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Maltempo, nel Bellunese è ora di bilanci. Il presidente Padrin: “Frane, paesi isolati, precipitazioni da record. Tanti danni, ma la mancanza di fondi ne fa di più”

Il presidente della provincia di Belluno Roberto Padrin tira le somme dei vasti danni provocati dal maltempo abbattuto sul territorio provinciale. "I danni ci sono e sono frutto di un evento meteo ancora eccezionale. Ma non possiamo attribuire ogni colpa al clima. Non sarebbe corretto. Il problema parte da una 'coperta troppo corta'. E' ora di creare un fondo per aree come la nostra"

Di Davide Leveghi - 09 dicembre 2020 - 19:09

BELLUNO. Quando la tempesta (questa volta in senso letterale) sembra essere passata, nel Bellunese scatta l'ora di tirare un bilancio. Il maltempo che negli ultimi giorni ha duramente colpito il territorio provinciale ha certamente inferto dei colpi durissimi, con intere zone rimaste isolate a causa di frane o abbondanti nevicate, residenti evacuati per rischiose situazioni di dissesto idrogeologico e livelli di precipitazioni da record – l'assessore regionale Gianpaolo Bottacin aveva non a caso dichiarato: “E' caduta più acqua che nell'alluvione del 1966”.

 

A ragionare sui danni provocati e a cui mettere mano è il presidente della provincia Roberto Padrin, che oltre a analizzare la difficile situazione vissuta in provincia in questi turbolenti giorni, lancia per l'ennesima volta un grido d'aiuto sulla “coperta corta” delle casse provinciali. “Il maltempo provoca danni, ma la coperta corta ne fa di più – scrive in una nota – l'ennesima ondata di maltempo si sta concludendo. Adesso comincerà la conta dei danni. E sarà lunga, difficili, con numeri inimmaginabili. Tutto il territorio provinciale è stato pesantemente colpito”.

 


 

Con dei disagi creati in quota dai metri di neve accumulati (QUI la storia del gestore di Malga Rin Bianco, rimasto isolato sopra Misurina per 4 giorni prima di essere soccorso con il gatto delle nevi. QUI altre persone rimaste bloccate)e le vie di comunicazione interrotte da esondazioni (QUI l'articolo) e frane (QUI l'articolo), il Bellunese ha rivissuto l'incubo di Vaia. “L'immagine simbolo di questi giorni credo sia l'evacuazione della casa di riposo di Puos d'Alpago, allagata insieme al resto del paese”, prosegue.

 

Dopo la tempesta Vaia speravamo di non dover più vedere immagini di distruzione e danni. Invece il nostro territorio è costretto ancora una volta a dover affrontare giorni difficili. A una prima stima provvisoria risultano esserci oltre 100 frane ed episodi diffusi di dissesto idrogeologico. Diverse strade sono state interessate da rotture e smottamenti, su tutte quella che collega Longarone alla Val di Zoldo. Ma sono tante le aree della provincia rimaste isolate dal punto di vista elettrico e telefonico - alcune per poche ore, altre per più tempo - e tante quelle difficili da raggiungere. Neve più che abbondante e precipitazioni quasi da record hanno messo a nudo tutte le fragilità della nostra terra. I danni ci sono e sono frutto di un evento meteo ancora eccezionale. Ma non possiamo attribuire ogni colpa al clima. Non sarebbe corretto”.

 


 

Il problema, prosegue Padrin, partirebbe da molto più lontano, da una “coperta corta” che non permette di spendere i fondi necessari per la messa in sicurezza dei territori e la prevenzione dei disastri. Una “coperta” che, “comunque la si tiri, si rimane al freddo. Le risorse sono corte, quelle economiche e quelle di personale – riprende il presidente della provincia – un solo esempio: fino al 2012 la Provincia riceveva dallo Stato 15 milioni di euro l’anno per la gestione della viabilità; poi quei trasferimenti sono stati via via diminuiti, fino ad azzerarsi completamente nel 2014, in concomitanza con la legge Delrio. Le spese per piano neve e manutenzione ordinaria però sono rimaste e dobbiamo fare di necessità virtù, attraverso risorse prese da altri capitoli. In pratica, tirando sempre di più la coperta. Ma qualcosa inevitabilmente rimane scoperto. Una volta tocca alla viabilità, una volta alla difesa del suolo, un’altra alla scuola, un’altra ancora alla cultura e allo sport. Lo stesso vediamo nel personale”.

 

È la coperta corta che crea danni incalcolabili al nostro territorio. Come li crea e continuerà a crearli inevitabilmente a tutta la montagna, a meno che non si intervenga. Per questo crediamo sia arrivato il momento di avere leggi speciali per i territori come il nostro. Adesso o mai più. Serve un fondo per la montagna, strutturale e finanziato. Serve dotazione di personale. Bisogna ripristinare le vecchie Province, con capacità di manovra, e con una semplificazione vera e reale, che consenta di agire celermente per le manutenzioni del territorio, e che permetta la filiera corta nel dialogo istituzionale con gli enti di riferimento per i servizi (Enel, Terna, Telecom...). Insomma, serve una pianificazione per queste aree del Paese, splendide ma difficili”, conclude.

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