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Coronavirus, si valuta nuova stretta dal 16 gennaio: Trentino e Alto Adige sotto osservazione

Un altro criterio per far scattare la zona rossa potrebbe essere quello dell'incidenza settimanale: se è superiore a 250 casi ogni 100 mila abitanti la zona rossa diventa automatica. La prossima settimana vede già 5 Regioni in zona arancione: Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Sicilia e Calabria. Preoccupa in particolare il livello di ospedalizzazione in Trentino

Di L.A. - 09 January 2021 - 16:42

ROMA. Il governo valuta nuove restrizioni per fronteggiare l'emergenza Covid-19 a partire dal prossimo Dpcm che è atteso per sabato 16 gennaio. La soglia Rt è stata inasprita: con 1 si passa in zona arancione e con 1,25 in quella rossa.

 

Un altro criterio per far scattare la zona rossa potrebbe essere quello dell'incidenza settimanale: se è superiore a 250 casi ogni 100 mila abitanti la zona rossa diventa automatica. Attualmente la media nazionale si aggira tra 150 e 170 casi e c'è la necessità di contenere il trend in rialzo.

 

La proposta è stata avanzata dall'Istituto superiore di Sanità, il Comitato tecnico scientifico condivide queste misure: il passaggio successivo è quello di trovare un accordo tra Stato e Regioni nell'incontro fissato per lunedì 11 gennaio.

 

Intanto si esce dalle festività di Natale e Capodanno e si ritorna alle colorazioni, sono già 5 le Regioni in zona arancione: Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Sicilia e Calabria. Si osserva la situazione in Friuli Venezia GiuliaPiemonte, Alto Adige, Trentino, Puglia e Umbria.

 

In linea generale una certezza sembra quella di confermare i week end "arancioni" anche nelle zone gialle fino a fine mese con la libertà di muoversi all'interno del proprio Comune con negozi aperti ma bar e ristoranti chiusi.

 

La norma che impedisce la circolazione tra le Regioni, anche tra quelle in fascia gialla, se non per motivi di lavoro, salute e necessità è considerata tra le più efficaci e quindi è probabile venga confermata. Il Trentino preoccupa soprattutto sul fronte della tenuta del sistema ospedaliero: le soglie di occupazione del 40% in area medica e del 30% per la terapia intensiva sono state ampiamente superate. Il rischio trascende la semplice situazione d'allerta, non escludendo affatto la saturazione degli ospedali.

 

Nel monitoraggio settimanale presentato alla stampa dai membri del comitato scientifico, una tabella mostra quanto sia alto il rischio in provincia di Trento. Con un'occupazione al 51% per le terapie intensive e al 59% per i normali letti d'ospedale, la proiezione sui 30 giorni mostra un 50% di possibilità - “Stante la situazione attuale”, specifica il commissario straordinario dell'Iss Silvio Brusaferro – di raggiungere la saturazione dell'area medica e quasi il 90% di occupazione dell'area critica" (Qui articolo).

 

In base all'ultimo monitoraggio, con l'abbassamento dei parametri relativi all'incidenza dei casi, l'unica Regione che andrebbe automaticamente in zona rossa sarebbe il Veneto (454,31 casi per 100 mila abitanti). A rischio anche Emilia Romagna (242,44), così come Bolzano (231,36), Friuli Venezia Giulia (205,39) e Marche (201). La Provincia di Trento si attesta a 128,42. 

 

Una curva del contagio però che fatica a scendere anche sul nostro territorio provinciale, il numero dei decessi in questa seconda ondata è importante e vicina a quota 600 unità, mentre le vittime da inizio epidemia hanno superato, purtroppo, la barriera dei mille cittadini (Qui articolo). La campagna di vaccinazione è partita ma è necessario ancora tempo per arrivare a regime e la situazione resta delicata, peggiorata dai dati delle ospedalizzazioni che mettono sotto grandissima pressione il sistema e operatori ormai allo stremo.

 

L'Europa si chiude in lockdown, l'Italia prova a resistere alla serrata generale come in primavera e sono diverse le ipotesi che in queste ore vengono valutate per arrivare a definire le misure dal 16 gennaio. 

 

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