Ferrovia Ponte-Calalzo: chiusure fino al 2030. Il Pd promette un’interrogazione in Parlamento: “Cosa sta succedendo davvero sulla linea?”
Continua il dibattito sui trasporti pubblici in provincia di Belluno. Mentre è ancora in corso la chiusura totale della ferrovia tra Conegliano e Calalzo, emerge la possibilità che i lavori e le conseguenti interruzioni del servizio nella tratta tra Ponte nelle Alpi e il Cadore potrebbero proseguire fino al 2030. Il Partito democratico promette quindi un’interrogazione parlamentare per capire “se si vuole valorizzare o smantellare questa infrastruttura”

BELLUNO. Continua il dibattito sui trasporti pubblici in provincia di Belluno. Mentre è ancora in corso la chiusura totale della ferrovia tra Conegliano e Calalzo (al momento fino a dicembre), emerge ora la possibilità che i lavori e le conseguenti interruzioni del servizio nella tratta tra Ponte nelle Alpi e il Cadore potrebbero proseguire fino al 2030. Il Partito democratico promette quindi un’interrogazione parlamentare per capire “se si vuole valorizzare o smantellare questa infrastruttura”.
Durante un dibattito promosso lo scorso sabato 4 ottobre, è emerso infatti come la stessa Rfi (Rete ferroviaria italiana) abbia messo nero su bianco il prosieguo dei lavori probabilmente per altri cinque anni. “Per anni - commenta Alessandro Del Bianco, candidato per il Pd Belluno Dolomiti alle regionali - ci è stato detto che questi lavori, iniziati nel 2022 e proseguiti per sei mesi all'anno, erano finalizzati alle Olimpiadi. Poi è emerso che in realtà si sarebbe andati avanti anche nel 2026 e nel 2027, ma l'ultimo documento ufficiale racconta un'altra, molto più preoccupante, verità: è dunque urgente fare chiarezza, anche mobilitando il Parlamento”
All’incontro era infatti presente anche Andrea Casu, deputato e vicepresidente della IX Commissione trasporti alla Camera, cui è stato affidato il compito di presentare un'interrogazione parlamentare sulla vicenda. A quanto pare, infatti, i cantieri proseguiranno con la chiusura della tratta Ponte nelle Alpi-Calalzo per sei mesi all'anno fino al 2030 e, successivamente, sarà comunque chiusa per tre mesi all’anno per la manutenzione ordinaria. Un tema cruciale per i residenti e per il rilancio del turismo, come in una recente intervista a Il Dolomiti ha sottolineato anche l’associazione TreniBelluno: “Una ferrovia che funziona solo sei mesi l'anno è un problema sia perché impedisce una conoscenza e un uso apprezzato del servizio sia perché non può diventare la colonna portante del servizio integrato che auspichiamo” (qui l’analisi completa).
“Parliamo complessivamente di una tratta di appena 40 chilometri. Non è concepibile - prosegue Del Bianco - impiegare 10 anni per completare dei lavori di manutenzione. Francamente ci sembra una situazione molto strana, per cui depositeremo un'interrogazione parlamentare e chiederemo che tutti gli enti locali interessati prendano una posizione chiara per chiedere certezze. Ci rivolgiamo direttamente anche al senatore Luca De Carlo e alla vicepresidente della Provincia Silvia Calligaro per chiedere un'operazione di verità: cosa sta succedendo davvero sulla linea? Perché dei normali lavori di manutenzione durano così tanto nel tempo? Nel mondo vediamo opere grandiose realizzarsi in meno di un anno mentre su questa linea sembra tutto difficile”.
A confermare le preoccupazioni anche Sindi Manushi, consigliera provinciale e sindaca di Pieve di Cadore, che in estate ha avviato una interlocuzione con Rfi. “È difficile - osserva - pensare a un futuro della tratta a queste condizioni: tenerla chiusa 6 mesi su 12 significa di fatto renderla inaffidabile per gli utenti perché il treno smette, in buona sostanza, di essere un servizio per pendolari, studenti e residenti del Cadore. La trascuratezza sul tema trasporti e viabilità in Provincia è sotto gli occhi di tutti: dall’interscambio gomma-rotaia, al trasporto olimpico, fino alla gestione del trasporto pubblico locale e ora anche la chiusura a singhiozzo della ferrovia. Il silenzio da parte della Provincia e, in particolare, di chi possiede le deleghe a viabilità e trasporti è assordante: credo sia necessario avviare un tavolo di confronto serio con tutti i soggetti e siamo certi che, se si ha la volontà politica, si potranno trovare soluzioni alternative per rendere la tratta più fruibile e attrattiva”.
Nel frattempo Casu ha assicurato che porterà a Roma le istanze bellunesi. “Vogliamo una montagna da abitare 365 giorni all’anno - conclude - che dia lavoro e servizi, sostenga lo sviluppo e non continui a pagare lo scotto di politiche disattente. Basta cittadini di serie A e serie B: è tempo di un deciso cambio di rotta”.












