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| 14 ago 2025 | 20:17

“Ormai si negano anche i numeri”. Mercalli dopo lo stop ai commenti sui social della Smi: “Peggiorano gli attacchi, chi si occupa di clima e ambiente è il nuovo 'nemico'”

Nella giornata di ieri la Società meteorologico italiana ha comunicato sui social di aver bloccato i commenti ai propri post “dato il deleterio proliferare di affermazioni del tutto fuori luogo e spesso denigratorie nei confronti del nostro lavoro e della scienza in generale”. Le dichiarazioni a il Dolomiti del presidente Smi, Luca Mercalli

“Ormai si negano anche i numeri”

TRENTO. “Si sta creando un nuovo nemico. Chi si occupa di clima viene visto come una sorta di capro espiatorio in primis per le politiche ambientali: così però non si fa altro che additare il medico perché ha fornito una diagnosi”. A parlare è Luca Mercalli, tra i più noti divulgatori sul tema climatico e ambientale in Italia, presidente della Società meteorologica italiana e autore di "Breve storia del clima in Italia" (Einaudi), punto di riferimento nel panorama nazionale per chi si occupa di meteorologia, climatologia e glaciologia.

 

Mercalli è stato raggiunto da il Dolomiti dopo la decisione comunicata ieri dalla stessa Smi di bloccare i commenti ai post condivisi sulla propria pagina Facebook “dato il deleterio proliferare di affermazioni del tutto fuori luogo e spesso denigratorie nei confronti del nostro lavoro e della scienza in generale, peraltro a firma di soggetti che – evidentemente – nemmeno leggono e cercano di comprendere il significato delle nostre notizie sempre basate su dati scientifici rigorosi”.

 

Una dinamica che, purtroppo, negli ultimi anni è sempre più radicata nell'universo social: a cambiare infatti, più che le modalità, sembrano essere i bersagli della disinformazione – che, puntualmente, si scaglia contro chi riporta dati e evidenze scientifiche sui temi più disparati, dai vaccini al clima. “Ormai da tempo – continua Mercalli – osserviamo un aumento del livello di scontro e un'incapacità di condurre un dialogo sul tema climatico su base non ideologica”.

 

E le conseguenze si contano, letteralmente, nelle centinaia di commenti che oppongono opinioni personali – quasi sempre senza il benché minimo riferimento numerico, statistico, scientifico – ai dati. Così, giusto per rimanere agli scorsi giorni, nonostante le evidenze, un luglio sostanzialmente in linea con le medie storiche sul fronte delle temperature per Trento diventa un mese incredibilmente “freddo”, prova inconfutabile della grande 'bufala' del cambiamento climatico.

 

Luglio tra l'altro – precisa Mercalli – a livello nazionale vede addirittura il segno più per quanto riguarda le temperature medie: secondo il Cnr-Isac +0,84 gradi a livello nazionale, +0,17 gradi sul Nord Italia e oltre +1 gradi al centro sud. Certo ha fatto meno caldo che negli scorsi anni, ma ci stiamo già rifacendo con questa prima metà di agosto”.

 

Poco importano però i numeri, poco importano i valori storici e le analisi: l'impostazione di base rimane la stessa e così sui social c'è chi dice che “è normale” faccia caldo, è agosto – certo, solo non così caldo – e ancora “viva l'estate”, arrivata “finalmente” dopo il “freddodi luglio – che però come detto non è mai esistito, almeno a Trento: nel capoluogo la temperatura media è stata di appena 0,4 gradi inferiore al valore storico (sempre secondo Cnr-Isac, Trentino e Alto Adige sono le uniche zone leggermente sotto media in Italia), il tutto dopo un giugno 2025 che ha siglato invece un record di caldo, con oltre 4 gradi in più rispetto alla media attesa.

 

“In Italia siamo tutti allenatori della nazionale – prosegue Mercalli –. L'aspetto più incredibile però è che valutazioni del genere arrivino a fronte non di affermazioni generiche, prive di numeri o dati verificabili. Arrivano proprio in risposta a numeri precisi, a fonti inoppugnabili di fronte a serie storiche secolari: c'è comunque la volontà di credere che gli esperti che raccolgono e analizzano questi dati vogliano in qualche modo prendere in giro le persone”.

 

Un processo che rappresenta la chiara volontà, precisa il presidente Smi, di far prevalere a prescindere una “visione ideologica, e tra l'altro fondamentalmente errata” sui dati e le evidenze: “L'esatto contrario di un approccio scientifico”. E il discorso infatti, come ampiamente visto in particolare durante la fase pandemica, non è legato alle solo scienze climatiche.

 

“Ciò che stupisce – aggiunge Mercalli – è questa pesante perdita di fiducia sulle singole professionalità. Per fare un paragone: in caso di problemi di salute ci si reca dal medico, che fornisce una diagnosi basata su una serie di esami e valutazioni ragionate. E ci si fida del suo responso, normalmente almeno: al massimo gli si chiede cosa fare per guarire. Di certo però non si insulta il medico per la diagnosi, dicendogli che racconta frottole, in particolare quando quella diagnosi è sostenuta da esami e dati certi. Sta poi al paziente decidere come agire sulla base del responso, ma anche la diagnosi più negativa non è certo da imputare al medico”.

 

Nel mondo social però la dinamica è spesso ribaltata: “Da qui la decisione di chiudere i commenti. Come è tollerabile che, di fronte ai dati, di fronte ai numeri, si insulti e si dica che la realtà è diversa? Di base in questi casi c'è un pregiudizio: chi attacca insulta è convinto di conoscere già la risposta. Se i dati poi la assecondano bene, altrimenti scatta un conflitto insanabile e ideologico. Come esperti che si occupano di divulgazione abbiamo forze limitate: abbiamo scelto di togliere la possibilità di commentare i post proprio per evitare distrazioni rispetto alle informazioni che condividiamo. Nessuno è obbligato a seguirci: se l'unico scopo però è insultare, i responsabili possono tranquillamente guardare altri contenuti”.

 

Nel frattempo, conclude Mercalli: “Mettendo insieme un luglio sostanzialmente normale, il secondo giugno più caldo degli ultimi 220 anni e un agosto che, visti i dati attuali, potrebbe finire tra i primi tre per temperature, abbiamo buone probabilità che l'estate 2025 finisca comunque per collocarsi tra le prime cinque più calde mai registrate in Italia. A settembre potremo saperlo con certezza”.

 

E i dati, per tutti gli interessati, arriveranno puntualmente anche sulle pagine della Società meteorologica italiana, che nell'annunciare lo stop ai commenti aveva comunque lasciato un messaggio di speranza: “Siamo tuttavia convinti che, a fronte di una minoranza rumorosa che trae soddisfazione dal diffondere illazioni, livore e confusione, ci sia una comunità di lettori più silenziosa ma maggioritaria, rispettosa e intelligente, che ci segue con il reale obiettivo di informarsi e comprendere qualcosa in più delle scienze dell'atmosfera, del clima e dei ghiacciai: sono loro a dare un senso alla nostra attività, a loro pensiamo quando spendiamo il nostro tempo a scrivere notizie, e confidiamo che vorranno continuare a seguirci nonostante questa decisione”.

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