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Belluno
08 giugno | 18:18

Milano-Cortina 2026, Saldini assicura: "Ciò che stiamo facendo è per il bene dei territori. L'impianto Apollonio-Socrepes serve per salire in quota senza utilizzare l'auto"

Mentre cresce la protesta contro la cabinovia Apollonio-Socrepes, dal fronte opposto fanno sapere che va tutto bene. A fare il punto è Fabio Saldini, amministratore delegato di Simico e ospite di Sport Business Forum. “Affrontiamo la realtà senza alibi e cerchiamo di dare il meglio di noi stessi. Riusciremo a concludere il 100% delle opere sportive previste e ciò che stiamo facendo è per il bene dei territori. Darà luogo a un territorio diverso a quello che avevamo preso: non è compito mio dire se sarà migliore o peggiore”

CORTINA D’AMPEZZO Cresce la protesta contro la cabinovia Apollonio-Socrepes, ma dal fronte opposto fanno sapere che va tutto bene. “Le comunità locali sono molto diverse e Cortina è forse la più complessa: sono arrivato con un problema quale lo sliding center, mentre ora stiamo proseguendo con scoperte piacevoli, come lo stadio olimpico che diventerà paradigma del progetto per la disabilità. Il rapporto con la comunità è positivo, anche con quella che parla di meno, mentre con altri è un po’ più duro” afferma Fabio Saldini, amministratore delegato di Simico e ospite all’evento di chiusura dello Sport Business Forum.

 

Si parla dunque di Olimpiadi in chiusura della rassegna ma manca, questa è la sensazione, un confronto con le opinioni critiche (e non necessariamente polemiche), mentre grande è l’esaltazione del lavoro di Saldini e della legacy positiva che “sicuramente” le Olimpiadi lasceranno a tutta la provincia.

 

“Fino a stamattina - sostiene Saldini - pensavo di essere San Sebastiano, perché quasi tutto ciò che succede è colpa di Simico. Così si fatica anche a comunicare quanto di positivo viene fatto e sarà fatto in futuro. Abbiamo in pancia 3,4 miliardi di euro di opere: 51 infrastrutturali e 45 sportive, delle quali 31 indifferibili per le Olimpiadi. In Veneto è previsto il 46% delle opere (23 totali, di cui 13 sportive e 10 infrastrutturali) e questo lascia immaginare l’importanza della regione nel palinsesto olimpico. Nel coordinare il lavoro ho scelto di avere a che fare con persone perbene e professionisti di buon livello, nonché di vivere i territori, sui quali giro molto, e di condividere anche i contrasti che si sono creati".

 

"Affrontiamo la realtà per quello che è senza alibi - prosegue - e cerchiamo di dare il meglio di noi stessi. Riusciremo a concludere il 100% delle opere sportive previste, non ci saranno ritardi o differimenti e saranno fatte tutte le opere infrastrutturali già previste nel quadro 2019, tutte indispensabili per il territorio. Mi rendo conto che, dovendo realizzare tante opere in così poco tempo, le comunità locali possano avere problemi di accettazione del disagio temporaneo arrecato, e capisco anche che chi non è soddisfatto delle procedure amministrative ricorra alla magistratura, però ciò che stiamo facendo è per il bene dei territori, è condiviso con chi è stato democraticamente eletto, dimostra che può essere realizzato nel rispetto di tempi, costi e qualità e darà luogo a un territorio diverso a quello che avevamo preso. Poi non è compito mio dire se sarà migliore o peggiore”.

 

Fa poi il punto su tutte le opere che interessano la nostra provincia, tra le quali quella che probabilmente in questo momento sta sollevando maggiori discussioni. “Non realizziamo l’impianto di risalita Apollonio-Socrepes - spiega - solo per permettere al pubblico di risalire, ma perché è una richiesta dell’amministrazione comunale prevista nel piano delle opere pubbliche e serve alla gente per salire in quota senza usare l’auto. Il 28 gennaio hanno transitato a Cortina 31 mila auto oltre ai residenti, una buona parte delle quali saliva alle piste da sci dove sono usati come parcheggi temporanei anche spazi che potrebbero essere destinati ad altro. La scelta di fare Apollonio-Socrepes nasce dunque per dare un’alternativa". 

 

"So bene - prosegue - che è in zona 2 di classe di rischio idrogeologico, così come tutti gli impianti delle Dolomiti, e abbiamo deciso di commissionare uno studio di fattibilità, a seguito del cui parere positivo siamo andati avanti. Ora siamo in gara e auspico ci sia un proponente che decida di proseguire. Non si tratta di un’opera che viene realizzata su un terreno franoso per ottemperare alle richieste di MiCo, ma di un’opera realizzata su un territorio in classe di fattibilità 2 per il quale sono state assunte tutte le accortezze necessarie affinché sia gestita in sicurezza. Inoltre, per essere chiari, i lavori che vedete non servono per fare le indagini geognostiche che ci eravamo dimenticati di fare, ma perché è prescritto in ottemperanza che, prima dell’inizio dell’opera e durante l’esercizio, siano fatte indagini che permetteranno di controllare quotidianamente l’andamento della frana. Per evitare movimenti, i piloni sono infatti dotati di carrelli che si muoveranno con essa: è dunque un’opera gestita e gestibile, che ad oggi può essere utilizzata solo da MiCo nel periodo olimpico, ma abbiamo già interlocuzioni perché vorremmo arrivare già alle Olimpiadi con l’autorizzazione pubblica e dei parcheggi di pertinenza sistemati in altro punto”.

 

Quindi si può fare. “Non siamo in una situazione senza problemi - aggiunge Andrea Monti, direttore comunicazione di Fondazione Milano Cortina 2026 - perché nessun grande evento ne è privo, ma è un errore, anche da parte dei media, non tenere conto che i tavoli in piedi sono indirizzati a minimizzare l’impatto temporaneo dei giochi sulla comunità. Questo stanno facendo: lasciamoli e lasciamoci lavorare con la consapevolezza che, alla fine, l’eredità sarà importante”.

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