Sanitari No-vax, fra pubblico e privato sono oltre 1.000 in Alto Adige. L’Azienda sanitaria: “Si rischia una riduzione dei servizi”
In Alto Adige nei prossimi giorni circa 700 sanitari, fra pubblici e privati, saranno sospesi perché non ancora in regola con la vaccinazione anti-Covid. Il direttore dell’Azienda sanitaria: “Sicuramente si rischia una riduzione dei servizi”

BOLZANO. In Alto Adige i sanitari che non voglio sottoporsi al vaccino rappresentano ancora un problema e rischiano addirittura di provocare una contrazione dei servizi forniti dall’Azienda Sanitaria. Stando agli ultimi dati, fra pubblico e privato, sarebbero oltre 1.000 i sanitari No-vax.
Come conferma Florian Zerzer, direttore Generale dell’Azienda sanitaria dell’Alto Adige, sono circa 300 i sanitari del settore pubblico che nei prossimi giorni dovranno essere sospesi. A questi se ne aggiungono altrettanti fra i privati, portando la cifra complessiva a quasi 700 sanitari. Ora, considerando i circa 390 per i quali sono già stati presi dei provvedimenti il quadro è tutt’altro che rassicurante.
“Sicuramente si rischia una riduzione dei servizi – afferma Zerzer – perché è chiaro che non è facile rimpiazzare dei professionisti in poco tempo”. Un altro problema però, che impedisce di muoversi con tempestività coinvolge il Garante della privacy. “Al datore di lavoro non vengono forniti dati precisi e puntuali pertanto diventa difficile pianificare le sostituzioni. Questa – conclude il dirigente sanitario – la trovo un’assurdità perché l’Azienda sanitaria dovrebbe poter essere messa al corrente tempestivamente per poter agire di conseguenza”.
Come spiegava a Il Dolomiti il direttore sanitario dell’Asl, Pierpaolo Bertoli: “Il processo di sospensione è piuttosto complesso e si conclude solo con l’accertamento della mancata risposta dell’operatore agli inviti a vaccinarsi dell’Azienda, che viene ufficializzato con una lettera mandata ai dipendenti. Se viene confermata la sospensione il dipendente non può più essere utilizzato in situazioni di rischio contagio. Il problema – proseguiva – arriva quando le sospensioni si accumulano in un solo reparto. A quel punto bisogna procedere a un ridimensionamento dell’unità operativa, tagliando alcuni posti letto”.














