Ottime previsioni per la vendemmia in Veneto, tra le migliori degli ultimi anni: 100 mila tonnellate di uva in più nel 2025, ma serve puntare su nuovi mercati
Ottime prospettive per il settore vitivinicolo veneto: secondo Veneto Agricoltura, la produzione di uva nel Veneto è stimata attorno ai 14 milioni di quintali, con un incremento previsto tra +3% e +5% rispetto al 2024. Non mancano preoccupazioni per i dazi, ma c’è attesa per il Pacchetto vino dell’Unione europea che potrebbe aiutare il settore

BELLUNO. La produzione nel Bellunese sarà in linea con il 2024 (+1%), ma a livello regionale è previsto un incremento importante. “Dai dati dell’Osservatorio economico agroalimentare di Veneto Agricoltura e Crea emerge un quadro positivo: la produzione di uva nel Veneto è stimata attorno ai 14 milioni di quintali, con un incremento previsto tra +3% e +5% rispetto al 2024. Un risultato favorito da nuovi impianti e da un andamento climatico che, pur con episodi di maltempo e grandinate localizzate, ha garantito uno sviluppo vegetativo regolare e uno stato sanitario buono”, commenta Federico Caner, assessore regionale all’agricoltura.
Mentre rimane alta l’attenzione dei sindacati sul rispetto delle norme di sicurezza per i lavoratori, le prospettive di produzione per uno dei settori centrali nella regione sono positive. Secondo Veneto Agricoltura, infatti, l’uva è in ottime condizioni e la situazione sanitaria sotto controllo, al punto che la vendemmia 2025 si prospetta tra le migliori degli ultimi anni.
È quanto emerge dalla 51° edizione del Trittico Vitivinicolo Veneto, organizzato da Regione del Veneto e Veneto Agricoltura in collaborazione con Crea (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria), Arpav e Avepa. I dati previsionali lasciano ben sperare: sono attese circa 100.000 tonnellate di uva in più rispetto alle 1.374.400 prodotte nel 2024. Complici i minori danni dovuti alla peronospora, le perdite dovute alla grandine rimaste invariate e il fatto che, nonostante il 2025 sia stato tra le annate più calde degli ultimi settant’anni e le ondate di calore di giugno e agosto si siano rivelate durature e intense, il fresco e le precipitazioni di luglio hanno riequilibrato la situazione.
Nello specifico, a Belluno la produzione si attesta su un +1%, mentre a Padova e Rovigo si prevede un incremento fino al +10% per Glera, Pinot grigio, Merlot e Cabernet. Stabile anche Treviso, con eccezione di Pinot grigio (+2%) e Glera (-3%), vitigno che invece cresce nel Veneziano (+5%) assieme allo Chardonnay (+3%), mentre cala il Pinot grigio (-3%). Per Vicenza e Verona sarà un’annata particolarmente positiva, con aumenti fino al +15% per Merlot e +10% per Corvinone e Garganega. E il trend positivo si estende anche al resto del nord-est: in Friuli Venezia Giulia la produzione è stimata in crescita del 10%, mentre in Trentino-Alto Adige si prevede un incremento del 5-10% (qui il nostro approfondimento).
“Nonostante la piovosità e temperature sopra la media - conclude Caner - siamo riusciti a gestire i vigneti in maniera ottimale. L’unica preoccupazione è legata al contesto internazionale, vista la conferma dei dazi statunitensi, ma il Veneto è perfettamente in grado di gestire quest’aumento. A tal proposito, guardiamo con attenzione al pacchetto vino dell’Unione Europea, che ci potrà dare una mano a contrastare le conseguenze legate ai dazi. Inoltre, quello americano non è l’unico mercato esistente: esorto sempre i nostri produttori a ricercare anche nuove opportunità altrove”.
Il Pacchetto è una proposta volta a rafforzare e in parte riformare la politica vitivinicola dell’Unione ed è in fase di approvazione da parte di Parlamento e Consiglio europei. La vitivinicoltura è infatti un settore che sta affrontando diverse sfide, dai recenti dazi a cambiamenti climatici, fitopatie e un andamento europeo dei consumi ai minimi storici (-3,1% nel 2024). Tra i punti inseriti, si propone ad esempio di riconoscere agli Stati la possibilità di adottare misure volontarie, quali estirpazione, vendemmia verde e distillazione, per prevenire e gestire le eccedenze nelle cantine e contribuire a stabilizzare il mercato.
C’è poi maggiore flessibilità nelle autorizzazioni ai reimpianti e si prevede che le campagne promozionali finanziate dall’Ue nei Paesi terzi abbiano una durata maggiore da 3 a 5 anni, nonostante Confagricoltura chieda la cancellazione totale del vincolo temporale per consolidare i mercati e sostenere la promozione di prodotti. Inoltre, manca un intervento per semplificare le procedure di accesso ai fondi, principale causa della perdita di appetibilità di queste misure di finanziamento, né si risolve il problema della rigidità finanziaria dei programmi settoriali: basti pensare che l’Italia, nell’ultima annualità, ha riconsegnato all’Ue 87 milioni di euro lasciati inutilizzati fino a scadenza.












