Contenuto sponsorizzato
Bolzano
25 gennaio | 13:47

La stagione invernale salvata solo dall'innevamento artificiale: i cannoni blindano gli incassi mentre gli ambientalisti insorgono

Con le precipitazioni ridotte al minimo, l’economia della montagna si affida totalmente alla tecnologia. Mentre il settore turistico celebra i successi delle vacanze natalizie, cresce la protesta per l’impatto idrico dei bacini

La stagione invernale salvata solo dall'innevamento artificiale
Foto d'archivio

BOLZANO. Precipitazioni inferiori del 90% rispetto alla media storica, niente fiocchi che scendono dal cielo, ma una stagione di quelle da incorniciare per l'economia dello sci altoatesino.

 

Solo grazie all'innevamento artificiale.

 

A tracciare il bilancio, con una difesa appassionata del sistema neve, è l’assessore provinciale Daniel Alfreider. Il punto di vista è quello di chi rappresenta le valli ladine, cuore pulsante del turismo invernale: “Diciamolo chiaramente: senza l’innevamento programmato, quest’anno per il turismo e lo sci sarebbe stato un disastro totale”.

 

Nulla da aggiungere o da ridire. Le immagini delle lingue di neve tra le montagne brulle le hanno viste tutti. Nonostante manchino ancora i dati ufficiali sui pernottamenti, le stime degli operatori parlano però di vacanze natalizie "super".

 

Un miracolo reso possibile dalla capacità di "sparare" neve a inizio dicembre, approfittando del crollo delle temperature. “Altrimenti — incalza Alfreider — non avremmo avuto nemmeno un giorno di sci. Invece oggi abbiamo piste perfette e un manto strepitoso, come confermano appassionati e maestri”.
 

Ed è per questo, per questo “miracolo” che le critiche ai nuovi bacini idrici non convincono l'assessore: “Senza queste opere, comprensori come Gardena, Badia, Obereggen o la Val d'Ultimo sarebbero rimasti chiusi”, dichiara.

 

E ora lo sforzo tecnologico diventerà ancora più cruciale in vista di Milano-Cortina 2026. Per i Giochi sarà necessaria una produzione imponente: circa 2,4 milioni di metri cubi di neve programmata, un volume d'acqua pari a 380 piscine olimpioniche.

Il caso altoatesino non è che lo specchio di una realtà che sta mettendo in ginocchio l’intero arco alpino e appenninico. Dalla Lombardia al Piemonte, fino ai comprensori del Veneto, il "miracolo" delle strisce bianche nel deserto marrone dei versanti è diventato quasi l'unico modello di sopravvivenza possibile. 

 

E se la politica difende il Pil, le associazioni ambientaliste alzano il livello dello scontro. Le critiche non si fermano: Mountain Wilderness, Legambiente e altre sigle puntano il dito contro l'impatto ecologico dei grandi bacini idrici, accusati di sottrarre risorse idriche preziose in un periodo di siccità prolungata. 

 

La sfida per il futuro è ormai tracciata: da una parte la necessità economica di mantenere in vita il "sistema inverno", dall'altra l'urgenza di un adattamento che non può limitarsi alla sola tecnologia, in un Nord Italia dove la neve naturale sembra ormai diventata un lusso del passato.

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Cronaca
| 18 agosto | 20:59
Dopo aver percorso per l'ennesima volta la Translagorai, Attila Dalla Palma racconta una realtà che non si sarebbe aspettato di incontrare lungo [...]
Cronaca
| 18 agosto | 20:20
Mattia Maestri aveva 4 anni quando mangiò un formaggio a latte crudo contaminato, rimanendo per nove anni in stato vegetativo prima di morire lo [...]
Cronaca
| 18 agosto | 18:20
L'osservatorio panoramico di Cima Costabella di nuovo nel mirino dei vandali, dopo il furto delle lamelle che indicavano i nomi delle vette ora [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato