Dopo i tagli all'accoglienza sempre più migranti escono dai progetti e chiedono aiuto al servizio per i senza tetto. Gli operatori: ''Situazione difficile''
Da un lato i richiedenti protezione internazionale che arrivano per via terra e che rimangono per tanto tempo in una sorta di "limbo burocratico" dall'altro i migranti che escono dai progetti di accoglienza e che a causa dei tagli voluti dal Governo nazionale e provinciale non hanno l'autonomia necessaria per rifarsi una vita. Sono queste le persone che sempre più negli ultimi tempi hanno gravitato sui servizi di bassa soglia impegnati anche per i senzatetto

TRENTO. Situazioni sempre più difficili e servizi di bassa soglia impegnati a occuparsi di migrati: da un lato di chi termina i progetti di accoglienza ma non riesce ad essere autonomo e dall'altro di richiedenti protezione internazionale arrivati per via terra costretti ad un limbo burocratico. Situazioni che, a causa dei tagli voluti dal Governo nazionale e poi dalla Giunta provinciale, non permettono (o ritardano) il raggiungimento di quella autosufficienza necessaria per costruirsi un po' alla volta la propria vita.
E' questa, in poche parole, la situazione che i servizi di bassa soglia stanno vivendo da qualche anno in Trentino.
Come riportato anche in una delle ultime ricerche commissariate ad Euricse dalla rete di organizzazioni Arcobaleno, Centro Astalli, Atas, Cgil e Kaleidoscopio e pubblicata nella collana “Quaderni” da Fondazione Migrantes, i servizi sociali del territorio negli ultimi anni sono stati sollecitati e maggiormente chiamati in causa non tanto per i richiedenti protezione internazionale inseriti nel sistema di accoglienza, quanto per la presa in carico di altre due tipologie di utenza connesse al fenomeno: la prima è quella dei richiedenti asilo “terrestri”, giunti in provincia non su invio del Ministero dell’Interno ma autonomamente via terra, spesso attraverso la rotta balcanica, in attesa di venire inseriti nel circuito dell’accoglienza dopo aver presentato domanda di protezione alla Questura di Trento. La seconda tipologia è quella dei nuclei familiari o singoli vulnerabili in fase di uscita dai percorsi di accoglienza “ministeriali”, ma in situazione di fragilità e quindi bisognosi della presa in carico dei servizi socio-assistenziali del territorio per raggiungere l’autonomia socio-economica.
PUNTO D'INCONTRO
Fondato da don Dante in via Travai il Punto d'incontro è il centro diurno principale della città di Trento. Sono un centinaio i pasti che vengono distribuiti quotidianamente. Non solo accoglienza ma anche attività laboratoriali.
“Al momento abbiamo un leggero calo di persone che si rivolgono a noi – spiega la direttrice Milena Berlanda – ma è fisiologico in questo periodo perché molte persone riescono a trovare un lavoro stagionale ed alcuni si spostano".
A rivolgersi al Punto di incontro sono persone in difficoltà che non hanno alle spalle una rete sociale che possa aiutarli. “Il fenomeno principale a cui stiamo assistendo nel nostro servizio di bassa soglia – spiega la responsabile – è una cronicizzazione delle situazione. Non abbiamo un aumento elevato degli accessi ma una maggiore difficoltà da parte delle persone ad uscirne. Non riescono a 'rialzarsi'''.
Ma al Punto d'Incontro a chiedere un pasto caldo sono anche migranti, coloro che escono dai progetti di accoglienza senza quella “cassetta degli attrezzi” sufficiente per camminare da soli e chiedono quindi aiuto ai servizi di bassa soglia. Accanto a loro chi arriva attraverso la rotta balcanica e che vivono per diverse settimane in un limbo in attesa che la loro richiesta di asilo venga vagliata dalle autorità. “I senza tetto e i migranti sono due tipologie di persone ben diverse – spiegano i responsabili del Punto d'Incontro – e non è semplice rispondere alle loro diverse esigenze”. “I tagli fatti all'accoglienza non hanno certamente aiutato questa situazione”.
CASE DI ACCOGLIENZA BONOMELLI E PORTICO
Altri punti di riferimento presenti sul nostro territorio sono le case di accoglienza Bonomelli a Trento e il Portico a Rovereto. Entrambe sono gestite dalla Fondazione Comunità Solidale.
Per quanto riguarda la Bonomelli attualmente sono 31 le persone accolte rispetto alle 41 del passato. Un calo dei posti determinato dalle normative covid e dalla necessità di distanziamento che hanno fatto diminuire la ricettività della struttura. Al Portico di Rovereto, invece, in virtù degli spazi più adeguati, si è riusciti a mantenere i 30 posti di accoglienza. Secondo i dati riferiti al 2020 e alle persone di sesso maschile, la fascia di età maggiormente rappresentativa di chi si è rivolto allo sportello accoglienza va dai 21 ai 30 anni (in particolare 26 – 30 anni). Il 14% delle persone era di nazionalità italiana mentre il 25% pachistana. Attualmente la lista d'attesa per l'accoglienza conta 9 persone.
Un'altra realtà importante in questi mesi è stata Casa San Francesco del Centro Astalli che ha offerto una decina di posti per i richiedenti protezione internazionale in attesa che ricevessero una risposta dalle autorità sull'entrata nei progetti di accoglienza.
I TAGLI ALL'ACCOGLIENZA E GLI EFFETTI SUI SERVIZI A BASSA SOGLIA
Gli effetti dei tagli all'accoglienza sui servizi a bassa soglia sono stati ben spiegati nella ricerca della fondazione Migrantes. Il taglio dell’accoglienza per i titolari di protezione umanitaria e la cancellazione della protezione umanitaria, uniti anche alla cancellazione e riduzione dei servizi come i corsi di lingua italiana, l’orientamento e l’accompagnamento all’autonomia lavorativa e abitativa, ha determinato un aumento dei migranti che si rivolgono all'accoglienza di bassa soglia.
E' bene chiarire che sono presenti diverse sfumature sulle situazioni che si possono trovare sul territorio. Tra le realtà che maggiormente hanno il polso della situazione c'è la Fondazione Comunità Solidale.
“Quello dei richiedenti protezione internazionale è sicuramente un fenomeno che abbiamo riscontrato negli ultimi anni in maniera accentuata su Trento piuttosto che Rovereto” spiegano Alessandro Martinelli e Alberto Viola. “Nel capoluogo – continuano – i richiedenti hanno avuto un impatto molto importante sui servizi di bassa soglia e questo soprattutto per il numero elevato di persone che sono arrivate per via terra e sono rimasti per lungo tempo in attesa di entrare nei percorsi di accoglienza”.
L'altro aspetto è stato quello dei migranti che sono usciti dai percorsi di accoglienza. “Negli anni – spiega Alberto Viola - avendo tolto una serie di servizi importanti dedicati alla crescita personale di queste persone, dal corso di italiano all'avviamento lavorativo, sono venuti a mancare strumenti importanti che permettevano alle persone di costruirsi una autonomia di vita. Tutto questo è venuto a mancare in diverse persone che sono poi state costrette a gravitare sui servizi di bassa soglia”.
SOLUZIONI
Negli scorsi mesi si è cercato di trovare una soluzione all'impatto dei migranti sui servizi di bassa soglia non solo per dare respiro alle strutture e agli operatori ma anche per dare risposte più adeguate visto la tipologia di richieste ben diverse da quelle di un senza tetto. Ci si è riusciti solo a metà.
Il tema è stato affrontato con molta attenzione da tutti i soggetti del Tavolo di inclusione e dalla Provincia. Per quanto riguarda i richiedenti protezione internazionale che arrivano per via terra, dal confronto e dall'impegno di tutti è uscita una novità importante che ha preso il via a partire da maggio scorso con la creazione di due percorsi distinti per le diverse categorie di soggetti per offrire risposte specifiche a seconda che si tratti di senza tetto o richiedenti protezione internazionale.
Purtroppo, fino ad oggi, non si è riusciti invece a trovare una giusta soluzione per i tanti migranti che escono dai progetti di accoglienza e, a causa soprattutto dei tagli, non riescono a avere quell'autosufficienza necessaria per andare avanti da soli e che trovano come unica soluzione, purtroppo, la richiesta di aiuto ai servizi di bassa soglia.














