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''I suoi amici tornano a disegnare e giocare insieme a scuola, ma mio figlio no perché i suoi genitori fanno lavori che non contano abbastanza''

Lettera di una mamma alle massime autorità provinciali per chiedere di smetterla con questa discriminazione che colpisce i bambini fino a ieri iscritti alle scuole dell'infanzia e oggi non ammessi per la professione che fanno i loro genitori. Intanto si è risolta positivamente una vicenda identica a Pergine. Ecco come è andata

Di Luca Pianesi - 24 giugno 2020 - 06:01

TRENTO. ''Mio figlio, ad ottobre 2019 ha iniziato l'asilo; a marzo si è interrotto per i motivi che conosciamo e ora a luglio i suoi amici ritorneranno a frequentare i compagni di scuola e le maestre, a disegnare a giocare insieme. Ma lui no perché in famiglia, sebbene lavoriamo entrambi a tempo pieno, non lavoriamo nel settore privato, nel settore sanitario, nella sicurezza, nella difesa e nel soccorso e tanto meno nell'istruzione, pertanto, evidentemente, non contiamo abbastanza''. A scrivere da San Giovanni di Fassa è una mamma (abbiamo cancellato i dati sensibili) che, come accaduto altre volte in queste settimane, si appella a tutti, dal presidente della Provincia Fugatti all'assessore Bisesti, dall'assessora Segnana ai giornali come il nostro perché venga sanata questa insopportabile discriminazione che si sta perpetrando tra bambini e genitori con la riapertura forzata delle scuole dell'infanzia voluta, forse un po' frettolosamente e senza aver ben chiaro cosa stava per succedere, dal governatore del Trentino.

 

E così esplode un nuovo caso dopo quello che vi avevamo raccontato qualche settimana fa (QUI ARTICOLO) che, fortunatamente, si è risolto positivamente ma solo dopo un atto formale, quello dell'avvocato Daniele Spena, che vista respinta la sua richiesta di far rientrare suo figlio alla scuola dell'infanzia Chimelli di Pergine aveva inviato una pec all'istituto per chiedere di ''annullare in autotutela - così si leggeva nel testo - per vizi di costituzionalità, il vostro provvedimento di data 10.6.2020, con il quale comunicavate agli odierni istanti il non accoglimento della richiesta del minore (...) di frequentazione delle ultime settimane dell'anno educativo 2019-2020 presso la scuola dell'infanzia Gb Chimelli''.

 

''Alla fine mi hanno comunicato due giorni dopo che si era liberato un posto - racconta a il Dolomiti l'avvocato - perché i bambini erano meno del previsto e quindi di fatto hanno 'annullato' il loro provvedimento precedente anche se io resto in attesa di una risposta ufficiale alla mia pec. Perché il problema, certamente, resta per tanti altri bambini e soprattutto non deve ripresentarsi a settembre. In quel caso sarebbe davvero gravissimo''. E come se non bastasse ci sono i ''posticipi'' già pagati dalle famiglie per il completamento dell'anno 2019/2020 (per molti terminato a marzo, come noto, senza il completamento del servizio).

 

Insomma la situazione si fa sempre più ingarbugliata. La mamma di San Giovanni di Fassa nella sua lettera, alla quale allega anche la foto del figlio in grembiule con scritto ''io sono stato escluso'', ricorda che la legge provinciale sulle scuole dell'infanzia specifica che tali istituti servono proprio a superare ogni tipo di discriminazione tra i bambini ''anche come armonica preparazione alla frequenza della scuola dell'obbligo''. ''La mia speranza - conclude - è che rivediate i criteri stilati per ammettere tutti i bambini indiscriminatamente alla scuola materna, eventualmente differenziando le giornate d'accesso, se non fosse possibile fare altrimenti''. 

 

 

 

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