolastico”. 

 

Per quanto riguarda la prima infanzia nei nidi, riferisce l'assessora al sociale Waltraud Deeg, "nelle microstrutture e presso le Tagesmutter la presenza è stata intorno al 10%" (non sono però ancora disponibili i dati di due comprensori importanti come Merano e Laives). Nelle scuole dell’infanzia in lingua tedesca il 17,45% dei bambini potrà godere questa settimana del sostegno pedagogico all’interno delle strutture: si tratta di 2.109 bambine e bambini dei 12.087 iscritti in una delle 575 strutture della provincia. Con il 21,22%, la percentuale più alta si registra nel comprensorio di Bressanone, quella più bassa nel comprensorio di Bolzano con il 12,65%. Nelle scuole primarie di lingua tedesca si avvale dell'offerta circa il 18% dei 20.234 alunni iscritti.

 

Con il 35,7%, la percentuale più alta si registra nel distretto scolastico Bressanone/Millan, quella più bassa nel distretto scolastico di Malles con il 7,3%. A Bolzano, il dato complessive di alunne e alunni che godranno del servizio in presenza si attesta sul 21,3%. Nelle scuole dell'infanzia in lingua ladina ha fruito delle lezioni in presenza l'8,64% dei bimbi (57 su 660). Alle elementari, invece, è andato a scuola circa il 10% dei bambini.

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