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Emergenza Coronavirus, i timori per un futuro incerto spingono i sindacati dei trasporti a chiedere una ripartenza graduale: "Il blocco della rotaia danneggia lavoratori e utenti"

Il mondo dei trasporti è stato particolarmente colpito dalla drastica riduzione nella circolazione di mezzi su gomma e rotaia. Per la Trento-Bassano del Grappa e la Trento-Malè, i sindacati chiedono una graduale ripartenza. "Non si possono fare valutazioni solo economiche. Si dotino i lavoratori di Dpi e si ricominci gradualmente"

Pubblicato il - 07 April 2020 - 10:37

TRENTO. Dopo le riduzioni dei trasporti imposte ai servizi urbani ed extraurbani e il taglio del servizio ferroviario regionale al 30% della sua normale attività, dal mondo dei sindacati del settore arrivano richieste di ripartire al più presto. “E' tempo di ripartire in sicurezza, allungare ancora lo stop danneggia lavoratori e utenti – chiedono Stefano Montani (Filt Cgil), Massimo Mazzurana (Fit Cisl), Nicola Petrolli (Uiltrasporti) e Michele Givoli (Faisa Cisal)non si possono fare valutazioni solo economiche. Si dotino i lavoratori di Dpi e si ricominci gradualmente”.

 

Tanti sono i settori economici entrati in crisi a causa dell'emergenza Coronavirus, e tra questi il trasporto pubblico locale è sicuramente uno di loro. Lo stretto contatto tra lavoratori e utenza, infatti, ha spinto il governo ad intervenire per limitare al meno possibile ogni spostamento, assestando un colpo al comparto in virtù delle drastiche riduzioni nella circolazione dei mezzi.

 

Ma se la riduzione dei servizi attuata dalla Pat va certamente nella direzione di garantire sia la sicurezza dei lavoratori che quella dei trasportati, dall'altra le ricadute economiche pesano sulle tasche dei lavoratori, facendo risparmiare di contro risorse all'azienda che si occupa dei trasporti. “Se la prima motivazione ci convince – continuano i segretari – così non è per il blocco totale di alcuni settori come la linea ferroviaria della Trento Bassano di competenza di Trentino Trasporti o il quasi blocco della ferrovia Trento Malè. Uno stop forzato richiesto dalle organizzazioni sindacali per garantire la sicurezza in assenza dei dispositivi di protezione individuali, indispensabili se non si è in grado di rispettare la distanza di sicurezza di un metro tra lavoratore, ma che ad oggi, a distanza di 20 giorni (tempo più che sufficiente per reperire mascherine di protezione), può essere giustificato esclusivamente da scelte politiche che si ripercuotono negativamente sull'utenza e anche sui lavoratori, entrati nel fondo di solidarietà di settore a zero ore”.

 

E' pur vero che far viaggiare un treno semi vuoto è molto più costoso che far circolare un pullman, ma se la logica che guida la Pat ha come faro il risparmio, allora c'è da chiedersi se in futuro il rischio di ulteriori esternalizzazioni non diverrà realtà. In aggiunta i finanziamenti che la Pat gita a Trentino Trasporti per garantire i servizi di trasporto pubblico sul territorio sono riferiti ai chilometri percorsi nell'anno precedente. Se nel 2020 i chilometri subiranno un drastico calo a causa dell'emergenza sanitaria, le risorse stanziate per il 2021 (che si spera torni ai livelli pre-crisi) saranno riferiti ai chilometri percorsi nel 2020? Se si ragiona in soli termini economici, come si sta facendo ora, la risposta è sì. Quali saranno, allora, le ripercussioni sul servizio offerto e sugli occupati del settore? Minor qualità e turn over bloccato e meno stagionali assunti?”.

 

“Domande alle quali prima o poi bisognerà dare una risposta e sulle quali sarebbe opportuno ragionare per sapere cosa ci aspetta”, concludono. Al tempo del Coronavirus, l'incertezza sul presente influisce sempre più sull'incertezza del futuro.

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