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Coronavirus, lava la macchina e viene multata ma è un'infermiera: "Assurdo, curo i pazienti Covid-19 e sanificavo l'auto. E il mio ragazzo lavora pure in terapia intensiva''

Il risultato è una sanzione da circa 568 euro, che si abbassa a 350 euro se si paga entro un mese. E' successo tra Isera e Rovereto. La giovane si è recata dalla propria abitazione all'auto-lavaggio per la sanificazione mezzo ma si è scontrata con un eccesso di solerzia: "Non hanno nemmeno voluto vedere l'autocertificazione"

Di Luca Andreazza - 09 aprile 2020 - 06:01

ROVERETO. E' stata multata per aver lavato l'auto, una sanzione di quasi 600 euro per aver violato le restrizioni del Decreto del presidente del Consiglio dei ministri. Sarebbe un provvedimento giustissimo e corretto, se non fosse che è stata colpita una collaboratrice dell'Azienda provinciale per i servizi sanitari intenta a sanificare la propria vettura, una giovane infermiera che si occupa anche di pazienti Covid-19 a domicilio. Non solo, il compagno invece è operativo nel reparto di terapia intensiva all'ospedale di Rovereto. A nulla sono valse le ragioni della 27enne che si è scontrata con la solerzia delle forze dell'ordine nell'applicare le disposizioni. 

 

"Non esco praticamente mai di casa se non per esigenze di lavoro. E' la prima multa che ricevo in vita mia e mi dispiace per come sono stata sanzionata. Sono operativa per le cure domiciliari - dice la giovane - seguo anche pazienti Covid-19 e il mio compagno è impegnato nel reparto di terapia intensiva all'ospedale, quindi conosciamo la situazione e per questo a maggior ragione limitiamo ogni spostamento o attività, se non strettamente legata all'attività professionale. Ho cercato di spiegare la necessità di provvedere alla pulizia e alla sanificazione dell'auto, ma non c'è stato nulla da fare".

 

Il risultato è una sanzione da circa 568 euro, che si abbassa a 350 euro se si paga entro un mese. E' successo martedì 7 aprile tra Isera e Rovereto. La giovane si è recata dalla propria abitazione all'auto-lavaggio. "E' vero - prosegue la 27enne - sono uscita dal Comune di residenza ma perché è il punto più vicino a casa per questo genere di operazioni: sono 4 chilometri".

 

E mentre è intenta a sanificare l'abitacolo, arriva la pattuglia per i controlli e le verifiche del caso. Patente e libretto consegnati senza alcuna esitazione. I problemi nascono quando si arriva alla motivazione. "Non hanno nemmeno voluto l'autocertificazione - racconta - perché mi è stato detto che eventualmente è l'Apss a dover occuparsi della pulizia dei mezzi e quindi era evidente la violazione del decreto. Ma per le cure domiciliare non ci viene messa a disposizione una vettura aziendale, usiamo le nostre auto private".

 

La richiesta, ovviamente, dell'Azienda provinciale per i servizi sanitari è quella di essere rigorosi, soprattutto in questo momento di grande emergenza per la diffusione del coronavirus. "Oltre a seguire le persone non-autosufficienti, ci occupiamo di medicazioni e analisi del sangue, terapie sottocutanee e cure palliative. In questo periodo supportiamo anche il personale che esegue i tamponi per Covid-19. C'è una circolare dell'Apss che richiede, giustamente, di sanificare regolarmente la vettura aziendale, ma se abbiamo esclusivamente solo quella privata, ci adeguiamo come possiamo per rispondere alle esigenze. Non mi sarei però aspettata di ricevere una sanzione così pesante".  

 

Anche le forze dell'ordine in questo periodo sono sotto pressione e può capitare di sbagliare, ma la professionista sanitaria ora rischia pure la beffa di dover pagare almeno 350 euro. "Ovviamente è mia intenzione presentare ricorso - conclude la 27enne - l'autocertificazione non è stata nemmeno presa in considerazione, ma ho chiesto di mettere a verbale le motivazioni di quello spostamento".  

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