TFF recensioni/ La Genziana d'oro ''Gaucho americano'' da 3 calici e mezzo. Ma si parla che di mucche enormi con una enorme personalità
Francesca Braito, blogger fan del Festival dopo aver recensito l'evento per anni sulla sua pagina Fb e su ''Grazie per la domanda'' su Il Dolomiti. Ci porta nelle sale di Trento tra calici (il voto massimo sono cinque calci) e curiosità sugli eventi della kermesse delle Genziane

Buongiorno Ondini e Ondine,
come state? Vi scrivo dalla settimana più triste dell'anno, la più lontana dal prossimo TFF.
Vengo in nostro soccorso scrivendo queste recensioni nella maniera più lenta possibile non perché io sia una cialtrona perditempo ma proprio per trattenere tra le dita il più possibile gli scampoli di questo settantesimo festival ormai concluso (ci siete cascati? Bene).
Realizzo con terrore di non avervi ancora parlato di Mucche Enormi con una Enorme Personalità, Donne Minuscole con una Enorme Personalità, Film Bellissimi di cui ho perso una parte per la mia Enorme Tendenza al Ritardo, e di tutte le Genziane recuperate perché ohibò, come al solito, durante la settimana me le sono perse tutte.
Avanti tutta, fingiamo di non essere tornati al lavoro e che il Sergio Fant faccia ancora parte delle nostre vite quotidiane.
Vedette | Francia | 2021 | 100'
5 calici
Tutto potrà deludermi nella vita, tutto, ma non i film sulle mucche che passano al TFF.
Allora la protagonista assoluta del documentario è questa mucca Vedette, che è cresciuta nella stalla di queste femmine alpine di Francia che sono la prova empirica di come si diffonde il patrimonio genetico sulle montagne perché hanno la stessa faccia uguale di mia nonna, per dire. La Vedette è grossa, amici, parecchio grossa, e nella vita è sempre stata abituata a smaramaldeggiare. Nella vita di lavoro fa quella che si mangia l'erba più buona perché è la migliore a scornare via di torno le altre mucche. Fino al giorno in cui realizza che la gioventù è andata e che deve fare i conti con l'erba media, la stanchezza e l'umiliazione (We feel you Vedette). Credo sia l'unico film al mondo sul cow-ageism, e questo non fa onore al panorama cinematografico. Ognimodo, queste femmine alpine di Francia allora deciono di farle passare l'estate lontana dalle mucche giovani per risparmiarle un po' di sofferenza, e la affidano alle cure di un'altra femmina di Francia, ma un pelo più intellettuale e meno avezza alla compagnia bovina. La Vedette ha i maroni girati tutto il tempo e la sciura mantiene un sacro terrore della bestia, ma (spoiler) va a finire che si vogliono anche bene.
Ma Franci, c'è un po' di placenta in questo film bovino?
Sì, c'è.
Cose prefe:
La sciura che legge testi sullo specismo alla Vedette che un po' ascolta un po' si annoia
Quando hanno chiesto alle femmine alpine di Francia quanto si guadagna a vendere una mucca così smargiassa e loro hanno tergiversato. I venditori di eroina fanno meno fatica a parlare di prezzi quando li intervistano alle Iene oscurati e con la voce di Dori che fa la balena
La domanda “come avete passato l'inverno?” che mi sembra bellissima in un modo che non vi so bene spiegare
I tempi comici della mucca Vedette.
Inedita | Italia | 2021 | 73'
4 calici
Questo documentario dice:
Della Susanna Tamaro,
Delle diagnosi che liberano,
Della malattia mentale,
Delle famiglie che ti capitano e di quelle che ti scegli,
Delle libellule,
Del dolore,
Dell'entrare in punta di piedi nell'esistenza delle persone quando si fanno i documentari,
Dell'avere pazienza,
Di una storia d'amore bizzarra e bellissima.
La compagna della Susanna Tamaro ogni tanto fa le stesse facce della Vedette.
Ho amato.
Altri Cannibali | Germania | 2021 | 96' (di cui purtroppamente visti solo 67)
5 calici
Zero calici su cinque a me per essere arrivata in ritardo al film di fiction più fico di quest'anno, porcoggiuda. E' fatto da uno che secondo me ha capito benissimo che la vita è atroce e ridicola e poetica e bellissima, tutto contemporaneamente, e che occorre fare spazio a tutto se si vuole raccontare la verità.
Parla di una storia tremenda (due che si danno appuntamento per unire la volontà di uno che voleva sapere il gusto della carne umana e di un altro che aveva finito i desideri, per cui l'ipotesi di essere mangiato non gli sembrava da buttare), ma parla anche e forse di più di Casa, di Tradizioni, di Famiglia, di Bar, di Maschi e di altre cose che mi sembra di riconoscere anche mie.
Fa ridere perché la vita è ridicola, fa piangere perché la vita è tremenda e anche bellissima insieme.
@Francesco Sossai, andiamo a bere una birra una volta? Non è perché Cognetti non mi risponde, giuro, perché vorrei sapere la tua opinione circa tutte le cose del mondo perfa.
Vince per me la Genziana d'Oro per attrice non protagonista (e neanche attrice) la mamma del cannibale, archetipo assoluto di madre del Nordest.
Gaucho Americano | Cile | 2021 | 72'
3,5 calici
Nella Genzianona d'Oro ufficiale di quest'anno, sulla quale dissentiamo ma non veementemente, ci sono:
Tantissimi Cappelli,
Un puma bellissimo ma morto,
Delle barriere linguistiche,
Il sentimento della lontananza,
Americani stereotipici,
Delle pecore numeriche e non nominali, in un allevamento turbocapitalista che farebbe molto arrabbiare il signor Graziano della Repubblica Ossiura.
Finisce:
Con una canzone bellissima.
Dark Red Forest | Cina | 2021 | 83'
4 calici
Che questo film abbia una fotografia pazzéska ve lo possono dire quelli che sanno di cinema.
Io vi dico che non smetto di pensare a che strano rapporto con la morte abbiamo nel mondo che abbiamo deciso di chiamare occidentale (che poi anche il fatto stesso di chiamarlo occidentale prevede di accettare senza riserve un punto geografico di vista e mi fa sempre ridere che a fare l'occidente non sia solo la latitudine ma abbia parecchio peso pure la longitudine insomma che definizione discutibile ecco.) Dicevo, che di norma noi dalla morte si fugge, e il corpo morto si cela, si ignora, si sostituisce con foto incorniciata. In questo documentario, e in questo monastero tibetano invece no. Si fa questa cosa di accettare quello che succede al corpo morto, di essere materia di natura, di nutrire, di tornare a far parte. Questo non ci ha fermato dal fare oh! quando abbiamo realizzato che i corpi delle monache erano lasciati esposti al mondo e a dei pennuti necrofagi che facevano nient'altro che quello che facciamo noi ovvero cibarsi di un altro animale.
L'altra cosa che vi dico è che certe monache avevano una voce un po' fastidiosa.
Zari | Iran | 2021 | 28'
4 calici
La Zari è una donna madre single con due divorzi alle spalle che lavora tutto il giorno. Anche abita nelle campagne dell'Iran occidentale.
Però se ne frega.
Daje Zari.
(la storia è molto bella, la Zari non sto a dirvelo ma pure chi ha girato il documentario non scherza, 'ché è riuscito a mostrarci le lacrime e le gag e il rapporto con i figli in quella maniera bella che succede quando uno è capace a raccontare le storie senza attori)
Leogra – Eredità di un paesaggio | Italia | 2022 | 53'
3,5 calici
Ultima proiezione di questo TFF, su un tema che mi piace molto che è quello del ritorno alla montagna. Qui in salsa veneta in cui la distanza tra zitadini de Schio e abitanti delle valli del Pasubio pare essere rivendicata ambo parti. La fatica della vita di montagna varrà la pena? Varrà la pena avere il supermercato vicino ma non sapere chi ti abita di fronte?
EH.
Plus del documentario: l'accento vicentino che noi tutti amiamo.
Come potete notare nelle ultime quattro proiezioni ho mancato di prendere due appunti sulle cose che volevo dirvi e poi ho lasciato passare troppo tempo prima di scrivervene. In compenso tra le note ho ritrovato scritto: “imparare a fare l'asino”. Mi ricordo in quale proiezione ho elaborato questa necessità? No. Ciò la rende meno necessaria? Assolutamente No.
Vi saluto che ho da fare.














