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Coronavirus, il Cts valuta la chiusura delle scuole: 12 Regioni adottano misure più restrittive e passano alla Dad

Si allunga l’elenco di Regioni e Province che hanno scelto di chiudere le scuole, troppo alto il rischio di contagi. Rezza: “Quando si parla di chiusure scolastiche è sempre doloroso ma laddove ci sono dei focolai o sono presenti le varianti è chiaro che tale decisione è assolutamente da considerare”

Di Tiziano Grottolo - 27 febbraio 2021 - 12:53

TRENTO. Tutte le Regioni segnalano nuovi contagi mentre nella metà di queste il trend è addirittura in aumento, inoltre l’Rt nazionale si appresta a superare la soglia di allerta di 1, fermandosi poco più sotto a 0.99. Ciò che preoccupa il Comitato Tecnico Scientifico (Cts) però, è che questa fotografia risale allo scorso 10 febbraio (visto che il monitoraggio fa sempre riferimento ai dati delle due settimane precedenti). In altre parole la situazione in Italia è in via di peggioramento e non a caso il Governo sta valutando nuove misure restrittive.

 

Lo stesso Giovanni Rezza, direttore generale della Prevenzione al Ministero della Salute, non ha escluso la possibilità di una nuova chiusura delle scuole sottolineando che in questo momento bisogna essere pragmatici: “Quando si parla di chiusure scolastiche è sempre doloroso – ha osservato – ma laddove ci sono dei focolai o sono presenti le varianti è chiaro che tale decisione è assolutamente da considerare”.

 

Nel frattempo molte Regioni e amministrazioni locali si stanno muovendo autonomamente. In Alto Adige la Giunta ha deciso di prorogare fino al 13 marzo gran parte delle restrizioni, fra cui la didattica a distanza per scuole medie, superiori, e all’università. “Dal primo marzo – ha spiegato il presidente Arno Kompatscher – i servizi alla prima infanzia, le scuole dell’infanzia e le scuole elementari possono invece passare alla didattica in presenza, salvo nei Comuni oggetto di restrizioni per la variante sudafricana. Nelle scuole sarà adottata una strategia di testing. Stiamo lavorando per avere i cosiddetti test pre-diagnostici”.

 

Per Molise e Basilicata invece, finite in zona rossa (Campobasso lo ha chiesto e ottenuto), scatta d’ufficio la Dad al 100% a partire dal secondo anno delle scuole secondarie di primo grado. Dal canto suo la Lombardia ha istituito una zona arancione “rafforzata” che riguarda la Provincia di Brescia, otto Comuni del Bergamasco e Soncino in provincia di Cremona. Con l’entrata in vigore dell’ordinanza, in questi territori le scuole dovranno restare chiuse. Istituti chiusi anche nei Comuni di Bollate (Milano), Viggiù (Varese) e Mede (Pavia) che sono finiti in zona rossa.

 

Anche l’Emilia-Romagna ha istituito una zona arancione rafforzata nell’area della Città metropolitana di Bologna dove si prevede la didattica in presenza solo per asili nido e materne, mentre da lunedì 1 marzo gli studenti di elementari, medie, superiori e università torneranno a seguire le lezioni da casa. Il presidente della Campania Vincenzo De Luca ha annunciato la chiusura di tutte le scuole di ogni ordine e grado. A preoccupare in questo caso è la presenza della variante inglese. De Luca ha fatto sapere che prima di parlare di riapertura degli istituti si dovrà completare la vaccinazione del personale scolastico.

 

Didattica a distanza almeno fino al 5 marzo anche nelle scuole superiori delle Marche, ma nelle province di Ancona e Macerata la Dad al 100% riguarda anche le seconde e terze classi delle medie. Michele Emiliano presidente della regione Puglia ha deciso di mantenere la Dad al 100%, tranne che per gli alunni che ne faranno richiesta ma solo a fronte di motivi gravi. Chiusure a macchia di leopardo e differenziate da Provincia a Provincia (o per Comune) anche per Liguria, Toscana e Lazio. La Sardegna, nonostante sia zona gialla, ha optato per la Dad al 50% nelle scuole superiori.

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