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“Siamo governati da un algoritmo: condizioni di lavoro inaccettabili". Drivers e riders protestano al Festival dell'Economia

Il Sindacato di base multicategoriale insieme ai drivers di Amazon e ai riders delle piattaforme di food-delivery oggi, 6 giugno, in piazza Dante per chiedere rispettivamente un netto cambiamento nelle condizioni di lavoro e un nuovo contratto collettivo nazionale

Di Filippo Schwachtje - 06 June 2021 - 14:00

TRENTO. Sono decine i giovani drivers di Amazon e i riders delle principali piattaforme di food-delivery che oggi, verso mezzogiorno, si sono riuniti sotto il palazzo della Provincia per chiedere a gran voce “giustizia e diritti”. La manifestazione, organizzata dal Sindacato multicategoriale di base, si è svolta in occasione dell'intervento del Ministro dello sviluppo economico Giancarlo Giorgetti che, nella giornata di chiusura del Festival dell'Economia, ha parlato di aiuti alle imprese in questa fase di ripartenza.

Si pensa alle imprese – dice Sbm – ma non ai lavoratori e alle lavoratrici che, per pandemia, sono morti, sono stati licenziati, hanno messo la propria vita a rischio per un salario ridicolo e privi di ogni diritto sindacale”. Gli stessi lavoratori che, dice il sindacato, hanno permesso alla popolazione di sopravvivere alla pandemia consegnando cibo ed ogni altro tipo di bene nelle case dei cittadini bloccati dai lockdown.

“Le condizioni di lavoro sono inaccettabili – raccontano Andrei e Christian, due driver che da quasi due anni lavorano per conto di Amazon consegnando i pacchi in città – come i mezzi sui quali siamo costretti a muoverci, pericolosi per noi e per tutti”. I lavoratori raccontano infatti di pneumatici in condizioni pessime e addirittura, in alcuni casi, di freni poco funzionanti. “Siamo visti come dei numeri, non come delle persone – raccontano i due – veniamo pagati la metà del dovuto per le trasferte e ogni giorno lavoriamo un'ora 'fantasma', che non viene conteggiata. Ci vengono scalati dalla busta paga i soldi per eventuali riparazioni, di cui poi non ci viene mostrato riscontro”. Nel corso delle consegne poi, spiegano i lavoratori: “All'interno di una fermata in realtà ne vengono 'nascoste' altre 5, così che risultino poche consegne giornaliere anche se di fatto sono molte di più”.

In teoria, spiega Sbm: “L'orario settimanale ordinario di lavoro degli operatori Amazon sarebbe fissato a 39 ore distribuite su 5 giornate, con tutti i diritti annessi per i contratti di lavoro di diritto privato. Nella realtà però l'orario viene aumentato a 44 ore ordinarie pagate come fossero 39, con impegni giornalieri medi di 9 ore e mezzo, senza alcuna pausa, neanche per la consumazione del pasto”. In alcuni casi, riferisce il sindacato, si sarebbero raggiunte le 15 giornate consecutive di lavoro senza riposi intermedi, che verrebbero comunque comunicati “il giorno prima, impedendo qualsiasi possibilità di organizzare il tempo libero al di fuori del lavoro”.

Ad unirsi alla manifestazione anche i riders, i lavoratori che consegnano i pasti a domicilio per le maggiori piattaforme di food-delivery. “Ci uniamo alla protesta per ribadire il nostro No al contratto collettivo nazionale – spiega uno di loro – perché non rappresenta i lavoratori ed è nato dal lavoro di un sindacato 'fuffa', creato da un'associazione di categoria che racchiude tutte le principali aziende di consegna di pasti a domicilio”. I diritti, spiega il rider: “Non sono concretizzati, nonostante il gran clamore degli ultimi mesi. Ora veniamo pagati con una stima oraria che deriva in poche parole da un algoritmo. Il nuovo Ccnl non fa altro che legittimare lo status quo attuale e il pagamento a cottimo: ogni sera io esco per lavorare e non so quanto riuscirò a guadagnare e con l'aumento dell'offerta di lavoro sempre più riders si trovano a 'lottare' l'uno contro l'altro per una consegna. Chiediamo una paga oraria minima e un vero contratto collettivo nazionale, che tenga conto delle esigenze di noi lavoratori”.

 

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