“L'arte di Vaia” nei boschi del Trentino tra il Drago, la Lupa e ora l'Aquila (FOTO). Martalar: “Due nuovi progetti in cantiere nel Tesino e nelle Giudicarie”
L'artista veneto, famoso per aver realizzato negli ultimi anni opere di grandissimo successo in Trentino come il Drago Vaia e la Lupa del Lagorai, ha concluso negli ultimi giorni la sua ultima fatica in Trentino: l'Aquila Vaia, sulla piana della Marcesina a Grigno. Ma le proposte arrivate (ed i progetti in cantiere) sono tanti: “Sui social tutte le mie sculture hanno segnato numeri molto importanti”

TRENTO. Dal Trentino al Veneto fino alla Lombardia (con diverse proposte da Emilia Romagna e Toscana): sono molte le richieste arrivate ultimamente a Marco Martalar, lo scultore veneto che con la sua arte dà vita a gigantesche figure realizzate con gli scarti in legno della tempesta Vaia. Una tecnica peculiare che ha ottenuto un successo strepitoso grazie all'ormai celebre Drago Vaia (Qui Articolo) di Lavarone, seguito nel corso degli anni prima dalla Lupa del Lagorai a Vetriolo (Qui Articolo) e poi, negli ultimi giorni, dall'Aquila Vaia a Marcesina Barricata, nel Comune di Grigno (Qui Articolo). Il tutto all'insegna di una land art in simbiosi con la natura e destinata, nel tempo, a degradare e poi a sparire, a causa dell'azione degli elementi sul legno (volutamente) non trattato.
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Tre dunque le opere attualmente realizzate in Trentino anche se, come spiega l'artista a il Dolomiti, all'orizzonte ci sono novità: “Non posso ancora fornire tutti i dettagli – dice infatti Martalar – ma ci sono altre due opere in cantiere in provincia di Trento, una in Tesino e una nelle Giudicarie. Entrambe saranno realizzate con la medesima tecnica che ha portato alla nascita del Drago, della Lupa e dell'Aquila e le dimensioni saranno, come sempre, importanti”. Come già riportato però (Qui Articolo) se si contano anche installazioni con misure, per così dire, più contenute, il 'catalogo' delle figure rappresentate da Martalar si amplia non poco, includendo anche un cervo (a Lavarone), un gallo (a Gallio) e un'ape (in Val del Chiampo, Qui Articolo).

Dai confini del Veneto e del Trentino Alto Adige poi, le due Regioni che più di tutte hanno patito i danni della tempesta che nel 2018 ha abbattuto decine di milioni di alberi, come anticipato l'artista si è spostato anche in Lombardia: “In Val Camonica ho realizzato un 'basalisc' (una figura mitologica simile nelle fattezze ad un drago) e a Quinzano d'Oglio un airone – spiega –, ma in generale dopo il successo del Drago Vaia ci sono state grandi richieste”. Come grande è il successo, sia in termini di like e visualizzazioni (Qui Articolo) che di pubblico (Qui Articolo), portato dalle figure in legno realizzate da Martalar, diventate negli ultimi anni quasi delle location di culto per scattare una foto o un selfie da condividere poi sui social.
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“E' una dinamica che ho osservato anche sui miei profili – conferma l'artista – quanto posto gli scatti dei miei lavori vedo che i numeri sono veramente importanti e che le persone li condividono con piacere”. Un esempio? La fotografia dell'ultimo lavoro di Martalar, l'Aquila Vaia, è stata condivisa verso le 13 e 30 del 26 giugno sulla pagina Facebook dello scultore (seguita da circa 15mila persone) e meno di 30 ore dopo i 'like' erano già quasi 14mila, un migliaio i commenti e quasi 1900 le condivisioni. Se torniamo indietro di qualche anno, al dicembre 2021 dopo aver spopolato sui social le immagini virali del Drago Vaia a Lavarone avevano fatto il giro d'Europa finendo addirittura in Belgio (Qui Articolo).

Un successo, insomma, che va al di là dei confini per opere che vogliono in fondo essere la testimonianza artistica dell'enorme ferita che nel 2018 si è aperta nelle foreste del territorio e che, tutt'oggi, è ben lontana dal considerarsi chiusa (Qui Articolo) a causa delle conseguenze a lungo termine degli schianti e dell'epidemia di bostrico che ne è derivata. “L'idea alla base – dice Martalar – è quella di creare una forma di land art da inserire in un contesto naturale. Proprio per questo il legno che utilizzo non viene trattato: il materiale si trasforma a causa degli agenti atmosferici e le opere stesse, prima o poi, si degraderanno fino a sparire”. Su questo fronte però, ovviamente, non c'è nessuna fretta: “Le prime installazioni, risalenti a 5 anni fa, attualmente sono ancora in uno stato perfetto” conclude lo scultore.













