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| 22 settembre | 21:30

"E' la fine di incubo", annullato il decreto di espulsione di Massimo Moratti. Marcia indietro delle autorità serbe

Le autorità serbe hanno deciso di annullare l'ordine di lasciare il Paese e il divieto di ingresso per un anno a Massimo Moratti, corrispondente dell'Osservatorio Balcani Caucaso. A intervenire era stata anche la Commissione europea mentre la presidente Von der Leyen aveva posticipato il viaggio a Belgrado

"E' la fine di incubo", annullato il decreto di espulsione di Massimo Moratti

BELGRADO. "E' la fine di un incubo". Queste le parole di Massimo Moratti rilasciate all'Osservatorio Balcani Caucaso Transeuropa. Le autorità serbe hanno revocato il decreto di espulsione del corrispondente da Belgrado (Qui articolo). "La mia famiglia e io siamo incredibilmente sollevati e molto grati a tutti quelli che si sono adoperati per risolvere questa questione".

 

Oggi, martedì 22 settembre, è stata così annullata la decisione di inizio mese: l'ordine cioè di lasciare il Paese entro quindici giorni con divieto di ingresso di un anno per questioni legate alla sicurezza (Qui articolo).

 

"A questo punto - spiega l'Osservatorio Balcani Caucaso - non ci sono più ostacoli all’ottenimento di un nuovo permesso di soggiorno".

 

A intervenire per "esprimere preoccupazione" sulla vicenda stata anche la Commissione europea. La presidente Ursula von der Leyen aveva deciso inoltre di posticipare il viaggio a Belgrado (Qui articolo).

 

Le misure adottate, ha spiegato la Commissione europea, nell’interesse della sicurezza nazionale "dovrebbero essere attuate nel rispetto del quadro giuridico serbo e in conformità con gli standard europei e internazionali in materia di diritti umani", senza che queste stesse misure comportino “una limitazione indebita delle libertà e dei diritti umani delle persone, compresi i giornalisti stranieri e gli operatori dei media". Ricordando che “la società civile e i giornalisti svolgono un ruolo fondamentale nello sviluppo di una società sana e democratica”, il portavoce ha messo in chiaro che questi valori "sono al centro non solo dell’Unione europea, ma anche del futuro della Serbia in quanto Paese candidato all’adesione e dei suoi cittadini".

 

Un avvertimento che è arrivato in un momento particolarmente delicato per i rapporti con il Paese candidato all’adesione. Il rifiuto di permesso di soggiorno temporaneo a Moratti era nei giorni in cui il presidente serbo Aleksandar Vučić aveva annunciato la data ufficiale per le elezioni parlamentari. Il prossimo 25 ottobre gli elettori serbi sono chiamati a votare per il rinnovo dell'assemblea nazionale. Una chiamata alle urne che si preannuncia tesa (Qui l'intervista a il Dolomiti di Massimo Moratti).

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