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Coronavirus, un focolaio nel carcere di Trento. Il presidente della Camera Penale: ''Nessuno ci dice quanti siano i contagi, manca trasparenza. E' preoccupante''

Fin dall'inizio dell'epidemia è mancata trasparenza sulla situazione dei contagi all'interno della casa circondariale trentina. Ora è arrivato l'allarme e l'avvocato Fedrizzi, presidente della Camera Penale di Trento chiede trasparenza sui dati: “Una settimana fa ci erano stati segnalati in via ufficiosa una ventina di contagi ma non sappiamo ora se sono anche di più, nessuno fornisce dati ufficiali”

Foto tratta da internet
Di Giuseppe Fin - 23 dicembre 2020 - 05:01

TRENTO. Cosa sta succedendo nel carcere di Trento a Spini di Gardolo durante questa pandemia? A questa domanda, purtroppo, è incredibilmente difficile dare una risposta. Ad oggi, infatti, non esiste un dato ufficiale fatto conoscere ai cittadini sul numero di contagiati presenti all'interno della casa circondariale. Dalla direzione del carcere e dal dipartimento salute della Provincia non sono mai arrivate informazioni.

 

Ma la cosa è ancora più incredibile perché a non conoscere la situazione è la sezione trentina dell'Unione delle Camere Penali Italiane, l'organizzazione che rappresenta gli avvocati che esercitano la professione nel campo del diritto penale italiano, che pur avendo chiesto dati più volte non hanno mai ottenuto risposta.

 

Quello che è certo, però, è che nel carcere di Trento c'è un focolaio di coronavirus. Una bomba da disinnescare. La notizia è stata fatta uscire da alcuni famigliari ma anche da alcuni avvocati. Dati certi sugli attuali positivi non ne arrivano ma nella struttura carceraria una settimana fa sarebbero stati una ventina i positivi e nemmeno il contact tracing sembra funzionare molto.

 

Chi vuole vederci chiaro è il presidente della Camera Penale di Trento, l'avvocato Filippo Fedrizzi. “Non si riescono ad avere notizie – ci dice – abbiamo chiesto alla direzione del carcere e anche al dipartimento della Salute provinciale di avere dati certi e concreti ma non è arrivato nulla. Pare veramente incredibile che non si riesca. L'unica informazione che viene fornita dal Ministero della Giustizia è un dato generale sull'evoluzione Covid nelle carceri italiane”.

 

Qui l'ultimo aggiornamento nazionale

Durante la prima ondata era stata fatta filtrare qualche informazione ma ora, però, dai canali istituzioni non arriva più nulla. “Una settimana fa ci erano stati segnalati una ventina di contagi ma non sappiamo ora se sono anche di più, nessuno fornisce dati ufficiali” ci dice Fedrizzi. Un aspetto, questo, molto preoccupante. “Lo è dal punto di vista del rapporto democratico tra cittadini e Stato – continua il presidente della Camera penale trentina - in una democrazia la trasparenza dovrebbe essere un valore assoluto. Incredibile che non si riesca avere dati così oggettivi”.

 

Vi è però un altro aspetto di fondamentale importanza. La mancanza di una comunicazione completa e trasparente porta ad un effetto contrario, rischia infatti di incrinare il rapporto con i cittadini. Il rischio è un calo nella fiducia nei confronti dello Stato e nel silenzio di una informazione completa proliferano esasperazioni. “Non dire chiaramente i dati – spiega l'avvocato Fedrizzi – è controproducente e alimenta la sfiducia. C'è una strategia comunicativa sbagliata”.

 

Non si sa quasi nulla nemmeno su quale sia il trattamento all'interno del carcere per i detenuti. “Gli avvocati – continua Fedrizzi – entrano in contatto stretto con i detenuti. Vanno a fare i colloqui e si intrattengono. Sappiamo che ci sono delle cautele dalla misurazione della temperatura alla distanza di sicurezza. Ma quello che vorremmo sapere è come viene disciplinato il trattamento dei detenuti tra di loro, dove vengono messi i positivi? Ogni quanto vengono fatti i tamponi?”. Tutte domande alle quali Provincia, Azienda sanitaria e carcere non hanno mai fornito risposta. 

 

Far conoscere quello che sta accadendo è importante anche per i detenuti che sono tutti in cella, le uniche informazioni che arrivano loro sono quelle dalla tv. Anche solo spiegare quale sia  la situazione, quali sono i veri numeri dei contagiati, basterebbe a tranquillizzarli un po'. Invece nulla, la situazione rimane confusa dentro e fuori. 

 

A preoccupare è anche l'aspetto del tracciamento. Alle Camere Penali, infatti, sarebbe arrivata più di una segnalazione da parte degli avvocati venuti a conoscenza della positività di un loro cliente direttamente dal detenuto. “Queste segnalazioni  – spiega il presidente Fedrizzi – ci hanno fatto allarmare. Oltre a chiedere dati certi, aggiornati su quanti sono i sintomatici e cosa stanno facendo per i detenuti, vorrei essere rassicurato su quali misure hanno adottato l'Azienda sanitaria e il carcere per garantire il tracciamento. Noi non ci siamo tirati indietro nell'andare in carcere per i colloqui ma vogliamo avere una comunicazione trasparente”.

 

La richiesta, da parte dell'avvocato Filippo Fedrizzi che è anche membro dell'Osservatorio carceri dell'Unione Camere Penali, è stata messa nero su bianco. “E' importante per tutti al fine di avere una gestione migliore dell'epidemia e per far nascere un rapporto di fiducia”.

 

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