"L'Ice? Banda di dilettanti armati". Da rischio nuove escalation al suprematismo bianco, Del Pero: "Chi non vede disegno autoritario è in malafede o accecato dall'ideologia"
L'analisi di Mario Del Pero, docente a Sciences Po a Parigi: "In un anno l'Ice ha visto il numero dei suoi agenti più che raddoppiato, da 10 a 22mila con l’obiettivo di arrivare a 50mila per la fine del mandato di Trump. Si tratta di agenti reclutati primariamente sulla base di affiliazione politico-ideologica. Pare, ma non abbiamo ad oggi prove certe, che tra l’Ice stiano transitando anche molti membri di milizie del suprematismo bianco"

TRENTO. Partiamo da alcuni articoli. “La battaglia per Minneapolis” titola il New Yorker, evocando uno scenario da 'resistenza' per la popolazione – e per le autorità – della città del Minnesota: “Mentre Donald Trump porta la sua vendetta su una città liberale, cittadini, manifestanti e leader civici cercano di proteggersi a vicenda”.
In prima pagina il New York Times sottolinea come ancora una volta – era già successo con l'uccisione della 37enne Renee Good ad opera di agenti dell'Ice poco più di due settimane fa – dopo la morte del 37enne Alex Pretti – subito etichettato come “domestic terrorist” dall'amministrazione Usa, che ha cercato di escludere le autorità locali dalle indagini sulla morte dell'uomo – le autorità del Minnesota e gli ufficiali federali si scontrino sui fatti in un caso di sparatoria mortale, mentre: “I video non fermano Trump dal raccontare una versione diversa”.
In un'intervista al Wall Street Journal lo stesso Trump si è rifiutato di dire se l'agente federale che sabato ha sparato e ucciso Pretti – dai video risulta chiaramente che il 37enne, in legale possesso di una pistola semiautomatica, era stato disarmato dagli agenti della Border Patrol prima di essere colpito, nonostante la segretaria della Homeland security, Kristi Noem, avesse detto che Pretti era stato colpito mentre "brandiva" l'arma – abbia agito in maniera inappropriata, confermando però che l'amministrazione Usa sta “analizzando ogni cosa” in merito all'incidente e sottolineando che “a un certo punto” gli agenti dell'immigrazione dovranno lasciare l'area.
Nel frattempo il Minnesota Star Tribune parla di “territorio inesplorato” per definire lo scontro in atto tra le autorità federali e quelle statali in Minnesota. Sull'Atlantic, in un pezzo di opinione firmato da Jonathan Rauch, il titolo è sintetico: “Sì, è fascismo”.
La portata dell'escalation che da settimane il dispiegamento degli agenti dell'Immigration and customs enforcement – l'Ice – e della Border Patrol sta portando a Minneapolis è per molti versi storica, esacerbando la tensione sull'intero sistema costituzionale americano e mettendo per l'ennesima volta in luce la declinazione “imperiale” della seconda presidenza Trump.
Una svolta autoritaria, dice Mario Del Pero – professore di Storia internazionale a Sciences Po, autore di libri e manuali sulla storia e sul presente degli Stati Uniti (dell'ultimo, “Buio Americano”, ne avevamo parlato Qui) – che oggi è chiarissima: “Bisogna essere accecati dall'ideologia, o in malafede, per non vederla”.
Il Dolomiti lo ha raggiunto per analizzare l'impatto e il peso politico dell'ultima escalation “interna” cercata dall'amministrazione Trump e per fare chiarezza sul ruolo e la natura dell'Ice, tra le cui fila, dice Del Pero, si ipotizza tra l'altro la presenza di "membri di milizie legate al suprematismo bianco".
Gli “esecutori”, per così dire, sono appunto gli agenti dell'immigrazione americana, dislocati in una città – Minneapolis – e in uno Stato – il Minnesota – di lunghissima tradizione democratica (per dire, nelle elezioni dell'84, stra vinte da Reagan, il Minnesota fu l'unico Stato in cui il candidato repubblicano non vinse) e dispiegati, sottolinea ancora Del Pero, “a migliaia, con libertà d’azione e piena impunità da parte di questa amministrazione”. Ecco le sue parole.
In circa due settimane due persone - la 37enne Renee Good e il 37enne Jeffrey Pretti - sono state uccise a colpi di arma da fuoco da personale dell'Ice e del Border patrol statunitense a Minneapolis, dove continuano le proteste e gli scioperi mentre il sindaco ha chiesto l'intervento della Guardia nazionale. Cosa sta succedendo nella città del Minnesota, e perché proprio a Minneapolis?
I motivi sono diversi. Innanzitutto perché sono una città e uno Stato governati dai Democratici. Si tratta quindi di una prova di forza, di un braccio di ferro tra potere federale e potere statale e municipale per imporre le posizioni del potere federale: Minneapolis arriva dopo Los Angeles, Washington, Chicago, Portland. Perché a Minneapolis c’è una consistente comunità somala e alcuni membri di questa comunità sono stati coinvolti in uno scandalo di truffa ai danni del governo federale, diventato il pretesto per lanciare un attacco contro lo Stato. Perché il Minnesota ha una grande tradizione di sinistra – non a caso il partito democratico del Minnesota si chiama “Partito democratico degli agricoltori laburista”, negli anni ’40 sotto questa sigla si riunirono tutta una serie di organizzazioni di ispirazione socialdemocratica – uno Stato dove i democratici continuano a vincere e dove portano politiche sociali molto espansive. E soprattutto, politiche di accoglienza. In Minnesota è come detto presente una grande comunità somala perché lo Stato, collaborando con organizzazioni religiose e per i diritti umani, ha promosso programmi di accoglienza che negli anni ’90 accolsero migliaia e migliaia di somali fuggiti dalla guerra civile. Quindi c’è anche una valenza politico-simbolica.
Qual è l'obiettivo di Trump nell'alzare il livello della tensione? Il caso del Minnesota si può leggere come una sorta di "laboratorio" per testare ancora una volta i limiti dell’esecutivo - se non di un vero e proprio tentativo di svolta autoritaria?
Credo di sì. C’è chiaramente un disegno autoritario: bisogna essere ciechi per non vederlo. Ciechi o accecati dall’ideologia – o in malafede. Lo vediamo a molteplici livelli. Se ci troviamo davanti a vertici dello Stato che mentono sistematicamente, che inventano verità alternative patentemente conflittuali con numerosi video e testimonianze, per giustificare un’esecuzione – perché di questo si è trattato – allora abbiamo un governo autoritario. Qualsiasi governo, di qualsiasi colore politico, avrebbe risposto a una vicenda come l’assassinio da parte dell’Ice di Renee Good sospendendo temporaneamente l’agente responsabile, aprendo un’indagine e collaborando con le autorità statali e municipali nell’indagine. Invece, pochi minuti dopo sia quell’assassinio che l’esecuzione di sabato i vertici dello Stato federale, a partire dall’improponibile segretaria della Sicurezza nazionale, hanno subito emesso una sentenza, patentemente stridente con le testimonianze e le immagini che abbiamo visto. Accusando le due persone che hanno perso la vita di essere dei terroristi, e sostenendo in entrambi i casi che gli agenti abbiano agito per legittima auto-difesa. Il governo federale non ha autorizzato il coinvolgimento nelle indagini delle autorità statali e municipali e nel caso di Good – ma accadrà presumibilmente anche nel caso di Pretti – l’indagine è stata immediatamente archiviata senza alcuna incriminazione. Questo è l’agire di un governo violento e autoritario. Non c’è altro modo per chiamarlo.
Cosa sono Ice e Border Patrol? Molti parlano in particolare dell'Immigration and customs enforcement come di una sorta di "milizia" di Trump, come vengono reclutati gli agenti? Secondo un recente report, nei processi di reclutamento per gli agenti dell'Ice si farebbe diretto riferimento all'universo del suprematismo bianco e dell'estrema destra, ci sono dei collegamenti?
Ice e Border Patrol sono due strutture diverse. La seconda ha il compito di pattugliare le frontiere del Paese e impedire ingressi illegali. L'Ice è un’agenzia creata all'interno di una riforma che porta alla creazione, dopo l’11 settembre, del Dipartimento della Sicurezza interna – l’Homeland Security – ed è responsabile per il controllo dell’immigrazione e delle dogane. Tendenzialmente aveva compiti primariamente amministrativi per verificare il corretto status degli immigrati presenti nel Paese. Ice è diventato già nella prima amministrazione Trump un braccio operativo delle draconiane politiche anti-immigrazione dell’amministrazione. In questa seconda è diventata l’agenzia primaria responsabile per un intervento diretto sul territorio, con il quale promuovere rastrellamenti, individuare persone che risiedono illegalmente nel Paese, procedere all’arresto e all’espulsione o al trasferimento temporaneo in apposite prigioni che gestisce l’agenzia stessa – spesso in subappalto ai privati. Ice ha visto il suo bilancio quadruplicato grazie all’ultima legge di bilancio del luglio scorso. In un anno ha visto il numero dei suoi agenti più che raddoppiato, da 10 a 22mila con l’obiettivo di arrivare a 50mila per la fine del mandato di Trump. Si tratta di agenti reclutati primariamente sulla base di affiliazione politico-ideologica. Pare, ma non abbiamo ad oggi prove certe, che tra l’Ice stiano transitando anche molti membri di milizie del suprematismo bianco. Andando sul sito dell'Ice e guardando gli annunci di reclutamento e assunzioni, il messaggio è fortemente politico-ideologico e ha l’obiettivo di incentivare chi è schierato in questo senso. Gli agenti hanno un periodo di training, di addestramento, rapidissimo. Non è richiesto titolo di studio. Poi vengono buttati sul campo a svolgere funzioni, come la gestione dell’ordine pubblico, per le quali non sono formati o addestrati. Sono una banda di dilettanti armati, lo vediamo anche da come si conciano per girare nelle città. Le immagini dell’esecuzione di Pretti a Minneapolis colpiscono per la sconcertante inadeguatezza di queste persone: in sei non riescono a immobilizzare un uomo. Una situazione che apparati di polizia preparati e addestrati sono in grado di gestire molto facilmente. E poi gli sparano, e non si capisce il perché: se veramente perché avessero visto la pistola e si fossero spaventati o meno. Sono degli esaltati, stra-armati e dilettanti. Dispiegati a migliaia con libertà d’azione e piena impunità da parte di questa amministrazione.
Possiamo aspettarci nuove situazioni simili a quella che si sta registrando a Minneapolis negli Stati Uniti nell'immediato futuro?
Temo di sì. Gli interventi fino ad ora dei vertici dello Stato federale sono agghiaccianti per le menzogne reiterate e la sfacciataggine delle loro bugie. L’unico che può intervenire in questo momento è Donald Trump, e per ora ha parlato poco. Però il rischio di una escalation violenta è elevatissimo. Va poi detto che la storia di grande violenza urbana in risposta a eccessi delle forze di polizia negli Stati Uniti, ci mostra come pacifica, civile, sia stata fino ad ora la risposta di chi protesta. In altri tempi, forse, mantenere una protesta pacifica di fronte a un’aggressione simile sarebbe stato quasi impossibile.












