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Vaccini anticovid, in Trentino il 10% a personale non sanitario e in Alto Adige il 32% agli over 80

In Alto Adige si registra già il 32% delle somministrazioni agli over 80 dopo la diffidenza da parte del mondo sanitario. In Trentino il 64% delle somministrazioni è andato al personale sanitario e sociosanitario. I dati sono stati elaborati dalla fondazione Gimbe

Pubblicato il - 28 gennaio 2021 - 16:28

TRENTO.  Nelle prossime settimane sono attese in Trentino 22.400 dosi di vaccino anticovid19. Il Governo ha assicurato che nella settimana dell'8 febbraio arriveranno 4.665 vaccini Pfizer e 1.500 di Moderna. Nella settimana del 15 febbraio, invece, arrivano altre 5.850 vaccini Pfizer, stesso carico nei sette giorni successivi. A fine del mese sono attesi in aggiunta 4.500 dosi di Moderna. Arrivi che sembrano al momento assicurati dal governo dopo i problemi che sono stati registrati negli scorsi giorni e gli scontri con le varie società farmaceutiche.

 

Secondo gli ultimi dati che sono stati forniti nel pomeriggio di ieri dall'assessora Stefania Segnana, sono 17.018 le dosi somministrate in Trentino di cui 3.526 sono seconde dosi. Sono 4.422 quelle agli ospiti di residenze per anziani.

 

Sui vaccini si sta giocando la partita più importante. Ad analizzare la situazione è stata la Fondazione Gimbe evidenziando che in Italia 350mila dosi (un quarto di quelle somministrate finora) sono andate a personale non sanitario. Per quanto riguarda i dati del Trentino, il 64% delle dosi sono andate a personale sanitario e socio-sanitario, il 26% a ospiti Rsa e il 10% a personale non sanitario. Situazione ben diversa per quanto riguarda l'Alto Adige dove, invece, un terzo dei vaccini è stato destinato a personale non sanitario e solo il 27% a operatori sanitari e socio-sanitari.

Nella provincia di Bolzano già alcune settimane fa si era registrata la diffidenza di molti sanitari nei confronti del vaccino. Ad ammetterlo era stato lo stesso assessore Widmann. “L'unica soluzione è il vaccino e il nostro ritardo lo dobbiamo ad una scarsa organizzazione e al fatto che da noi tanti non vogliono farsi vaccinare. Nei confronti dei vaccini, in Alto Adige non c'è apertura come nel resto del Paese" aveva affermato in conferenza stampa. (QUI L'ARTICOLO)

 

“Se da un lato una parte del personale non sanitario risulta essenziale per il funzionamento di ospedali ed altre strutture sanitarie – spiega il presidente di Gimbe – dall’altro i numeri riportati dal Piano vaccinale per operatori sanitari e socio sanitari (1.404.037) corrispondono a tutti gli iscritti agli albi professionali, più gli operatori socio-sanitari: questo evidenzia una discrepanza tra numeri previsti dal Piano e le diverse policy vaccinali attuate dalle Regioni”. In altre parole, spiega la Fondazione Gimbe, se la categoria “operatori sanitari e socio sanitari” deve includere tutto il personale che lavora negli ospedali a qualsiasi titolo, dato richiesto alle Regioni dal Commissario Arcuri lo scorso 17 novembre, le dosi previste dal Piano vaccinale non sono sufficienti perché rimangono esclusi tutti i professionisti sanitari che non lavorano presso strutture pubbliche

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