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Coronavirus, ''Sugli affitti sconcertante il silenzio di Pat e Itea'. L'allarme dei sindacati: ''Famiglie e studenti in gravi difficoltà, servono subito interventi concreti''

Tra le proposte arrivate dai sindacati vi è quello di spostare e congelare di almeno tre mesi il pagamento del canone delle case pubbliche per coloro che sono rimasti senza lavoro o subiscono la decurtazione della retribuzione perché collocati in cassa integrazione o sospensione nel Fondo Solidarietà

Pubblicato il - 11 April 2020 - 17:46

TRENTO. Cresce di giorno in giorno l'emergenza affitti in Trentino per tantissime famiglie che si trovano in difficoltà e chiedono di sospendere il contratto di locazione e ricontrattare il canone. Accanto a loro ci sono poi gli studenti fuori sede. A lanciare nuovamente all'allarme sono i sindacati Cgil, Cisl e Uil che già la scorsa settimana avevano fatto un appello all'Itea e alla Provincia che però sembra essere rimasto lettera morta. “Nessuno, né la presidenza Itea, né l'assessora Segnana, hanno proferito parola o preso qualche provvedimento” spiegano i sindacati.

Il costo della casa è da sempre uno dei maggiori problemi nella nostra provincia e la situazione legata al coronavirus lo sta amplificando. Ci sono lavoratori in cassa integrazione o che hanno perso il lavoro, come pure professionisti, piccoli commercianti, partite iva che si trovano impossibilitati a svolgere a propria attività, studenti che pagano affitti di alloggi che non stanno occupando. “Per le fasce più deboli della società – denunciano le sigle sindacali - si profila il rischio di un’emergenza povertà e chi vive in affitto è più che mai a rischio insolvenza oggi e di sfratto domani, quando il blocco imposto dal Governo comunque scadrà”.

 

Da qui la nuova richiesta di Cgil, Cisl e Uil del Trentino di soluzioni concrete e rapide, sia per chi comunque beneficia di un alloggio di edilizia pubblica (Itea), sia per l'inquilino di un locatario privato o studente che paga un alloggio che non occupa più, per cessazione dell'attività di studio.

 

“E’ sconcertante – spiegano in una nota - la disattenzione e l’inerzia della giunta Fugatti su questo tema. Sulle politiche della casa l’esecutivo non ha mai dimostrato attenzione, se si escludono i provvedimenti discriminatori attuati sulle graduatorie per gli alloggi pubblici”. Tra le proposte arrivate dai sindacati vi è quello di spostare e congelare di almeno tre mesi il pagamento del canone delle case pubbliche per coloro che sono rimasti senza lavoro o subiscono la decurtazione della retribuzione perché collocati in cassa integrazione o sospensione nel Fondo Solidarietà.

 

Si potrà procedere quindi successivamente, ratealmente, al recupero delle mensilità arretrate e delle spese condominiali, con lo stesso sistema già in uso abitualmente per queste ultime. Fondamentale sarebbe poi la costituzione di un Osservatorio delle Politiche Abitative con la partecipazione delle parti sociali che più che mai oggi avrebbe il compito di valutare e coordinare le varie iniziative messe in campo in tema casa. Per il comparto privato bisogna individuare misure di sostegno sia per gli inquilini sia per i proprietari disponibili a ridurre o sospendere il canone per situazioni di oggettiva e momentanea difficoltà.

 

Sul fronte degli inquilini la Provincia ed i Comuni potrebbero introdurre forme di sostegno dell’affitto mirate . “Magari – spiegano i sindacati - attraverso l’allargamento delle liste dei beneficiari dell’integrazione canone, peraltro ridotte solo nei mesi scorsi, e quindi recuperando facilmente tante famiglie che ne erano state escluse. Oppure aprendo alla riduzione dei carichi fiscali per i 'proprietari virtuosi', disponibili a trasformare i loro canoni di mercato in canoni concordati (30% in meno) e che possono in cambio godere di un trattamento fiscale meno pesante “. In alternativa, in caso di morosità incolpevole dell'inquilino, riconoscere al proprietario un credito d'imposta a copertura del mancato ricavo.
 

Per quanto riguarda, invece, il tema degli alloggi universitari. Cgil, Cisl e Uil sostengono pienamente l'iniziativa dell'Unione degli Universitari che hanno chiesto all’Opera Universitaria la sospensione del canone e della quota spese nel periodo di impossibilità di utilizzo dell’alloggio.

 

In merito agli studenti inquilini di alloggi privati, la proposta è di privilegiare, sulla scorta di quanto sta accadendo in tutto il territorio nazionale, gli accordi di rinegoziazione tra inquilino e proprietario. “ In caso di mancato accordo – spiegano i sindacati - e su richiesta dello studente, va data la possibilità di disdettare il contratto senza preavviso, con riconoscimento ai proprietari di un credito di imposta a copertura del mancato ricavo. Per poter agevolare questo tipo di soluzioni, si ritiene necessaria la stipula di accordi territoriali tra le organizzazioni sindacali di proprietari ed inquilini per la gestione delle sospensioni/rinegoziazioni dei canoni di locazione”. Infine al Comune di Trento e alle Comunità di valle si chiede di adottare il “fondo per la morosità incolpevole” che oggi sarebbe già di per sé la risposta al problema.

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