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Idee | 12 agosto 2025 | 19:00

La Società Meteorologica Italiana costretta a bloccare gli utenti sui social: "Un deleterio proliferare di affermazioni del tutto fuori luogo e spesso denigratorie"

Intanto lo zero termico sulle Alpi ha nuovamente superato i 5000 metri. In molti casi la percezione si dimostra ovviamente un ottimo sensore per segnalare la presenza di un problema, ma non può sostituirsi agli approdi scientifici. Quando faremo definitivamente nostra questa evidenza, acredini e polemiche lasceranno il posto alla collaborazione

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Come spesso accade navigando sui social, in rapida successione mi sono imbattuto su due contenuti profondamente connessi.

 

Il primo riporta la decisione della Società Meteorologica Italiana di arginare su Facebook “il deleterio proliferare di affermazioni del tutto fuori luogo e spesso denigratorie” nei confronti del loro lavoro di divulgazione scientifica. Bloccare gli utenti, viene sottolineato nel post, “è una soluzione che ovviamente non ci piace, ma che si rende necessaria alla luce della degenerazione del confronto tra persone”.

 

L’autore del secondo contenuto è Giulio Betti, climatologo del Consiglio Nazionale delle Ricerche. Anche lui svolge un interessante e puntuale lavoro di divulgazione scientifica. Informa: “Ieri lo zero termico ha raggiunto i 5.113 metri sulle Alpi svizzere (Payerne). (…) Siamo di fronte a valori eccezionali che non fanno altro che accelerare l’agonia dei ghiacciai alpini”.

 

Anomalie da un lato, negazionismo climatico dall’altro: all’evidenza scientifica con crescente frequenza viene contrapposta la percezione individuale/popolare. C’è da stupirsi?

 

No.

 

La percezione viene infatti filtrata dalle lenti culturali che indossano gli individui e la società e, se gli individui e la società si disabituano o, peggio ancora, si disaffezionano al pensiero scientifico e ai meccanismi su cui si sorregge, si innesca il meccanismo della diffidenza e del rifiuto. Soprattutto quando la scienza cerca di alimentare un cambiamento virtuoso, che andrebbe a modificare le attuali abitudini.

 

In molti casi la percezione si dimostra ovviamente un ottimo sensore per segnalare la presenza di un problema, ma non può sostituirsi agli approdi scientifici.

 

Quando faremo definitivamente nostra questa evidenza, acredini e polemiche lasceranno il posto alla collaborazione.

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