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L'hotel è bloccato per la frana e Fugatti (anche in visita) promette soluzioni da mesi. Il sindaco: "Ma dipende da lui, il cantiere è provinciale"

La Pat scarica il barile sulle amministrazioni locali ma il cantiere è provinciale, Betta: “Fino a quando la Provincia non metterà in sicurezza la zona noi abbiamo le mani legate”. Il proprietario del Baia Azzurra: “Questa incertezza mette a repentaglio anche le entrate, spesso uniche, delle famiglie dei nostri collaboratori”

Di Tiziano Grottolo - 07 giugno 2020 - 06:04

ARCO. Prima la frana che è piombata sulla ciclabile poi il lockdown dovuto al coronavirus non c’è pace per Simone Nodari titolare dell’Hotel Baia Azzurra che da novembre 2019 è costretto a tenere chiusa la propria attività. Lo scorso 19 novembre infatti enormi massi si staccarono dal Monte Brione che sovrasta ciclabile e Hotel tanto che venne chiusa al transito anche la strada statale 240. Nel giro di una settimana Pat e amministrazioni locali si attivarono per mettere definitivamente in sicurezza la parete avviando i lavori di manutenzione. Da quell’annuncio i tempi si sono notevolmente allungati, oltre la chiusura intermittente di ciclabile e lungolago è stata disposta anche la chiusura dell’Hotel Baia Azzurra, nel mezzo c’è stato da un lato il lockdown (che ha rallentato i lavori) ma pure un’altra frana che travolse lo stesso cantiere per la messa in sicurezza del Monte Brione.

 

“Non volgiamo criticare ma far sentire la nostra voce – afferma Simone Nodari titolare dell’Hotel Baia Azzurra – attualmente la mia attività è chiusa ma non abbiamo nemmeno nessuna certezza sulla riapertura”. Con l’allentamento delle misure restrittive e la fine del lockdown, seppur lentamente, la stagione delle varie attività sta ripartendo ma al Baia Azzurra (a differenza degli altri) regna l’incertezza: “Mentre le altre attività hanno una prospettiva certa, noi continuiamo a non avere una data per la riapertura”, osserva Nodari che poi aggiunge: “In sostanza non sappiamo quando riapriremo e ciò implica che anche i nostri collaboratori non hanno certezza del proprio lavoro”.

 

Tra dicembre e marzo sono stati fatti una serie di sopralluoghi dove si evidenziava la necessità di procedere spediti con la messa in sicurezza dell’area: “A fine gennaio 2020 – ricorda il titolare della Baia Azzurra – ho avuto un incontro con il Presidente Fugatti il quale mi garantì che i lavori di ripristino e messa in sicurezza sarebbero partiti a breve, mentre il 31 marzo 2020 mi veniva notificata l’occupazione per forza maggiore, del terreno di proprietà dell’Hotel per un periodo di due mesi e l’inizio dei lavori, subito bloccati dal secondo evento franoso di aprile. Da allora, nessuna comunicazione è più pervenuta”.

 

Pochi giorni fa, il 3 giugno, Fugatti è tornato alle pendici del Monte Brione: “Anche in quest’occasione ho ricevuto tante belle parole e pure la promessa che mi sarebbe stata comunicata una data per la riapertura ma ad oggi non ho ancora ricevuto una comunicazione”. Una circostanza però che non fa altro che aggiungere difficoltà a una stagione già compromessa dal lockdown: “Questa situazione di incertezza e di abbandono a noi stessi, è incompatibile con la gestione di una attività turistica”.

 

Uno stop forzato che ha gravi ricadute economiche per l’attività che deve farsi in quattro per gestire le prenotazioni che stanno incominciando ad arrivare: “Non ci sono solo le conseguenze negative per l’Hotel ma questa incertezza mette a repentaglio le entrate, spesso uniche, delle famiglie dei nostri collaboratori, senza calcolare le perdite relative all'indotto”. La volontà di riaprire c’è quel che manca è una risposta delle istituzioni, ma anche qui la questione è complessa: da un lato spetta al comune di Arco dare il via libera per la riapertura dell’attività, ma contrariamente a quello che si potrebbe essere portati a pensare, i lavori e il cantiere sono di competenza provinciale, ergo senza il nulla osta dei tecnici della Pat l’amministrazione arcense non può intervenire.

 

“Il comune ha le mani legate – sottolinea il sindaco Alessandro Betta – noi stiamo aspettando che la Provincia concluda le opere di messa in sicurezza, è la Pat che deve eventualmente comunicarci che l’area è di nuovo sicura, inutile cercare di addossarci responsabilità che non sono nostre”. Fino a quando i lavori non saranno ultimati e la Provincia non dirà che ci sono le condizioni tutto rimarrà bloccato.  Il sindaco non lo dice, ma la sensazione è che per l’ennesima volta (come per l’apertura degli asili) dalla Provincia siano arrivate le promesse, salvo poi scaricare il barile sulle amministrazioni locali.

 

Nel frattempo i lavori di messa in sicurezza sono ripartiti ma dal Baia Azzurra aspettano ancora delle risposte sulla possibile riapertura: “Da parte nostra abbiamo garantito l’impegno per riaprire in tutta sicurezza e lo abbiamo manifestato in tutti modi – conclude Nodari – ora però le istituzioni devono fare la loro parte comunicandoci una data certa sulla fine dei lavori e su quando potremo riaprire, quest’attività è responsabile non solo verso i nostri dipendenti e le loro famiglie, ma anche verso tutti i clienti molto dei quali sono nostri ospiti da molto tempo”.

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