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Ingegnera di 30 anni deve andare per lavoro in un Paese a rischio Covid: ''Vorrei vaccinarmi anche per evitare di importare varianti ma in Trentino è impossibile''

Nel resto d’Italia ci si può vaccinare anche a 16 anni, in Veneto pure se si è invitati a un matrimonio ma in Trentino, chi ha meno di 40 anni, non può accedere a una dose, nemmeno se per lavoro deve viaggiare in un Paese ad alto rischio Covid: “Vorrei sapere perché il Trentino non sta proteggendo i suoi cittadini, è paradossale sentirsi discriminati perché si ha la residenza in Provincia”

Di Tiziano Grottolo - 10 giugno 2021 - 06:01

TRENTO. Farsi un tampone, mettere la mascherina e tenere le distanze sono questi i consigli che Francesca, ingegnera trentina di 30 anni, si è sentita dire quando ha contatto il numero verde per l’emergenza sanitaria chiedendo se sarebbe stato possibile prenotare una dose di vaccino per chi, come lei, deve recarsi per lavoro in un Paese considerato ad alto rischio Covid per la possibile presenza di varianti.

 

Il Paese in questione è la Repubblica Democratica del Congo inserita dal Ministero degli Esteri nel cosiddetto “elenco E”, cioè quegli Stati verso cui non sono consentiti spostamenti per turismo ma solo in presenza di precise motivazioni, come: lavoro, motivi di salute, motivi di studio, assoluta urgenza e per fare rientro alla propria abitazione. Non solo, perché come riportato sul sito gestito dalla Farnesina “Viaggiare sicuri” nella Rdc il livello delle strutture sanitarie pubbliche non è paragonabile agli standard occidentali. Vi sono solo poche strutture pubbliche di livello adeguato e tutte concentrate nella capitale Kinshasa – pertanto – si raccomanda di stipulare prima della partenza una polizza assicurativa che preveda la copertura delle spese mediche e l’eventuale rimpatrio sanitario o il trasferimento in altro Paese”.

 

Insomma non molto rassicurante per chi deve affrontare un viaggio di lavoro per seguire un importante progetto idroelettrico in una zona che dista ad almeno un giorno di viaggio dalla capitale. Non voglio togliere il vaccino a nessuno – sottolinea Francesca – tant’è vero che mi sono fatta avanti solo quando nel resto d’Italia sono state aperte le vaccinazioni per ogni classe d’età. Pur sapendo che la partenza si avvicinava – è prevista per l’inizio di luglio precisa l’ingegnera – ho aspettato il mio turno ma ormai siamo a metà giugno e per la mia fascia d’età non è neppure stata prevista una data”.

 

Effettivamente i risultati della campagna vaccinale trentina per il momento non sono esaltanti, la Provincia autonoma risulta agli ultimi posti per quanto riguarda la popolazione protetta e le dosi utilizzate. L’apertura delle prenotazioni per la fasce d’età 45-49 e 40-45 in Trentino è avvenuta solo pochi giorni fa ma ancora non si parla di un’apertura generalizzata come al contrario è avvenuto nel resto del Paese.

 

“Mi voglio vaccinare per scongiurare il rischio per la comunità, per la mia famiglia e per me, ho provato a contattare sia il mio medico di base che il numero verde per i vaccini ed entrambi mi hanno detto che se non rientro nella fascia di età che ora si può vaccinare”. Per il momento a Francesca, e a tanti altri come lei, è stato detto che dovrà attendere e quindi partire correndo il rischio di contrarre il Covid perché la sua situazione non è contemplata nei protocolli provinciali. “Vorrei sapere perché il Trentino non sta proteggendo i suoi cittadini – afferma Francesca – capisco che chi come me ha 30 anni rientra in un fascia a basso rischio ma lo trovo comunque ingiusto, rispetto a quanto sta avvenendo nel resto d’Italia dove ci si può vaccinare addirittura a 16 anni o se si è invitati ad un matrimonio. È paradossale sentirsi discriminati perché si ha la residenza in Trentino”.

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