Nelle scuole del Cadore si guarda allo spazio con mani e occhi diversi. “Un progetto di inclusione e comunità. Spero che qualcuno sogni di diventare astronauta”
Parte l'edizione spazio di “Mani come Occhi”, il progetto che vuole portare nelle comunità del Cadore iniziative per fare educazione, costruire inclusione e creare legami nei territori. A guidarlo un gruppo di lavoro di insegnanti, giovani e realtà territoriali che puntano a estenderlo anche alle zone periferiche. “Non devono esistere limiti quando si tratta del futuro dei giovani. Come adulti dobbiamo dare l’esempio di collaborazioni ampie e propositive che generano cambiamento”

PIEVE DI CADORE. “Sono certo che lo spazio sortirà un effetto wow, soprattutto nei piccoli, come già avvenuto con il primo laboratorio: vedranno stelle e pianeti, in un’emozione che li accompagnerà nella crescita come individui e professionisti. La nostra maglietta finirà forse in un cassetto, ma si ricorderanno di aver potuto osservare il cielo e magari qualcuno sognerà di diventare astronauta”.
C’è entusiasmo nelle parole di Mattia Baldovin, referente del gruppo “Mani come occhi” e consigliere di Pieve di Cadore, nel presentare a Il Dolomiti l’edizione spazio, prima fase del progetto che porterà bambini e ragazzi della vallata cadorina in un percorso laboratoriale a tutto tondo.
Il percorso, con capofila il Museo dell’occhiale, è sostenuto dai contributi di Cortina Banca e Lions Cadore Dolomiti e coinvolge la scuola dell’infanzia di Vigo di Cadore e la Scuola dell’ottica di Pieve, ma l’obiettivo è proseguire nei prossimi anni in sempre più realtà del territorio. “Vogliamo arrivare nelle aree più periferiche del Cadore - racconta Baldovin - affinché tutti abbiano le stesse opportunità di fare esperienze educative innovative e stimolanti. Non devono esistere limiti quando si tratta del futuro dei giovani e come adulti dobbiamo dare l’esempio di collaborazioni ampie e propositive che generano cambiamento”.
Tre le fasi di questa prima edizione. I bambini dell’asilo di Vigo hanno iniziato questa settimana i primi laboratori: costruiranno un sistema solare con la formatrice Laura De Rosa tramite tecniche di pittura, materiali vari e attività di bricolage. I lavori saranno poi esposti in una stanza oscurata per far risaltare luci e materiali fluorescenti.
I ragazzi delle superiori costruiranno invece, con la formatrice Marcella Basso, una versione tattile del sistema solare. Su tavole di compensato, i pianeti saranno realizzati per poter essere esplorati senza l’uso della vista: gli studenti devono quindi scegliere materiali e forme idonei. In più inseriranno spiegazioni in lingua braille per rendere il percorso inclusivo. In parallelo, la classe quinta creerà montature che replicano i difetti visivi, donate da Luxol, e che saranno il cuore della mostra finale: all’esposizione, prevista per maggio presso la latteria di Vigo (e aperta al pubblico tutta l’estate), i visitatori dovranno infatti indossare gli occhiali per fare esperienza di cosa significa vedere in maniera ridotta.
C’è quindi tutto: manualità, lavoro di squadra, studio, formazione, avvicinamento all’inclusione e alle tematiche della cecità e dell’ipovisione. “Siamo partiti dal Museo nel 2023 - prosegue Baldovin - con alcuni laboratori. L’obiettivo però è sempre stato raggiungere le varie scuole del Cadore: doveva cioè essere l’evento ad andare nei territori, perché è così che si fa inclusione”.
A ciò si aggiungerà l’intervento di esperti, fotografi e appassionati (tra cui Alessandra Masi, Beatrice Da Rin, Francesco Azzolin e Giulia Iafrate) che gratuitamente si sono resi disponibili a spiegare ai ragazzi lo spazio e la ricerca su lenti e strumentazione. Non solo lezioni però: ci saranno uscite di osservazione delle stelle, come Casera Razzo a San Vito (in programma sabato 24), l’osservatorio di Cortina e una cena all’Eremo dei Romiti a Domegge. “Scuola, comunità e associazioni - commenta - creano tutto ciò grazie ai ragazzi, senza i quali non avremmo lo stimolo. Perciò abbiamo il dovere di offrire loro esperienze sempre nuove. Inoltre queste reti poi restano: il gruppo Mani come occhi, la Scuola dell’ottica e l’asilo di Vigo con insegnanti molto sensibili, Casera Razzo, associazioni, bambini e famiglie. Il logo è stato poi fatto da Giada Cimenti, 19enne cadorina che da subito ci ha aiutato. Nella crescita della comunità e nell'educazione siamo quindi tutti in campo e dobbiamo dare fiducia ai ragazzi: ripetiamo sempre di sentirci soli in montagna, ma occasioni come queste fanno sì che le generazioni si uniscano. Pensiamo a cosa si è creato a Vigo con una comunità sana e attenta. La scuola mi ha invitato all'incontro di sabato e la cena è offerta dalle associazioni locali. Sono rimasto piacevolmente sorpreso perché non era stato richiesto: si sono sentiti talmente coinvolti e la comunità è così attenta che la Regola ci darà la sala per la mostra finale. Senza tutto ciò, senza fotografi e appassionati di astronomia, scuole e associazioni, non ce l’avremmo fatta. Alla Scuola dell’ottica arriveranno inoltre strumenti per alunni con difetti visivi e per fare screening sul territorio, proprio grazie alla cooperazione tra amministrazione, Provincia, scuola, Bim. A volte ci concentriamo solo sui soldi, certamente indispensabili, ma il punto primario è fare squadra”.


















