Quale futuro per le montagne? Estate di code, di turismo di massa e di caccia ai grandi carnivori. Anche a Molveno auto fin dentro il Parco degli orsi
Mentre la politica provinciale grida che orsi e lupi sono troppi permette che montagne e vallate siano prese d'assalto da frotte di turisti lasciando alle amministrazioni comunali il compito di arrangiarsi e di gestire le situazioni e nonostante una delle estati con più gente di sempre anche nel cuore del Parco naturale Adamello Brenta gli incontri con questi animali sono stati sporadici e le aggressioni, fortunatamente, pochissime. A Molveno il sindaco racconta del boom di automobilisti e delle difficoltà a gestire la situazione e invita a cominciare a riflettere per il prossimo anno. Ma è chiaro che serve un progetto a lungo termine. Ecco perché

MOLVENO. Assalto alla montagna, auto parcheggiate dentro il parco naturale, Mercedes posteggiate tra gli alberi per raggiungere più rapidamente i luoghi più frequentati e poi tanti, troppi turisti. In molti casi i mezzi sono stati trovati anche nel Parco Naturale Adamello Brenta (si vedano le foto qui sotto), quello degli orsi, per intenderci, quello che nel suo simbolo ha un plantigrado, quello dove l'attenzione dovrebbe essere sempre massima, dove l'uomo dovrebbe entrare in punta di piedi.
Questa estate così non è stato praticamente da nessuna parte: a Pinzolo le forze dell'ordine hanno calcolato una media di 1.500 veicoli in più al giorno in transito, in Val di Fassa si sono verificate code per gli impianti di risalita da ''prima'' cinematografica a Hollywood, per le Tre Cime di Lavaredo le file di macchine cominciavano chilometri prima del casello che porta al parcheggio.
Per non parlare del Lago di Braies o delle Alpi di Siusi.
E ancora la Val di Rabbi e le Dolomiti bellunesi. L'assalto a questi luoghi è avvenuto dopo un lockdown che per alcuni mesi ha permesso ad animali e natura di riprendersi i loro spazi, tornare a circolare senza il rischio di incontrare esseri umani, auto o carovane di turisti. E così, forse, in parte, si sono anche disabituati alla presenza del più pericoloso essere vivente del pianeta. Ciò nonostante, tolte le due aggressioni, fortunatamente non letali, avvenute una sul Peller e una questo sabato ad Andalo, i grandi carnivori hanno girato ben al largo dalle frotte di persone che si sono riversate in queste settimane proprio nei luoghi dove chi guida la provincia dice che siano troppi.
Un vero controsenso amministrativo e politico: Fugatti e Zanotelli ritengono questi animali pericolosi e in numero eccessivo eppure hanno premesso a migliaia di persone di ammassarsi nei luoghi da loro frequentati senza nessuna precauzione o prevenzione.

Anche a Molveno, paesino famoso per il lago tra i più belli d'Europa e situato a pochi chilometri da Andalo, agosto è stato un mese da tutto esaurito.

Abbiamo chiesto al sindaco di Molveno Luigi Nicolussi la situazione e ci ha spiegato che fino al 3 agosto la situazione era in linea con le previsioni, poi l'afflusso è aumentato enormemente. Quello dei parcheggi è storicamente un problema di Molveno soprattutto legato ai weekend ma in queste settimane è diventato una costante anche negli altri giorni della settimana e soprattutto a cavallo di Ferragosto la situazione si è fatta critica. Nicolussi, poi, ha raccontato che era stata fatta richiesta alla Provincia di poter mettere dei tornelli per contingentare gli accessi alle spiagge del lago ed evitare eccessivi assembramenti, proposta respinta dalla Pat.

L'accesso al parcheggio del lago, comunque, è stato regolato: una volta raggiunte le 5.000 macchine viene chiusa la strada di accesso anche per ragioni legate al contenimento dell'epidemia da coronavirus. ''Purtroppo per quanto riguarda sentieri e strade forestali ci sono tanti furbetti - ha aggiunto il sindaco - che parcheggiano così come viene. Per esempio sulla strada vecchia per San Lorenzo Dorsino spesso ci sono diverse macchine ma la situazione non è di facile gestione perché quella strada poi cambia competenza comunale. I nostri agenti della polizia locale presidiano il territorio ma anche se ne abbiamo preso uno in più restano operativi, comunque, tre o quattro agenti con moltissimi compiti. Si pensa semplicemente a quando dobbiamo chiudere l'accesso per il parcheggio e gestire la viabilità della strada principale, è chiaro che in quei casi non possiamo essere contemporaneamente altrove in forza''.
La coperta è corta e sarebbe, certamente, servita una gestione provinciale di questi flussi turistici anche per garantire il rispetto della natura e delle norme anti Covid. Tutto, invece, è stato lasciato al caso, alla responsabilità delle singole amministrazioni comunali con ovvie ripercussioni su entrambi i fronti. ''Per il prossimo anno servirà un'attenta riflessione - ha concluso il sindaco Nicolussi - per evitare che si ripetano certi disagi e disservizi''. Ma la riflessione deve cominciare ad andare un po' più in là del prossimo anno. Si deve davvero cominciare a riflettere su quale sarà il futuro del Trentino (e non solo del Trentino) e delle sue montagne nei decenni a venire. Quanto visto questa estate deve suonare da campanello d'allarme: non si può essere un territorio incontaminato e straordinario dal punto di vista naturalistico e al tempo stesso pensare che debba essere ancora una volta la natura a fare l'ennesimo, ferale, passo indietro per lasciare spazio a un'invasione di massa.













