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Bolzano, dietrofront sull'apertura degli impianti. Tra chiusura dei confini e "pericolo ristori" non ne vale la pena

La Provincia di Bolzano torna sui suoi passi riguardo la decisione di riaprire le piste ai soli residenti. Spaventa il possibile "no ai ristori" del governo in caso di apertura. L'esempio della Valle d'Aosta inoltre incentiva a non seguire una strada destinata a fallire fin dal principio

Di Mattia Sartori - 15 gennaio 2021 - 10:55

BOLZANO. Impianti aperti dal 18 gennaio”, aveva annunciato la Provincia di Bolzano qualche giorno fa (Qui articolo). Il presidente Kompatscher aveva infatti dichiarato di voler firmare un’ordinanza, sula falsa riga di quella della Valle d’Aosta, per permettere la riapertura delle piste esclusivamente ai residenti. Stamattina è però arrivato il deciso dietrofront: gli impianti rimarranno chiusi.

 

Sorge spontanea la domanda: se fino a due giorni fa l’assessore al turismo Schuler era più che sicuro della riapertura, cosa ha portato a questa improvvisa inversione di marcia? La risposta sembra celarsi nelle regole previste dal governo per la gestione della prossima fase. La speranza dell’Alto Adige era infatti di riuscire a sfruttare i turisti anche da fuori regione, speranza che è stata completamente troncata dal sistema a zone che entrerà in vigore questo fine settimana. Qualsiasi sia il colore che verrà assegnato alla Provincia di Bolzano gli spostamenti fra regioni non saranno permessi, diminuendo quindi enormemente le potenzialità di una riapertura.

 

Spaventa anche il “pericolo ristori”, ovvero cosa succederebbe se l’Alto Adige decidesse di muoversi per conto proprio: verrebbero negati gli aiuti agli esercenti? È sicuramente un pericolo reale e uno che la Provincia non vuole esplorare.

 

Da non sottovalutare anche l’esperienza della Valle d’Aosta. Era stata infatti varata una legge regionale “anti-Dpcm”, che prevedeva la riapertura di alcune attività (Qui articolo). La legge è stata però sospesa dalla Corte Costituzionale nella giornata di ieri, 14 gennaio, con effetto immediato, in quanto avrebbe aumentato il rischio di diffusione del contagio (Approfondimento).

 

L’ordinanza che avrebbe permesso all’Alto Adige di riaprire gli impianti sarebbe stata simile alla legge varata dalla Valle d’Aosta e la sentenza di ieri ha probabilmente dissuaso la Provincia di Bolzano dall’intraprendere una strada già destinata a fallire.

 

Tutti questi fattori hanno portato Bolzano a fare un passo indietro, preferendo attendere un momento migliore per la riapertura, che rimane comunque dubbia. Tutti i cambiamenti di rotta a cui si assiste negli ultimi giorni non sembrano infatti favorire una situazione abbastanza stabile e sicura da permettere il ritorno del turismo invernale.

 

Il dietrofront di Bolzano è sicuramente un duro colpo anche per il Trentino. L’assessore al turismo Failoni aveva infatti annunciato nei giorni scorsi che la Pat fosse pronta a seguire i passi dei cugini altoatesini, riaprendo gli impianti ai residenti. Il Presidente Fugatti ha però messo in dubbio questa proposta, quando nella conferenza stampa di ieri ha dichiarato di voler vedere quale sarà la colorazione del Trentino prima di prendere una decisione definitiva riguardo agli impianti, chiedendo al governo di poter riaprire in caso di zona gialla. Una richiesta in realtà inutile perché dalle ultime notizie tutto rimarrà chiuso almeno fino al 15 febbraio

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