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Trento
03 aprile | 06:00

Trump dichiara la guerra commerciale, dazi al 20% per l'Europa. A rischio miliardi di esportazioni verso gli Stati Uniti e anche il vino trema

Il tycoon ha annunciato i dazi reciproci: "L'Europa un duro commerciante, ci hanno derubato per anni, sono patetici". Preoccupazione tra i produttori, dopo decenni di crescita si rischia un arretramento 

TRENTO. E dazi reciproci furono. La guerra commerciale è iniziata. Il presidente degli Stati Uniti d'America, Donald Trump, ha annunciato le misure come "una risposta a decenni di squilibri". Dalla mezzanotte sono scattate le tariffe del 25% su auto e componenti importati negli Usa. I più alti sono per il Vietnam (il 46%) e la Cambogia (49%). Tra gli altri Paesi più colpiti spiccano il Myanmar (44%), la Tailandia (36%), Taiwan (32%), l'Indonesia (32%), la Svizzera (31%) e l'India (26%). Spicca anche il 44% a Myanmar. Alla Cina il 34%. Il 10% alla Gran Bretagna. E l'Unione europea? Il 20%.


"Questo è il giorno della liberazione. Sarà per sempre ricordato come il giorno in cui l’industria americana è rinata. L'età dell'oro dell'America sta tornando", le parole di Trump che ha definito l’Europa come un "duro commerciante. Ci hanno derubato per anni, sono patetici" e indicando un livello tariffario imposto al 39% replica con un 20%, mostrando un cartello con le imposizioni reciproche previste anche per gli altri Paesi.

 

A fronte della chiusura americana alla negoziazione, il governo intende trovare una soluzione. "L'introduzione da parte degli Usa di dazi verso l'Unione europea è una misura che considero sbagliata e che non conviene a nessuna delle parti", scrive sui social la premier Giorgia Meloni. "Faremo il possibile per lavorare a un accordo con gli Stati Uniti, con l'obiettivo di scongiurare una guerra commerciale che inevitabilmente indebolirebbe l'occidente a favore di altri attori globali. In ogni caso, come sempre, agiremo nell'interesse dell'Italia e della sua economia, anche confrontandoci con gli altri partner europei".

 

E' necessaria "un approccio pragmatico, basato sul dialogo.", Così il ministro Antonio Tajani. "Serve un negoziato costruttivo, con la schiena dritta, che tenga conto delle preoccupazioni americane ma tuteli i sacrosanti interessi europei. Il Governo non lascerà indifeso il sistema produttivo italiano".


Inevitabili le reazioni con Federvini che "profondo rammarico e forte preoccupazione”, mentre a il Dolomiti Marco Scartezzini, fondatore di Liber Group, realtà delle Dolomiti che da più di 20 anni commercializza in Trentino Alto Adige, in Italia, all'estero e negli Stati Uniti vini di altissima qualità e punto di riferimento e di contatto tra produttori e mondo Ho.Re.Ca., spiega che "bisogna capire eventuali differenziazioni e eventuali margini di manovra. Rispetto alle ipotesi iniziali il 20% è ancora il male minore, ma ci può essere un danno all'export".

 

Le ultime settimane sono, infatti, state caratterizzate da un particolare nervosismo per i produttori italiani. Un periodo delicato, gravato dall'incertezza sulle misure. I dazi non erano ancora entrati in vigore, ma già la filiera in moltissimi casi si era bloccata.

 

Ancora difficile valutare le ripercussioni ma già qualcosa si è pagato tra navi ferme, magazzini pieno e ordini sostanzialmente azzerati. Troppo alto il rischio dell'entrata in vigore delle misure americane nel mezzo del trasporto.


Ora sono arrivati i dazi e c'è da valutare la risposta dell'Unione europea e il comportamento degli importatori e dei consumatori. L’export verso gli States vale quasi 8 miliardi di euro (il 25% di quello europeo), il secondo sbocco commerciale dopo la Germania. Un prodotto agroalimentare venduto nel mondo ogni 10 finisce sulle tavole americane. I principali prodotti di esportazione negli Stati Uniti? Il vino (2 miliardi), olio (quasi 1 miliardo), pasta (1 miliardo) e formaggi (550 milioni).

 

L'ultimo decennio a livello globale è in crescita (da 28 a 70 miliardi) e la barriera protezionistica a stelle e strisce può portare a rallentare una dinamica positiva con ripercussioni sugli altri mercati a causa di una spirale inflazionistica. 

 

In Trentino le maggiori quote di vendita all'estero sono “macchinari e apparecchi” (23,7%), “prodotti alimentari, bevande e tabacco” (18,9%) e “mezzi di trasporto” (11,2%). Complessivamente, queste tre categorie merceologiche rappresentano poco meno del 54% delle esportazioni provinciali.


A tremare il vino. Gli Stati Uniti sono la prima piazza mondiale per l'Italia. A dipendere maggiormente dagli Usa sono per il proprio export sono infatti i vini bianchi Dop del Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia, con una quota del 48% e un valore esportato di 138 milioni di euro nel 2024; i vini rossi toscani Dop (40%, 290 milioni), i vini rossi piemontesi Dop (31%, 121 milioni) e il Prosecco Dop (27%, 491 milioni). Un mercato, quello statunitense, di riferimento anche per l'olio (34% sul totale).

 

In Trentino per il vino si parla di un volume di affari di circa 200 milioni. Il Trento Doc sembra un po' più al riparo ma comunque c'è il rischio di veder sfumare quote importanti del mercato. Non a caso si iniziano a valutare e approfondire, sul lungo periodo, altri possibili sbocchi, dal Brasile ai Paesi Arabi. Grandi numeri che i dazi possono scombinare.

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