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Sanità, il Trentino cerca di copiare il Veneto, ma la delibera di Zaia intanto viene impugnata dai sindacati. La Cisl medici: ''Soluzioni che non andrebbero nemmeno prese in considerazione''

L'ipotesi è quella di copiare il Veneto in merito alle nuove assunzioni di medici neolaureati, ma anche di prevedere una Facoltà di medicina e chirurgia a Trento. Paoli: "Troppi punti interrogativi e incapacità di saper programmare. Stanziassero risorse per adeguare il comparto agli standard europei" 

Di Luca Andreazza - 19 agosto 2019 - 18:44

TRENTO. E' sempre più teso il rapporto tra la Provincia e la Cisl medici. Ora la vicenda si arricchisce di un ulteriore capitolo, quello che riguarda l'ipotesi di copiare il Veneto in merito alle nuove assunzioni di medici neolaureati, ma anche di prevedere una Facoltà di medicina e chirurgia a Trento

 

Il sindacato è favorevole alla proposta, ormai decennale, dell'ex presidente dell'ordine dei medici chirurghi e odontoiatri della Provincia di Trento, Giuseppe Zumiani, e ripresa dall'assessora Stefania Segnana, ma il nodo resta soprattutto quello di programmare il comparto.

 

"In Veneto - commenta Nicola Paoli, segretario della Cisl medici - il presidente Zaia ha sentito la necessità di assumere di assumere 500 neolaureati abilitati alla professione medica, senza titolo specialistico, nonostante nella sua Regione ci siano già due facoltà di medicina e chirurgia (Padova e Verona), senza dimenticare innumerevoli scuole di specialità. Non è la mancanza di un'università che fa di Trento un territorio carente di medici da assumere nel pubblico servizio, ma l'errata programmazione delle borse di studio trentine e quella delle scuole specialistiche".

 

Un altro punto è l'ipotesi copiare la delibera del Veneto, cioè inserire neolaureati. Il giudizio dell'Anaao Assomed veneto, il sindacato dei medici dirigenti del Servizio sanitario nazionale, è negativo sul provvedimento della Regione Veneto che, per contrastare la carenza di camici bianchi intende avviare un percorso parallelo di formazione nei prossimi mesi per 320 medici di pronto soccorso e 180 tra geriatri e internisti, finanziato con 25 milioni di euro.

 

E se l'Anaao intende impugnare la delibera e inviare un esposto alla corte dei conti, il sindacato trentino non si dice contrario a priori in quanto il servizio pubblico va garantito ovunque sul territorio, ma si devono rispettare parametri di qualità comuni a tutti, negli ospedali di valle come in quelli cittadini, nelle sedi periferiche come in quelle centrali.

 

"Ma ormai si discute a buoi scappati. Ogni tentativo di soluzione è un passo avanti - aggiunge la Cisl medici - un inizio ma se le buone intenzioni sono da apprezzare in un assessore pragmatico, non altrettanto la risoluzione dei problemi ci sembra meritevole di essere preso in considerazione. Quale garanzia di competenze potranno fornire ai cittadini giovani medici con alcuni mesi di preparazione e formazione? Chi saranno questi tutor che dovrebbero formare in ospedale i nostri neolaureati? Come potranno fare da tutor i nostri dirigenti medici ospedalieri che a causa dei sotto-organici attuali e al sovraccarico di ore di straordinario attuali non potranno di certo togliere tempo all'assistenza pubblica per dedicarla al tutoraggio?".

 

Sono, infatti, diverse le domande che il sindacato mette sul tavolo per l'organizzazione operativa in caso di via libera a questo modello. "Se aspettiamo di costruire una facoltà di medicina e chirurgia a Trento - conclude Paoli - dopo le brillanti idee sul Not, ci vorranno anni, ai quali aggiungerne altri sei del corso di studi, prima di avere i primi medici in numero sufficiente al nostro territorio. Meglio sarebbe stato valorizzare e incentivare i nostri dirigenti medici trentini sul piano economico e con progressioni di carriera, che pagare tutti gli straordinari ad oggi lavorati gratuitamente. Sarebbe stato più opportuno, attraverso quanto previsto dal contratto provinciale della dirigenza medica e dall’accordo della medicina generale, riconoscere l’intensa e indispensabile attività di questi professionisti, compresi quelli che lavorano nelle Apsp, adeguandone il trattamento economico agli standard europei".

 

Un comparto sanità in fermento. Ormai i casi di scontro tra la Cisl medici e la Provincia sono diversi, dal maxi ambulatorio di viale Verona a Trento (Qui articolo) alla mobilitazione dei medici di base dopo 40 anni di storia, il primo e unico sciopero era stato quello del 1978 (Qui articolo) e la querelle sul servizio di continuità assistenziale in Tesino e Ledro (Qui articolo). A questo si aggiungono anche la azioni di Nursing up tra petizione (Qui articolo) e la possibilità di una mobilitazione generale del settore in settembre (Qui articolo), così come le tensioni tra parti sociali e Pat a causa dello stallo nel contratto di settore. 

 

Questo mentre sul tavolo c'è l'ipotesi del taglio o razionalizzazione di 120 milioni di euro10 milioni di euro nel 2020, poi 20 nel 2021, 40 nel 2022 e infine 50 milioni di euro nel 2023, tutto contenuto nella lettera riservata inviata all'Apss dalla assessora Stefania Segnana, nella quale al direttore generale si chiede di strutturare un ''piano di efficientamento'' (Qui articolo).

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