Contenuto sponsorizzato
| 06 lug 2025 | 19:59

Spese per la difesa al 5%? Non solo costi: “Dai droni ai satelliti, spazi di mercato enormi per settori ad alta tecnologia. Ma il percorso deve essere europeo"

L'aumento delle spese per la difesa, dice a il Dolomiti il professore Francesco Nicoli, deve necessariamente passare da una regia europea: “Gli spazi di mercato disponibili nei settori della difesa ad alto contenuto tecnologico sono enormi, ma il progetto d'investimento deve andare oltre i confini nazionali”

Spese per la difesa al 5%?

TRENTO. Dopo l'accordo raggiunto all'Aia per l'aumento delle spese per la difesa dei 32 Paesi membri della Nato, da giorni si discute della sostenibilità e delle modalità di applicazione del nuovo target, che nel giro di 10 anni (fino al 2035) dovrebbe portare la percentuale di Pil destinata a core defence – le 'classiche' spese relative ad ambiti militari – e sicurezza – spese con caratteristiche duali, che afferiscono sia al settore civile che militare – dal 2% complessivo al 3,5% e all'1,5% rispettivamente.

 

Al netto però delle cifre riportate – il generale Luigi Chiapperini aveva stimato negli scorsi giorni sul nostro giornale una spesa aggiuntiva tra i 4 e i 6 miliardi di euro l'anno (Qui Articolo) – a livello tanto politico quanto economico è centrale oggi valutare quanto di questa spesa risulti, nei fatti, un investimento. In altre parole, stimare che tipo di ritorno in termini di crescita ci si possa aspettare dalla massiccia ripresa delle attività dell'industria della difesa europea.

 

E in particolare per quanto riguarda i settori più innovativi e ad alto contenuto tecnologico – dall'impiego di laser alla produzione di droni – gli spazi di mercato disponibili sono ad oggi “enormi”, con potenziali ricadute significative anche nel settore civile.

 

A precisarlo a il Dolomiti è Francesco Nicoli, professore associato di Economia politica al Politecnico di Torino e fellow del think-tank Bruegel, che pone fin da subito l'accento sulla necessità di ragionare di difesa in chiave europea per rendere sostenibile un aumento “non solo possibile, ma anche opportuno viste le sfide odierne sul fronte della sicurezza”.

 

Una difesa europea

 

“La prima questione da affrontare – dice – è la sostenibilità della spesa. La maggior parte dei Paesi europei, tra i quali anche l'Italia, non ha ad oggi raggiunto pienamente il target del 2% di spese militari. I nostri problemi di sostenibilità fiscale, per esempio, porterebbero necessariamente a dei trade-off per il raggiungimento dell'obiettivo del 5%, con relative tensioni sulla sostenibilità del debito, sullo stato sociale e sul livello di tassazione”. Proprio per questo, dice l'esperto, è necessario ragionare oltre i confini nazionali.

 

“L'unico modo per raggiungere il livello di Pil concordato – continua – è farlo attraverso strumenti di spesa europea”. Rispetto a un'iniziativa come il Pnrr però, finanziato con gli Eurobond ma legato a dinamiche nazionali, in questo caso il contesto d'investimento dovrebbe essere in tutto e per tutto collettivo: “Il valore aggiunto di una difesa nazionale è oggi estremamente limitato. In Europa non servono 27 forze armate nazionali, visto e considerato tra l'altro che i sistemi di difesa sono sempre più spesso cross-border e non guardano al presidio del confine in sé e per sé”.

 

Gli esempi da questo punto di vista sono diversi e vanno dalla difesa anti-aerea – fronte sul quale l'Ue è parecchio indietro, Qui Articolo – al targeting satellitare – l'uso dei satelliti per localizzare e tracciare i bersagli – fino alla deterrenza nucleare – di cui si è parlato molto negli ultimi mesi dopo la proposta del presidente francese, Emmanuel Macron, di estendere l'ombrello nucleare di Parigi agli alleati europei.

 

“Sono tutti elementi – continua Nicoli – che mal si adattano al contesto nazionale. Quando si parla di 'beni' nel settore della difesa in Europa, dal controllo dei mari a quello dello spazio aereo, si parla necessariamente di beni collettivi: anche in ottica di divisione dei compiti tra i vari attori bisogna quindi pensare di costruire un 'bene' pubblico comune, specie per i settori citati in precedenza”.

 

Altrettanto comune, dunque, deve risultare l'investimento necessario. La proposta di Nicoli, elaborata in un lavoro per il think-tank tedesco CES-Ifo insieme all'ex direttore degli Affari economici e finanziari dell'Ue Marco Buti, prevede in sintesi che l'Unione prenda in carico l'1% del target relativo alla 'core defence' per gli investimenti legati a sistemi di loro natura sovra-nazionali. Sommando il (circa) 2% di spesa attuale, per raggiungere il 3,5% resterebbe così in capo ai singoli stati 'solo' uno 0,5% di Pil aggiuntivo: “Si tratta – precisa l'esperto – di un valore fattibile, pari più o meno al NextGen Eu”. Allo stesso modo, per Nicoli e Buti l'Ue dovrebbe poi impegnarsi nel cofinanziamento delle infrastrutture transfrontaliere legate alla sicurezza, coprendo lo 0,75% del Pil – e lasciando in capo ai singoli stati un ulteriore 0,75% per il raggiungimento degli obiettivi sottoscritti all'Aia.

 

“Nella nostra proposta – dice il professore del Politecnico di Torino – facciamo riferimento in primis alle necessità di difesa anti-aerea. Sul fronte delle infrastrutture sarebbe invece necessario concentrarsi su progetti dual use, che garantiscano quindi un utilizzo non solo militare ma anche civile e che svolgano una funzione di supporto alla vita economica anche al di fuori dei periodi bellici”.

 

Spese per la difesa e crescita

 

Al netto della provenienza dei finanziamenti però, la domanda successiva è capire se in questo contesto le spese per la difesa possano o meno diventare un fattore di crescita in Europa. Storicamente infatti, gli investimenti nell'industria bellica hanno avuto un impatto mediamente positivo sulle economie nazionali, vista anche l'alta intensità di manodopera richiesta. “Parlare di impatto positivo però – precisa Nicoli – è relativamente fine a sé stesso: è vero in generale per tutti i tipi di spesa pubblica, ma non tutti sono uguali. In altre parole: esistono aree di spesa pubblica più produttive”.

 

Il contesto attuale è però segnato da un settore bellico in pieno cambiamento: “La guerra in Ucraina – continua l'esperto – ci ha mostrato chiaramente come molte delle ipotesi fatte negli scorsi anni riguardo all'efficienza di particolari sistemi d'arma fossero sbagliate”. E le conseguenze sull'intero settore della difesa sono state (e continuano ad essere) profonde: “Si sta generando un grosso investimento dal basso per la creazione di strumentazione militare ad altissimo contenuto tecnologico, a partire dai droni fino al targeting satellitare, ai laser e ai sistemi per la guerra elettronica e digitale”.

 

Si tratta di settori di nicchia fino a 5 anni fa e oggi invece in piena espansione: “Sono tutti ambiti con spazi di crescita formidabili e grandi ricadute sull'economia dei Paesi. Se costruire infatti un carro armato, per esempio, non presenta particolari benefici collaterali sul fronte dello sviluppo, lo sviluppo per dire di particolari tecnologie di comunicazione presenta possibili applicazioni anche nell'ambito civile. Di fronte all'aumento delle spese per la difesa osserviamo un forte impulso proprio per quei settori che presentano contemporaneamente enormi spazi di crescita e grandi potenzialità sul fronte della produttività degli investimenti pubblici”.

 

Un esempio? Il Dolomiti ha da poco visitato la sede di Qascom a Bassano del Grappa, una delle realtà più innovative in Italia nel settore della space economy (Qui Articolo) e con un expertise particolare nel ramo della sicurezza dei sistemi di navigazione satellitari. Una questione centrale oggi in moltissimi ambiti, a partire proprio da quello della difesa. Dall'inizio dell'invasione russa dell'Ucraina, per esempio, lungo tutta la fascia di confine tra Russia, Ucraina, Bielorussia e Unione Europea è in corso un'attività continuativa di inibizione o 'inganno' dei segnali di navigazione: le applicazioni legate al segnale satellitare possono in altre parole non funzionare o addirittura fornire segnali volutamente errati. E proprio l'azienda di Bassano del Grappa mette a disposizione sistemi del genere alla Difesa per testare la robustezza dei nostri apparati.

 

“Parlando di produttività – continua Nicoli – il discorso è ben diverso quando si fa riferimento ai sistemi 'tradizionali', ma è necessario purtroppo investire anche . E' però sugli ambiti più innovativi che dobbiamo concentrarci: abbiamo l'opportunità per lo sviluppo di una vera industria europea, che superi le divisioni nazionali che hanno caratterizzato l'emergere delle grandi industrie della difesa di inizio '900, i cui eredi sono ancora oggi 'giganti' semi-governativi e molto concentrati da un punto di vista di struttura di mercato. Le nuove strutture di ricerca militare, le nuove aziende, sono nate e si muovono invece da sempre all'interno del mercato unico, favorendo nuove possibilità d'integrazione”.

 

E gli interessi vanno, anche in questo caso, ben al di là del solo ritorno economico: “I nostri competitor, ma potremmo pur dire avversari strategici – conclude l'esperto – dalla Cina alla Corea del Nord stanno testando sul campo in Ucraina le loro innovazioni militari, in primis per quanto riguarda i droni. La stessa cosa stanno facendo gli ucraini, ovviamente, ma da parte dei partner occidentali si rileva una certa miopia nell'attivarsi su questo fronte. Eppure la lezione della storia è chiara: nei conflitti si entra con moltissimi sistemi d'arma, ma alla prova dei fatti si mantengono solo quelli veramente efficaci. Oggi il conflitto è dominato dall'impiego di droni, se ne utilizzano migliaia ogni giorno: anche su questo fronte, cinicamente, dobbiamo cercare di cogliere l'opportunità”.

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Montagna
| 06 agosto | 19:21
A comunicarlo è la sezione valtellinese di Sondrio del Cai: "La chiusura durerà fino a nuove condizioni di fruibilità della montagna"
Società
| 06 agosto | 16:50
L'aumento della pressione turistica e la domanda dell'agricoltura, uniti alla temperature elevate e alla perdurante siccità portano i Comuni a [...]
Cronaca
| 06 agosto | 18:16
Sono diversi gli interventi messi in campo dai vigili del fuoco per allegamenti. Le squadre del distaccamento permanente di Pieve di [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato