Liste d'attesa, forte calo in Veneto. A Belluno delle 10mila prestazioni rimaste post-Covid ne restano 600
Calano le liste d’attesa nella sanità veneta: secondo i dati della Regione, i pazienti in attesa diminuiscono anche del 100% per le prestazioni più urgenti. Per i bellunesi, tuttavia, la sanità rimane il principale problema da affrontare, non per le liste d’attesa quanto per la carenza di medici di base e i costi delle case di riposo. Maria Caterina De Marco, direttrice sanitaria Ulss 1 Dolomiti, spiega la situazione nella nostra provincia

BELLUNO. Calano le liste d’attesa nella sanità veneta: secondo i dati della Regione, i pazienti in attesa diminuiscono anche del 100% per le prestazioni più urgenti. “Sono dati eccezionali, che non a caso portano questa regione alla massima considerazione in Italia.
Tutto ciò non sarebbe però stato possibile senza il grande lavoro dei nostri medici, infermieri, amministrativi e la programmazione che siamo riusciti ad attuare, per la quale ringrazio l’assessora Lanzarin e tutta la squadra della sanità regionale” commenta il presidente Luca Zaia.
Per i veneti, tuttavia, in base alle risposte raccolte da un recente sondaggio di Uil Veneto (Unione italiana lavoro), la sanità rimane uno dei principali problemi da affrontare: è infatti una priorità per il 26,7% dei 16.786 rispondenti (seconda solo al tema lavoro, con il 30%). Nella nostra provincia, invece, sale al primo posto: è il problema più urgente per il 29,2% dei 1.883 bellunesi interpellati. Tuttavia, il nodo principale non sono le liste d’attesa, quanto la carenza di medici di base e i costi delle case di riposo: da questo punto di vista, dunque, le opinioni dei bellunesi sembrano confermare i dati regionali.
“Al momento - afferma Maria Caterina De Marco, direttrice sanitaria Ulss 1 Dolomiti - la nostra azienda sanitaria soffre di una carenza di personale medico, che riguarda in realtà un po’ tutte. Per fortuna sembra che qualcosa si stia sbloccando, grazie ad esempio all’eliminazione dell'esame di ammissione a medicina, che porterà a un nuovo numero di medici sia per la medicina di famiglia sia per i servizi ospedalieri, distrettuali e del dipartimento di prevenzione. Una maggiore criticità nei prossimi anni sarà invece la carenza di infermieri: spero si faccia qualcosa a livello nazionale, anche se ritengo che ci sia forse più una crisi vocazionale legata alla mole crescente di lavoro e agli stipendi non adeguati all’impegno richiesto”.
Vediamo allora i dati regionali. Tra maggio 2023 e dicembre 2024, in Veneto c’è stato un forte calo dei pazienti in attesa: al 100% per le prestazioni da erogare entro 10 giorni (da 502 a zero); all’87% per quelle entro 30 giorni (da 82.211 a 10.814); al 77% quelle entro 60 giorni (da 74.489 a 17.381). Lo stesso trend si ripete tra il 31 dicembre 2024 e il 31 maggio 2025, con attese a zero per le prestazioni da erogare entro dieci giorni; a meno 80% per quelle entro 30 giorni (da 10.814 a 2.202); a meno 69% quelle entro 60 giorni (da 17.381 a 5.304). Da maggio 2023 a oggi, inoltre, la classe D è calata del 94% passando da 82.811 attese a 2.201. Per la classe P si registra un calo del 97% dall’inizio del piano straordinario di recupero, passando da 74.169 prestazioni in attesa alle attuali 5.304.
“Le liste d’attesa - prosegue De Marco - sono un po’ croce e delizia di ogni azienda sanitaria, ma mi rendo conto che il percepito è diverso dalla realtà. Le persone non possono infatti sapere come siamo monitorati dalla regione e dal ministero: tale monitoraggio avviene su 77 prestazioni, dette ‘traccianti’, che non sono tutte quelle erogate ma solo alcune prime visite e prestazioni specialistiche, sulle quali cerchiamo di concentrarci (pur senza trascurare le prime visite). Il grande problema è stato dopo la pandemia, quando partivamo con 10mila prestazioni inevase, delle quali oggi ne rimangono però circa 600. A livello generale, invece - spiega De Marco - per quanto riguarda le prime visite, la prestazione urgente trova sempre risposta entro 24-48 ore come previsto dalla normativa. C’è poi la classe B, detta breve, cioè 10 giorni dal momento in cui l’utente si reca allo sportello o chiama al Cup: qui è verosimile che, in alcuni momenti, non ci sia posto e vada temporaneamente in pre-appuntamento, ma circa il 97% delle nostre prestazioni è comunque erogato nei termini. Infine ci sono le classi D (30 gg) e P (90 gg): nonostante i tempi di attesa in Veneto siano dimezzati, con notevole impegno per le aziende sanitarie, attualmente abbiamo in pre-appuntamento circa 300 utenti che, se sforano i termini, è solo per pochi giorni e sulle prestazioni più faticose. Quasi giornalmente guardiamo le agende e, laddove troviamo i buchi, inseriamo gli appuntamenti anche andando in overbooking. Probabilmente c’è qualche criticità in più nelle prestazioni non traccianti, ma siamo comunque riusciti a recuperare molte di quelle inevase. Inoltre, lavoriamo continuamente con medici di famiglie e specialisti per migliorare l’appropriatezza: se ci si confronta, infatti, si prescrive l’esame più corretto permettendo di canalizzare meglio le risorse”.
Dal 2013, infatti, la Regione Veneto ha deciso di dimezzare i limiti dei tempi di attesa rispetto a quelli nazionali: “se avessimo seguito i parametri italiani - afferma Zaia - oggi avremmo quote di attesa letteralmente infinitesimali. Le liste d’attesa hanno assunto il carattere di emergenza a causa del Covid, cui vanno aggiunte la crescita dell’offerta di esami di alta tecnologia, gli effetti della medicina difensiva contro l’aumento delle richieste di risarcimento, e una quota non troppo elevata, ma presente, di prescrizioni improprie. Se contiamo anche la persistente carenza di medici, si capisce quanta strada siamo riusciti a fare”.
“Inoltre nel 2025 – conclude Manuela Lanzarin, assessora alla sanità – i fondi governativi, che costituivano una piccola percentuale del riparto del Fondo sanitario nazionale riservati per le Regioni per la riduzione delle liste d’attesa, non ci saranno più. Abbiamo tuttavia trovato il modo, tramite altre fonti, di mettere a disposizione altri 45 milioni per quest’anno”.












