Contagio in Rsa, l'ex presidente di Upipa Parolari: “Fuori i non vaccinati dalle case di riposo, sono una bomba ad orologeria”
Ogni rischio ulteriore, sottolinea Parolari: “Rispetto al livello minimo che garantisce la vaccinazione completa è inaccettabile, ne va del nostro sistema di accoglienza e della salute, anche psicologica, dei nostri anziani”

TRENTO. Dopo la notizia di una nuova positività riscontrata in un operatore sanitario all'interno dell'Apsp di Brentonico, che ha già dato il via alla procedura di controllo per un centinaio di ospiti (Qui Articolo), l'ex presidente di Upipa e presidente dell'Apsp 'Opera Romani' di Nomi Francesca Parolari lancia un appello: “Fuori i non vaccinati dalle Rsa, sono una bomba ad orologeria”.
“A prescindere da quest'ultimo caso – spiega l'ex presidente di Upipa – che riguarda un lavoratore vaccinato solo parzialmente, il rischio principale è per gli operatori che scelgono di non vaccinarsi: sono una bomba ad orologeria”. Dopo la notizia della positività a Brentonico, la presidente di Upipa Michela Chiogna ha ribadito come l'importante sia: “Continuare sempre a mantenere un grande impegno nelle misure anti-contagio, il rispetto delle norme di igiene e l’uso dei dispositivi dove è previsto”, invitando tutte le parti coinvolte alla responsabilità. Dai dati raccolti da Upipa, ad oggi il personale delle strutture che non risulta essere vaccinato è pari al 10 – 12% (Qui Articolo).
“Con le varianti più infettive – continua Parolari – e con diversi ospiti che per varie ragioni non possono ricevere una completa copertura vaccinale, il rischio è grandissimo e non possiamo correrlo: l'unica cosa da fare è procedere subito e con urgenza con l'applicazione della legge nazionale che prevede si possa arrivare alla sospensione dal servizio del personale non vaccinato che lavora in Rsa”.
Procrastinare questa applicazione, secondo la presidente dell'Apsp di Nomi, sarebbe una decisione “ingiustificata e grave”, perché metterebbe in grandissimo pericolo il “fragile equilibrio raggiunto nelle nostre strutture dopo un periodo difficilissimo. Ogni rischio ulteriore – sottolinea Parolari – rispetto al livello minimo che garantisce la vaccinazione completa è inaccettabile, ne va del nostro sistema di accoglienza e della salute, anche psicologica, dei nostri anziani”.
Tollerare la presenza di operatori non vaccinati, spiega l'ex presidente di Upipa: “Per non affrontare possibili problemi organizzativi e sperare così nella buona sorte, è un comportamento inaccettabile perché a pagare il prezzo di queste inazioni saranno ancora una volta i più fragili e le loro famiglie".
"Quest’estate infatti - continua Parolari - le probabilità di vedere altre Rsa, seppur temporaneamente, chiudere le porte oltre a quella di Brentonico (peraltro struttura ottima ed egregiamente gestita) a causa di operatori non vaccinati che rientrano infettati, sono purtroppo alte. E ciò significa sospensione dei contatti con l’esterno per permettere il tracciamento, e quindi ancora sofferenza, rabbia, frustrazione, sentimenti di dolore che si sommano a quelli già patiti dagli anziani e dalle famiglie in questi lunghi mesi di separazione.
Con la consapevolezza di avere un macigno sulle spalle di questo tipo e di non saperlo o volerlo gestire risulta, quindi, quanto meno contraddittorio l’invito dei vertici di Upipa a festeggiare in questi giorni la ripartenza delle Rsa. Del resto a comportamenti che sanno molto di politica e di demagogia e poco di scientifico siamo oramai abituati: dall’opposizione strenua, in marzo, ad aprire alle visite in presenza anche se promosse sulla base di un protocollo validato da Apss (salvo poi avviarle due mesi dopo a condizioni sostanzialmente invariate), alle dichiarazioni recenti della presidente di Upipa, proprio in tema di sanitari non vaccinati, di voler tenere in servizio anche operatori non vaccinati bardandoli come in reparto Covid, senza minimamente chiedersi cosa accadrebbe se, ciononostante, il virus passasse come è già stato provato avvenire.
In periodo di pandemia, che non è purtroppo finito, le Rsa in quanto comunità residenziali non possono che adottare, da un lato, comportamenti conformi alle norme pretendendone l’applicazione rigorosa a tutti i livelli (in primis e con estrema urgenza, come detto, la legge sulla sospensione del personale non vaccinato); dall’altro orientarsi al progressivo allentamento delle restrizioni a piccoli passi, condividendo con anziani e familiari un approccio prudente visti i numerosi elementi di rischio ancora presenti (soprattutto gli operatori non vaccinati finchè non sarà applicata la legge).
Occorre far comprendere che questo approccio è il solo che permette rimodulazioni in caso di peggioramento della situazione epidemiologica, evitando precipitosi e dolorosi retromarcia. Ogni altro atteggiamento che cela la realtà è poco credibile e rischia di minare definitivamente il rapporto di fiducia con i nostri utenti che abbiamo cercato strenuamente di tenere saldo in un questo terribile anno e mezzo”.













