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“Siamo negativi ma mio figlio non può tornare all’asilo e io non posso uscire di casa perché la centrale Covid si è dimenticata di mandare il certificato"

Lo sfogo di una mamma trentina che, dopo aver rispettato tutte le direttive e le regole durante il periodo di quarantena, ora si sente presa in giro. "Credevo nell’Apss e nella Provincia, ma sono stata una povera cretina. Questa mattina i carabinieri mi volevano fare una multa da 450 euro perché risultavo essere ancora positiva, quando ho ricevuto il tampone negativo una settimana fa e sono tornata al lavoro da giorni"

Di Lucia Brunello - 05 December 2020 - 12:20

TRENTO. “Credevo nell’azienda sanitaria e nella Provincia, ma sono stata una povera cretina”. Queste le parole cariche di rabbia e frustrazione di una nostra lettrice, mamma di tre figli, che nello scorso mese e mezzo è rimasta in quarantena insieme alla sua famiglia dopo aver scoperto di avere il Coronavirus. "Mi sento presa in giro - ha detto a ilDolomiti.it - proprio quando l'isolamento doveva finire, sono iniziati i veri problemi".

 

La signora che ci ha scritto è un’operatrice socio sanitaria, che in questo periodo sta lavorando in area Covid. Facciamo però un passo indietro.

 

“A metà ottobre - inizia a raccontarci - mio figlio cardiopatico di 5 anni è dovuto rimanere a casa dall’asilo per 4 giorni per una particolare visita dentistica. Per il rientro, però, la maestra ha richiesto che facesse il tampone”.  Così ha fatto e, dopo aver ricevuto il risultato negativo, è potuto tornare dai suoi compagni.

 

Qualche giorno dopo, però, il bambino e un altro figlio della signora si sono ammalati. “Per timore che fosse Covid, e per fare tutto secondo le direttive, ho lasciato in isolamento i miei figli con mio marito e mi sono presa una stanza in un bed and breakfast”. La signora lì vi è rimasta per una settimana, mentre intanto continuava ad andare a lavoro.

 

“E’ così che funziona, no? Un operatore socio sanitario deve provvedere a sue spese a trovare un alloggio alternativo. Tanto siamo miliardari noi”, commenta ironicamente. I tamponi del marito e dei figli risultano negativi, e tutto sembra essersi sistemato.

 

“A fine ottobre sento di avere i sintomi da Covid, cosa che riferisco subito al mio medico curante che, in tutta risposta, mi ha detto di essere solo stressata e di continuare ad andare al lavoro, prendendo un antinfiammatorio”.

 

Nonostante questo, la signora ha fatto il tampone, risultato poi positivo. “Mi è stato detto di mettere me e la mia famiglia in quarantena per un mese. Io, così, ho detto a mio figlio di 14 anni che studia a Trento, di rimanere lì. Intanto mi sono isolata con mio marito e gli altri due figli”.

 

Dopo un lungo periodo di quarantena e diversi tamponi negativi, quando sembrava che la fatica fosse finita, sono iniziati i veri problemi. “Questa mattina, 4 dicembre, ho riportato mio figlio all’asilo. Lui era felicissimo, ma appena arrivati la maestra mi ha detto che dovevo riportarlo a casa perché il certificato diceva che la quarantena sarebbe finita il 14 dicembre. E' possibile che dopo tre tamponi negativi, di cui l’ultimo una settimana fa, il mio bambino non possa tornare a vivere la sua normalità?”.

 

Mio figlio è disperato, tra una cosa e l'altra è da un mese e mezzo che non va all'asilo. Continua a chiedermi come mai non possa tornare dai suoi compagni nonostante sia stato tutto il mese buono a casa seduto sul divano. Mi spezza il cuore sentirlo così. Questa mattina, per il suo felice ritorno dopo settimane a casa, aveva anche voluto indossare una cravatta”.

 

“Cosa gli dico?", continua. "Che non può tornare all’asilo perché la Provincia ci ha abbandonati? Perché la centrale Covid è lunga eterna con ogni singola pratica?”. In tutto questo, il pediatra del bambino non ha voluto firmare alcuna carta perché non si voleva prendere "la responsabilità".

 

In poche parole, la Centrale Covid deve essersi dimenticata (oppure si è presa molto larga con i tempi) di certificare il fatto che la famiglia avesse concluso la quarantena e che nessuno fosse più positivo al Coronavirus. Ad oggi, quindi, nessuno di loro può uscire di casa.

 

A conferma di questo, la vicenda accaduta la stessa mattina. Quando la signora è uscita di casa, alcuni carabinieri l’hanno fermata. Controllando il suo profilo, hanno notato che risultava ancora positiva (quando invece secondo il tampone era negativa già da una settimana) e quindi le volevano fare una multa di ben 450 euro.

 

La signora ha chiamato tutti gli uffici della Provincia che credeva l’avrebbero potuta aiutare, ma nessuno si è dimostrato disponibile a fare qualcosa. “Dopo il Covid c’è vita. E non lo dico da esterna, perché io lavoro in un’area Covid. Ho chiamato addirittura la segreteria della Segnana, ma ovviamente nessuno si è più fatto vivo”.

 

"Ma dove siamo arrivati? Sono stravolta. Non esiste che io debba rovinare la vita ai miei figli solo perché in Provincia non si sanno organizzare ".

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