La peste suina preoccupa il Nord Italia, in Trentino Alto Adige sale l'attenzione. Il veterinario dell'Apss: "Si trasmette anche con scarti di cibo se infetti"
In Trentino è attivo un piano di monitoraggio che riguarda le carcasse di cinghiali morti che sono uno dei principali vettori. "Non è trasmissibile all’uomo, ma è causa di ingenti perdite economiche nel comparto suinicolo" spiega il Ministero della Salute. Dal 26 luglio ad oggi sono stati registrati nel Nord Italia ben 6 focolai

TRENTO. “In Trentino abbiamo un piano di monitoraggio che viene portato avanti da alcuni anni per evitare l'introduzione della peste suina africana. Ad oggi non è presente sul nostro territorio ma l'attenzione rimane alta”. Usa queste parole il dottor Roberto Tezzele, direttore dell'Unità operativa igiene e sanità pubblica veterinaria in merito all'allarme lanciato a livello nazionale sulla peste suina (QUI L'ARTICOLO).
Nelle scorse ore, infatti, è stato fatto sapere che a partire dal 26 luglio sono stati confermati 6 focolai di peste suina africana (Psa) in altrettanti stabilimenti di suini in Lombardia (province Milano, Pavia), in Piemonte (provincia Novara) e in Emilia Romagna (provincia Piacenza). Il ministero della Salute in una nota ha inoltre precisato che "in via di elaborazione una nota informativa al territorio per rinforzare il sistema dei controlli attraverso la disposizione di una serie di misure straordinarie, al fine di scongiurare la ulteriore diffusione della malattia e nell'ottica di adottare misure di contrasto uniformi sul territorio".
“In Trentino abbiamo una situazione diversa – spiega Tezzele a il Dolomiti – rispetto a quella presente in pianura Padana. Qui abbiamo dai 3 ai 4 allevamenti intensivi e 2 o 3 cento famigliari”.
L'Azienda sanitaria ha predisposto un piano di monitoraggio. “Vengono analizzate tutte le carcasse di cinghiale che si trovano in natura – spiega il direttore dell'Unità operativa igiene e sanità pubblica veterinaria – per verificare se hanno la peste oppure no. Fino ad ora le analisi fatte hanno dato esito negativo. I controlli vengono fatti anche negli allevamenti di suini con la verifica delle misure di sicurezza per evitare che l'infezione possa passare dai cinghiali ai suini”. L'attenzione è alta anche in Alto Adige dove la Provincia, attraverso una nota, ha chiarito che non è stata ancora rilevata alcuna malattia sul proprio territorio ricordando che il servizio veterinario provinciale ha realizzato un opuscolo informativo, nel quale vengono illustrate le regole più importanti da adottare.
E' bene ricordare che la peste suina africana, come specificato dal Ministero della salute “Non è trasmissibile all’uomo, ma è causa di ingenti perdite economiche nel comparto suinicolo, con gravi ripercussioni anche sul commercio comunitario ed internazionale di animali vivi e dei loro prodotti”. Il virus è in grado di diffondersi attraverso il contatto diretto tra animali infetti, mentre la trasmissione indiretta avviene a seguito di ingestione di carne e prodotti suini contaminati, inclusi rifiuti alimentari, scarti di cucina, frattaglie, avanzi di cibo, o tramite oggetti contaminati come attrezzature, veicoli e abbigliamento, ruote degli automezzi, ossia attraverso il ‘fattore umano’.
“Uno dei grossi problemi – ha sottolineato il dottor Roberto Tezzele – è proprio il fatto che l'infezione si può trasmette anche da alimenti che sono stati infettati. Per quanto è di fondamentale importanza non dare scarti alimentari ai suini”. Ma non solo, molto importante è non abbandonare scarti alimentare nell'ambiente.
“Il monitoraggio che stiamo portando avanti è su tutta la provincia e oltre alla carcasse i rilievi vengono fatti anche quando ci sono i piani di contenimento a seguito dei quali ricerchiamo la malattia” ha concluso Tezzele.


















