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In Alto Adige da fine maggio via libera a strutture ricettive e impianti. In Veneto genitori al lavoro e bimbi nelle fattorie didattiche. Il Trentino è seduto ai tavoli

L'emergenza coronavirus mette in evidenza una conduzione quantomeno claudicante della situazione alle nostre latitudini. In Alto Adige la road map è pronta e il 25 maggio potrebbero aprire le strutture ricettive e gli impianti a fune. In Veneto c'è la proposta delle fattorie didattiche, mentre la Germania lavorerebbe a canali per gli spostamenti dei turisti

Foto di Dolomiti SuperSummer ©www.wisthaler.com
Di Luca Andreazza - 01 May 2020 - 18:02

TRENTO. Il 25 maggio c'è nero su bianco l'ipotesi di riaprire le strutture ricettive in Alto Adige, mentre Germania, Repubblica Ceca, Austria, Croazia e Slovenia lavorerebbero a canali turistici per agevolare gli spostamenti, Caorle pensa a sviluppare una colonnina da posizionare all'ingresso di stabilimenti balneari, negozi e strutture formata da tre dispositivi capaci di compiere in pochi secondi le azioni descritte garantendo che chi accede al luogo monitorato risponde alle esigenze di sicurezza richieste in questa difficile fase.

 

Il mondo si muove, prova a ripartire, delineare una road map mentre il Trentino sembra un perno immobile, lontano però da essere un centro gravitazionale al quale si guarda come esempio. L'emergenza coronavirus mette in evidenza una conduzione quantomeno claudicante della situazione alle nostre latitudini. Si cerca, spesso e volentieri di scaricare la responsabilità su Roma, più per coprire forse un'assenza in casa nostra. Dopo il primo ddl del 19 marzo era stato annunciato in tempi brevi un secondo provvedimento (Qui articolo), arrivato sul tavolo ma dopo oltre un mese e un iter che porterà all'approvazione in linea teorica entro domenica 10 maggio, ci sono voluti praticamente 60 giorni. 

 

In Trentino siamo ai 14 tavoli di confronto, mentre 48 ore si è tenuta una video-conferenza con oltre cento persone tra sindaci, assessori, consiglieri comunali e rappresentanti delle Comunità di valle. Un importante aggiornamento sulla situazione, indubbiamente, ma dai risultati piuttosto incerti: una call più trafficata del raccordo anulare a Roma in tempi antecedenti al coronavirus. Un appuntamento per spiegare le azioni intraprese con Trentino Marketing, praticamente quanto delineato già un mese fa circa.

 

Qui si parla, il quadro sul territorio provinciale in termini di contagio non è facile ma si deve prevedere una riapertura graduale, un ritorno alla "vita normale". Se i contorni del piano sanitario non sempre sono chiari (oltre il momento contingente, in caso di recrudescenza quale sarà il comportamento della Provincia?), altrettanto si può dire di quello per ripartire. A fronte dei proclami e il "via libera ai cantieri all'aperto" (ormai una bandiera), il resto resta sul vago. Forse in attesa di vedere quel che decidono i nostri vicini per poi arrivare a traino. 

 

In Alto Adige si gioca sul filo della rottura con la Capitale. Dopo il Dpcm del premier Giuseppe Conte sulla fase 2 il presidente Arno Kompatscher, forte del sostegno compatto dell'Svp, prima si è mostrato innervosito per le disposizioni caute, quindi ha alzato il livello per spingere su un proprio percorso di riaperture: "E' stata appena approvata all'unanimità la proposta del presidente del partito Philipp Achammer e del presidente della Provincia Arno Kompatscher di introdurre una legge provinciale per l'elaborazione della fase 2".

 

Era la sera di lunedì 27 aprile, tempo 48 ore circa, ecco sul tavolo il piano. Entrata in vigore presumibilmente dall'8 maggio e via libera alle attività commerciali e produttive nei settori industria e artigianato. L'11 maggio riaprono i servizi alla persona e tra gli altri parrucchieri, estetisti e barbieri, ristoranti e bar. Non solo, questa data viene cerchiata in rosso anche dalle attività culturali, compresi musei e biblioteche.

 

Il 25 maggio è invece la data fissata per la riapertura delle strutture ricettive turistiche presenti sul territorio provinciale e per gli impianti a fune, quindi la val Senales e alcune seggiovie a servizio delle passeggiate in giro per l'Alto Adige potrebbero già partire, mentre il Dolomiti  superski per la parte altoatesina si prepara a aprire i battenti a giugno.

 

Il disegno di legge deve ora passare al vaglio del consiglio provinciale e nella proposta è prevista anche l’istituzione di una commissione di esperti per effettuare un monitoraggio costante dell’andamento della curva del contagio e, in caso di ripresa della diffusione di Covid-19, parte il confronto con il presidente della Provincia per l’adozione di tempestivi provvedimenti.

 

Anche il Veneto si organizza, già da diverse settimane il presidente Luca Zaia ha in mano una road map, mentre i territori si attrezzano. A Caorle si sviluppano sistemi di sicurezza per l'accesso alla strutture turistiche (Qui articolo), mentre per andare in soccorso ai genitori con figli che rientrano a lavorare durante la Fase 2 si punta anche sulle fattorie didattiche in assenza dei centri estivi e scuole chiuse.

 

L'idea arriva da Donne impresa Coldiretti di Verona e si intende emanare nuovi ordinanze per permettere attività all'aperto, nei cortili e sull'aia, senza dimenticare tutte le prescrizioni e precauzioni in materia sicurezza. 

 

La Germania ha già attivato i corridoi per far arrivare la manodopera nella campagna teutonica (Qui articolo), ora lavorerebbe a quelli per il turismo. Nazioni di prossimità (spostamenti più facili con il mezzo privato) e dati epidemiologici contenuti per Repubblica Ceca, Croazia, Slovenia e Ungheria rispetto a Spagna, Italia e Francia. Non solo per quanto riguarda i termini assoluti. A spingere verso la creazione del corridoio ci sarebbero anche i tour operator tedeschi, che temono una perdita del fatturato del 60%.

 

A riportarlo la Bild, mentre anche il ministro del turismo croato dopo un vertice all'Unione europea avrebbe confermato che è stata discussa la possibilità di istituire questi corridoi, anche se non si esclude la riapertura delle frontiere per la libera circolazione dei turisti. In Italia non si muoverebbe nulla, forse si sarebbe potuto operare un maggior presidio istituzionale per andare in pressing e preparare alcune exit-strategy.

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