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"Pazzo per il Sud": blitz degli Schützen sui cartelli provinciali nel giorno della Repubblica. Urzì: "Vilipendio alla Nazione"

Nel giorno della festa della Repubblica non poteva mancare la consueta polemica etnica alimentata dall'associazione focloristica sudtirolese, che per l'occasione ha tappezzato i cartelli ai margini della provincia di adesivi dal doppio polemico significato, contro l'ingiustizia storica subita nel 1918 e contro la gestione di Roma dell'emergenza Coronavirus. La reazione della destra italiana non è tardata ad arrivare

Di Davide Leveghi - 02 giugno 2020 - 12:50

BOLZANO. Ci risiamo; niente di nuovo sul fronte altoatesino/sudtirolese si potrebbe dire mutuando un fortunato libro sulla Grande Guerra. In uno dei giorni più importanti della vita civile dell'Italia repubblicana, infatti, non poteva certo mancare l'iniziativa degli Schützen sudtirolesi, che in un blitz notturno hanno attaccato lungo i confini provinciali un adesivo con la scritta #verrücktnachsüden, giocando con le parole e denunciando per l'ennesima volta l'ingiustizia subita nel 1918 dalla popolazione di lingua tedesca.

 

La scritta, che significa “Pazzo per il sud” ma anche “Spostato a sud”, è stata posizionata su 25 fra passi e strade e si riferisce pertanto non solo alla consueta protesta dei cappelli piumati contro l'appartenenza nazionale dell'Alto Adige, ma anche alla gestione tenuta da Roma nei confronti dell'emergenza Coronavirus, giudicata “folle” da parte dell'associazione folcloristica sudtirolese.

 

Gli ultimi tre mesi hanno aperto gli occhi anche a chi era indeciso – ha commentato il comandante dello Schützenbund Jürgen Wirth Anderlan – restrizioni più severe, caos e più vittime che in altri Stati. L'Italia non va bene per l'Alto Adige, l'Italia è senza dubbio un danno per tutte le persone che vivono nel Paese”.

 

Non è la prima volta in quest'ultimo periodo di emergenza che dalle valli altoatesine si alza la voce dei più oltranzisti. Era l'inizio di maggio quando in diversi punti della provincia facevano la loro comparsa scritte inneggianti all'andarsene da Roma, aquile e slogan indipendentisti, mentre settimana scorsa il cippo di confine del Brennero veniva imbrattato e la bandiera rubata. Questa volta, però, è proprio direttamente dallo Schützenbund che proviene l'iniziativa, non nuova, di “colpire” la cartellonistica stradale – si vedano i blitz sulla toponomastica dell'estate 2019.

 

2 giugno vilipeso dagli Schützen, dov'è la condanna delle istituzioni locali?”, ha scritto su facebook il coordinatore regionale di Fratelli d'Italia e consigliere di Alto Adige nel cuore Alessandro Urzì, impegnato nel frattempo a Trento in una manifestazione pubblica del centrodestra trentino e altoatesino. “La misura è colma e l'ultima provocazione degli Schützen che offende l'Italia intera deve trovare una immediata condanna da parte di tutte le forze politiche, altro che occhiolini ammiccanti come fatto nei giorni scorsi dal presidente Kompatscher nei riguardi dei secessionisti per dare più forza alla sua trattativa con Roma sulle finanze locali”.

 

Il riferimento di Urzì va alle dichiarazioni mezzo stampa del presidente Arno Kompatscher, in cui giustificava il ricorso alle proteste per sostenere la necessità dell'Alto Adige di sganciarsi dall'approccio centralista di Roma. “I secessionisti vanno isolati – continua – devono essere sospese tutte le forme di finanziamento ad una organizzazione che è foriera esclusivamente di tensioni e provocazioni antitaliane. L'ultima iniziativa offende nel cuore l'Italia e chi la ama, definito come un pazzo per questo. Cosa si aspetta ancora?”.

 

Tolleranza e benevolenza verso questi personaggi squallidi e senza moralità civica impongono una giusta reazione della società civile, non silenzi complici se non addirittura connivenza come sembra esserci in alcuni albiti anche della politica locale. O va bene che si possa impunemente insultare l'Italia e chi la ama? Il giorno della festa della Repubblica – conclude – non è stato individuato a caso per la volgare messa in scena dei cappelli piumati. Proprio la scelta di questa data può fare parlare di vilipendio della Nazione”.

 

Anche nella giornata dedicata alla Repubblica, dunque, si è assistito all'ormai tradizionale canovaccio della polemica etnica (su cui avevamo scritto già in occasione della polemica sull'emendamento di Süd-Tiroler Freheit per la cancellazione del nome “Alto Adige” dalla legge che regola i rapporti tra Bolzano e Bruxelles). Alla provocazione della destra tedesca, la destra italiana reagisce con vigore. E la Provincia, da sempre nelle saldi mani del partito “unico ed etnico”? Tace. Il calderone del secessionismo va tenuto a fuoco lento ed è bene non farlo andare in ebollizione. Insomma, niente di nuovo sul fronte altoatesino.

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