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Tassi di letalità molto alti per la fasce d'età più anziane e catena di trasmissione impossibile da ricostruire. E' questo il quadro dell'ultimo bollettino dell'Istituto Superiore di Sanità

L'Istituto Superiore di Sanità ha presentato nel suo ultimo bollettino, datato al 9 marzo, un quadro in cui si notano le curve di crescita del contagio. I dati sulla distribuzione per fasce d'età registra poi una situazione ribadita da più parti: le categorie più a rischio sono quelle più anziane

Di Davide Leveghi - 11 marzo 2020 - 13:50

TRENTO. Tutti i casi di Sars-Cov2 registrati in Italia – ad eccezione di 4 – sono avvenuti in Italia. A sostenerlo è l'ultimo bollettino dell'Istituto Superiore di Sanità, uscito nel pomeriggio di lunedì 9 marzo e dunque basato sulla situazione in cui si trovava il Paese all'altezza di quella data. E mentre la curva dei contagi aumenta, così come il numero di vittime e di pazienti guariti, dalla lettura dei dati risulta possibile farsi un quadro un pochino più chiaro della situazione.

 

Come detto, l'origine dell'infezione pare essere autoctona. Al di là dei primi tre segnalati in Lazio, verosimilmente infettati in Cina, e di un cittadino iraniano contagiatosi probabilmente nel proprio Paese, tutti gli altri, numerosi, casi risalgono, secondo l'indagine epidemiologica condotta dal principale organo tecnico-scientifico della sanità italiana, ad un focolaio nostrano. Sulla catena di trasmissione, però, non risulta possibile una ricostruzione che spazzi via ogni dubbio.

 

Di certo la maggior parte dei casi segnalati nei confini nazionali, spiega l'Iss, riportano un collegamento epidemiologico con gli altri diagnosticati in Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto, non a caso le zone più colpite dall’epidemia. Discorso analogo in alcune province delle Marche, mentre nel resto delle regioni i casi sono più sporadici, o comunque riconducibili a catene di trasmissione molte limitate, in una situazione complessiva in continua evoluzione.

 

Per rendere più chiaro il quadro della situazione nel Paese, l'Iss ha pubblicato una serie di grafici, precisando come i dati utilizzati siano limitati dalle difficoltà delle regioni di aggiornare costantemente i resoconti. Il tutto in una fotografia che restituisce la realtà alle ore 10 del 9 marzo 2020, limite temporale da cui sono stati estratte le informazioni – i casi erano in quel momento 8342 con 357 decessi, mentre l'ultimo aggiornamento (fonte Ministero della Salute), relativo al 10 marzo alle ore 18.20, segnava 10149 casi totali, con 5038 ricoverati con sintomi, 877 pazienti in terapia intensiva, 2559 in isolamento domiciliare, 8514 attualmente positivi, 1004 dimessi/guariti e 631 vittime.

 

Nella figura 1, nello specifico, si mostra l'andamento dei casi diagnosticati per data di prelievo/diagnosi, disponibile per 7812 casi su 8342. Particolare crescita è rilevata nell'andamento delle nuove diagnosi dal 20 febbraio al 7 marzo. Nella figura 2, invece, si vede la distribuzione dei casi per data inizio dei sintomi, con i primi casi sintomatici che risalgono alla fine di gennaio.

 

 

Nella tabella 1 è riportata la distribuzione dei casi e dei decessi per fasce d'età decennali. La percentuale di letalità, come visibile, cresce notevolmente nella fascia d'età superiore agli 80 anni, mentre le percentuali di deceduti nella fascia 60-69 superano il 10% e il 30% in quella 70-79. Al di sotto di queste fasce il tasso di letalità crolla, con una sola vittima nella fascia 40-49 e 3 in quella 50-59. I dati, è bene ribadirlo, fanno comunque riferimento alla situazione alla mattina del 9 marzo, in un quadro che si evolve continuamente.

 

 

Nell'ultimo grafico, infine, si mostra la distribuzione dei casi segnalati per Regione per stato di ricovero, isolamento ed esito.

 


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