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| 02 lug 2021 | 11:46

Vaccini, in Lazio copertura sopra il 60% in Trentino Alto Adige si sfiora il 50%. Sale la preoccupazione per l'autunno. Fugatti: ''Fateli anche per la stagione invernale''

Sembra incredibile, dopo quel che tutti hanno passato nell'ultimo anno e mezzo, ma ora che la soluzione è a portata di mano c'è chi ancora non ha intenzione di aiutare sé stesso e gli altri e mettendo a rischio l'intera comunità, ancora una volta 

Vaccini, in Lazio copertura sopra il 60% in Trentino Alto Adige si sfiora il 50%

TRENTO. Mentre, a questo punto, solo l'Alto Adige fa peggio del Trentino e dai dati pare proprio che il rallentamento non sia solo dovuto alla campagna in sé e a come è stata strutturata ma a una maggiore diffidenza della popolazione rispetto a quella del resto del Paese, il presidente Fugatti lancia un appello chiaro e tondo: ''Lancio un appello agli over 50. Vaccinatevi. Bisogna vaccinarsi e bisogna farlo entro agosto per proteggere se stessi, per difendere gli ospedali e per salvare

la stagione invernale''. Monta, infatti, sempre di più la preoccupazione per come si sta svolgendo la campagna vaccinale in Trentino Alto Adige.

 

Mentre, infatti, in Lombardia ha già ricevuto la prima dose ben oltre il 60% della popolazione e anche Puglia, Umbria, Molise e Lazio sono prossime a raggiungere quella soglia, la Provincia di Bolzano è l'unica a non aver ancora raggiunto nemmeno un altoatesino su due (è sotto il 50%) e quella di Trento è appena sopra quella soglia. E a fronte di questi dati preoccupanti, perché stando così le cose il Trentino Alto Adige non sarebbe al sicuro nemmeno in caso di ripresa del normale Covid, figurarsi delle varianti, la buona notizia è che cominciano ad essere tante, in proporzione, le persone che hanno ricevuto la seconda dose.

 

In Italia il Lazio è la regione messa meglio, da questo punto di vista, con il 35,8% dei residenti protetti con il ciclo completo, poi c'è la Puglia con il 33,6%, poi il Trentino con il 33,3%, l'Alto Adige e la Liguria con il 33%. Fondamentale però è che la platea dei vaccinati si allarghi e aumentino le ''prime dosi'' (a quel punto, una volta capito che il tutto si risolve in una puntura nemmeno percepibile il richiamo è garantito) perché altrimenti il rischio di ritrovarsi nella stessa situazione dello scorso autunno è altissima. Ed è davvero incredibile se si pensa a quel che si è passato, tutti, giovani, meno giovani, anziani, meno anziani, assistere a una tale immaturità della comunità.

 

Durante le chiusure e i mesi durissimi di restrizioni tutti, indiscriminatamente, si sono lamentati per un motivo o per l'altro mentre i nonni e i genitori morivano o finivano in ospedale o rimanevano in isolamento e i figli e i nipoti dovevano rinunciare a socialità e lavoro, restavano chiusi in quarantena e cambiavano le proprie abitudini di vita. Oggi che la possibilità di ripartire è alla portata di tutti ed è di una facilità sconcertante, addirittura gratuita, non tutti sono disposti a farlo. Un assurdo incomprensibile che mette a rischio il futuro di un territorio che rischia di risvegliarsi, finita l'estate, nell'autunno del 2020. A quel punto, con il ritorno delle chiusure, torneranno anche le lamentele ma saranno sempre meno credibili.   

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