Negato in Trentino l'ingresso in un albergo ad una donna cieca con il proprio cane guida, AbilNova: "Ignoranza e mancanza di conoscenza delle norme"
La Cooperativa AbilNova esprime piena solidarietà nei confronti della donna che ha vissuto questa esperienza negativa e confida che ci sia spazio e modo per continuare l’attività di formazione e informazione di tutte le categorie professionali

TRENTO. ”Questo episodio ha a che fare con una diffusa ignoranza e mancata conoscenza delle norme e delle esigenze specifiche di ciechi e ipovedenti. Per questo le nostre attività di sensibilizzazione sono fondamentali”. Ha usato queste parole il responsabile di AbilNova Ferdinando Ceccato per la vicenda dell'albergo di Moena che ha negato l'ingresso ad una donna cieca con il proprio cane guida.
CdA e operatori di AbilNova hanno seguito quello che è successo. Il regolamento dell'hotel parla chiaro, hanno detto i titolari. Ma anche le leggi a tutela dei preziosi amici a quattro zampe delle persone con disabilità visiva non lasciano spazio al dubbio né alle interpretazioni delle singole strutture o esercizi commerciali.
Negli anni AbilNova ha accolto circa 200 mila persone tra cene, concerti, teatro e bar al buio. Sono eventi impegnativi dal punto di vista organizzativo e soprattutto economico ma da sempre la cooperativa di Trento, attiva dal 2008 sul territorio provinciale e nazionale, investe sulla formazione e sulla sensibilizzazione per promuovere una cultura positiva della disabilità, in modo che possa essere considerata con i propri limiti ma al contempo con le proprie risorse, e anche per evitare che si ripetano episodi così spiacevoli come quello di Moena e come gli altri, purtroppo numerosi, nei quali la cooperativa negli anni è intervenuta per garantire i diritti delle persone con disabilità sensoriale.
“La cooperativa vuole continuare a organizzare attività di questo tipo perché ci crediamo profondamente” prosegue il presidente AbilNova Giuseppe Fratea “e siamo sempre alla ricerca di nuovi sponsor che sposino il valore di queste attività e ci supportino nel diffondere il più possibile la conoscenza e la consapevolezza necessarie per costruire una società davvero in grado di essere abitata da chiunque”.
La Cooperativa esprime piena solidarietà nei confronti della donna che ha vissuto questa esperienza negativa e confida che ci sia spazio e modo per continuare l’attività di formazione e informazione di tutte le categorie professionali perché i disabili sensoriali possano muoversi in ogni ambito di vita con la sicurezza di trovare risposte corrette e idonee alle proprie necessità.
LA VICENDA (QUI L'ARTICOLO)
La vicenda è stata raccontata nelle scorse ore sui social dall'associazione “Vorreiprendereiltreno” di Firenze che si occupa di sensibilizzazione, inclusione e abbattimento delle barriere architettoniche, sociali e culturali in tutta Italia.
Protagonista una donna cieca che voleva trascorrere una vacanza Moena assieme al suo cane guida.
“Purtroppo il nostro regolamento, pubblicizzato anche sul nostro sito, non prevede l'accesso di animali di alcun genere in struttura, ragion per cui, per mantenere fede a queste informazioni, anche a tutela degli ospiti che invece ci scelgono proprio per questa clausola ci troviamo costretti , con profondo dispiacere, a non poter derogare.” Questa la risposta che si è sentita dire dall'hotel dove aveva intenzione di prenotare.
A quel punto è stato fatto presente che si tratta di un cane guida e che la legge prevede ben altro. Niente da fare, l'albergo, secondo quanto riportato, è rimasto fermo sulla propria posizione.
Da qui la decisione da parte della persona coinvolta di chiamare l'associazione “Vorreiprendereiltreno” che immediatamente ha chiamato l’albergo per far loro presente che la normativa è inderogabile, non il loro "regolamento" e che la loro risposta rappresenta un atto discriminatorio.
A quel punto viene fatto presente che si tratta di un cane guida e che la legge prevede ben altro. Niente da fare, l'albergo, secondo quanto riportato, è rimasto fermo sulla propria posizione.
Da qui la decisione da parte della persona coinvolta di chiamare l'associazione “Vorreiprendereiltreno” che immediatamente chiama l’albergo e fa loro presente che la normativa è inderogabile, non il loro "regolamento" e che la loro risposta rappresenta un atto discriminatorio.
Dopo questo intervento le cose sembrano cambiare. “Mi richiamano – spiega la donna coinvolta - immediatamente e mi dicono che se voglio posso tranquillamente procedere con la mia prenotazione. Naturalmente, rifiuto perché non voglio certo né passare la mia vacanza, né tantomeno dare guadagno ad un albergo che discrimina”.


















