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Legge Failoni sulle chiusure domenicali, il Tar rigetta la memoria della Pat. I commercianti chiedono risarcimenti milionari

Il ricorso è corredato da una richiesta di risarcimento da svariati milioni per le festività di chiusura obbligata a causa dell'indice di turisticità. Sulla vicenda si deve esprimere la Corte costituzionale, rigettata intanto l'eccezione di inammissibilità presentata dalla Pat che intanto aveva sospeso la norma

Di L.A. - 20 febbraio 2021 - 19:48

TRENTO. E' ancora scontro tra la Provincia e le catene di distribuzione sulle aperture domenicali dei negozi. Gli esercizi commerciali chiedono l'annullamento della delibera, mentre piazza Dante cerca di resistere in giudizio.

 

Il ricorso è corredato da una richiesta di risarcimento da svariati milioni per le festività di chiusura obbligata a causa dell'indice di turisticità. Ed Eurobrico, Casatua, Le Valli e Millennium center, senza dimenticare il ricorso separato di Md, incassano la sentenza non definitiva del Tar di Trento che ha rigettato l'eccezione di inammissibilità avanzata dalla Pat. Anche Codacons si era schierato contro la legge provinciale. 

 

A fine settembre dell'anno scorso, la Provincia aveva speso un time out, una sospensione della legge voluta da Fugatti e Failoni (Qui articolo). E proprio per questo il 19 ottobre scorso la Pat aveva presentato una memoria in cui l'amministrazione aveva eccepito l'inammissibilità per carenza di interesse dell'azione di annullamento proposta dalle società perché intanto la Giunta aveva già deciso di riconoscere agli esercizi commerciali di tutta la provincia la facoltà di aprire la domenica e i festivi fino alla pronuncia della Corte costituzionale. 

 

L'interesse dei ricorrenti per la giustizia amministrativa è ancora valido, anche se la norma è stata sospesa, in quanto è di interesse far dichiarare l'illegittimità della delibera perché da questo discende la possibilità di ottenere il ristoro del danno cagionato dal provvedimento

 

Un provvedimento sul quale già gli uffici tecnici avrebbero segnalato l'incostituzionalità della norma: la competenza è esclusiva dello Stato (Qui articolo). A questo si aggiunge che il presidente Maurizio Fugatti si era espresso nei mesi passati per confermare di essere a conoscenza dell'incostituzionalità della norma ma che poco importava perché i tempi della sentenza sarebbero stati lunghi (Qui articolo).

 

Si sarebbe cercato di lavorare di diplomazia in sede di Commissione dei 12 e pure lì è stato scritto nero su bianco che la materia riguarda Roma. Dopo tre mesi, piazza Dante aveva inserito la retromarcia dopo che il Tar aveva dato ragione ai ricorrenti. A questo si aggiunge che per casi simili in Friuli Venezia Giulia e valle d'Aosta, la Corte Costituzionale si è già espressa per la libertà di apertura dei negozi. Difficile prevedere quindi che per il Trentino possa andare diversamente. 

 

Una norma il cui requisito per consentire o bloccare le aperture era l'indice "turisticità": Roma FirenzeNew YorkLondra Berlino non avrebbero superato l'operazione ragionieristica della Provincia, senza dimenticare che forse è stato il primo caso nella storia che un'amministrazione provinciale dichiari che il proprio capoluogo e altre zone non sono poi così belle e attrattive (Qui articolo).

 

E quella delle chiusure domenicali era poi sembrata un mossa davvero in controtendenza in un momento di crisi, deliberata a ridosso del lockdown primaverile per contenere la prima ondata di Covid-19. Una partita, questa, che si potrebbe aggirare sui 4 milioni di euro.

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