Overtourism, interviene il Parco delle Dolomiti Friulane: “Da noi niente tornelli né aragoste a 2.000 metri, ma cibi del territorio e produttori coraggiosi”
Mentre il governatore altoatesino Arno Kompatscher definisce il tornello sul Seceda illegittimo, pur riconoscendo i problemi che il turismo di massa sta generando in Alto Adige, il presidente del Parco delle Dolomiti friulane dice: “Chi viene da noi non troverà tornelli sui sentieri né aragoste a 2.000 metri, ma vecchie case e cibi del territorio”

FRIULI VENEZIA GIULIA. “Il tornello sul Seceda non è legittimo, ma il turismo mordi e fuggi sta diventando un problema”. Con queste parole solo pochi giorni fa il presidente altoatesino Arno Kompatscher è intervenuto sulla notizia, diventata virale in poche ore, dei tornelli sul Seceda e delle code infinite in Val Gardena, tra le mete più frequentate delle Dolomiti. Come risolvere allora la situazione? Secondo il Parco delle Dolomiti Friulane è semplice: “chi viene da noi non troverà i tornelli sui sentieri, l’over turismo da noi non esiste”.
A lanciare una piccola provocazione è Antonio Carrara, presidente del Parco, nell’editoriale dell’ultimo numero del giornale dell’ente. Carrara esordisce facendo notare che anche l’estate friulana è iniziata “con ottimi numeri”: segno che il trend di crescita del turismo montano coinvolge (fortunatamente) anche mete meno gettonate dall’invasione di massa che travolge invece molti altri territori, complice una comunicazione social che banalizza e svilisce i valori delle terre alte.
Ma si tratta di un turismo diverso. Il tornello in Alto-Adige rappresenta infatti soprattutto un grido d'allarme di contadini e proprietari di pascoli esasperati da turisti irrispettosi e interessati quasi esclusivamente a inseguire un selfie in quota. Non una novità, in realtà: come vi abbiamo raccontato, sei anni fa in Val di Funes la famiglia Runngatscher aveva installato un tornello, attraversabile dietro pagamento di un pedaggio, per motivi del tutto simili a quelli di oggi (qui l’articolo).
Tra le Dolomiti friulane, invece, si respira ancora (e si spera rimanga così a lungo) un’aria diversa: sono le Dolomiti sinonimo di maggiore spontaneità, di paesaggi più aspri dove la natura fa in buona parte da protagonista e spesso di maggiore fatica, se si vuole arrivare alla meta. Non a caso, il documentario prodotto da e dedicato al Parco si intitola “Le Dolomiti più selvagge”: presentato a maggio per il centenario della sezione Cai di Pordenone e nell’ambito del Festival dello sviluppo sostenibile, è stato ideato proprio per accompagnare il pubblico in alcuni dei paesaggi più integri dell’intero arco dolomitico.
Ed è dunque a turisti che amano il senso più autentico della montagna che si rivolge ora Carrara. “Chi viene a visitare il nostro territorio - si legge infatti nell’editoriale - non potrà certo contare su alberghi a sei stelle, quelle le può ammirare solo guardando il cielo nelle notti di agosto, ma potrà pernottare in quelle vecchie case adibite ad Albergo diffuso che ti danno l’impressione di tornare indietro nel tempo”. Niente aragoste a 2.000 metri, dunque, ma “i cibi nel nostro territorio, realizzati secondo le vecchie tradizioni da altrettanti coraggiosi produttori, molte volte giovani, che credono e investono quassù”.












