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TFF/recensioni: ''Lassù'' ha tutti gli ingredienti ma perde calici per strada. Sfonda ''Fire of love'': i protagonisti si amano quasi quanto amano la lava, i sassi volanti e i gas sulfurei

Francesca Braito, blogger fan del Festival dopo aver recensito l'evento per anni sulla sua pagina Fb e su ''Grazie per la domanda'' su Il Dolomiti. Ci porta nelle sale di Trento tra calici (il voto massimo sono cinque calci) e curiosità sugli eventi della kermesse delle Genziane

Di Francesco Braito - 02 maggio 2022 - 15:58

TRENTO. Buongiorno Ondine e Ondini, approfitto di questo spazio pubblico per chiedere scusa a tutti i miei vicini di posto (e a quelli dietro, e a quelli davanti): io non riesco a stare ferma. Appena si spengono le luci mi parte il ballo di san Vito, è tutta una partita a twister con la poltrona, mi spuntano gambe e braccia che non so dove mettere. Ci tengo quindi a segnalarvi che i posti attigui all'M15 al Modena e L17 al Aittoria sono accuratamente da evitare, li recensiamo zero calici su cinque. Spettatori avvisati.

 

Sì, occhei, ma cosa hai visto ieri? I voti sono in calici: il massimo è 5 e il minimo è 0.

 

Yungay 7020 | Spagna Perù | 2021 | 19'

2 calici

Di questo corto su una grossa gigantesca valanga che ha ricoperto un'intera città tra la Cordillera Blanca e quella Negra ci resta il lavoro di cura del ricordo (a forma di cimiteri così estesi e senza veri riferimenti topografici dei corpi sepolti da essere dei prati fioriti e di voci che si diffondono ostinate via radio, a distanza di cinquant'anni). E il fatto che le montagne ci avvertano ma noi tendiamo a fare grandemente finta di niente.

 

Lassù | Italia Francia | 2022 | 81'

3 calici

Gli ingredienti ci sono tutti: la storia incredibile di un muratore Nino che si ritira in eremitaggio sul monte Gallo vista Palermo trasformando un osservatorio diroccato in un tempio e sé stesso in Isravele, la pazienza, la meticolosità, la fatica, il senso del sacro, l'approccio burbero, i silenzi, lo sguardo altro. Ogni sasso del mosaico una preghiera. L'ostinazione del singolo che trasforma i luoghi. Tutto giusto. E dov'è che questo documentario con gli ingredienti tutti giusti mi perde due calici per strada? Eh, grazie per la domanda: nel fatto che a me questo signor Nino Isravele mi è stato sui maroni, che vi devo dire.

I calici sono rispettivamente dovuti:

1. Alla mia nuova parola preferita Alleluiamen

2. Alla playlist di canzoni italiane degli anni '60 cantate con le parole sbagliate dal signor Nino mentre sposta sassi.

3. Al metodo brevettato Isravele per congedarsi da conversazioni noiose: “E' venuto il tuo momento di andare via”. Efficacia 100%.

(se volete immaginarvi il signor Nino fate un misto tra il genio delle tartarughe di Dragonball e il nonno di Heidi)

 

Fire of Love | Canada Stati Uniti | 2022 | 93'

5 calici

Dalla prima lettera di S. Fant ai Corinzi: “Domani vi vanterete con coloro che non siedono in questa sala e non avranno visto l'opera de(lle) Signore” (le signore sono Sonia Dosa e Miranda July, regista e voce narrante).

La profezia è compiuta, sono qui dinanzi a voi a dire con solennità: gné gné gné pappappero io l'ho visto e voi no specchio riflesso (o anche: datevi malati che oggi alle 16.30 lo rifanno al Vittoria).

Voi cosa avete fatto in lockdown? Perché io ho pulito una volta i vetri e ho passato il resto del tempo a vantarmi di averlo fatto sui social. Questa Sonia, invece, è inciampata in 200 ore di girato di questi due Vulcanologi Sgabinati - è gergo scientifico, non le faccio io le regole - che hanno passato la loro vita a inseguire le eruzioni per andare a vederle molto moltissimo da vicino. E per “da vicino” si intende ben oltre la linea sottile che separa l'assennatezza scientifica dalla completa sospensione dell'istinto di sopravvivenza.

E' inciampata in questi filmati d'archivio, se li è bingeguardati tutti e ha pensato: ehi ma qui dentro c'è un documentario bellissimo. E infatti.

Innanzitutto questi due si amano. Si amano in francese, per farvi capire quanto. Si amano quasi quanto amano la lava, i sassi volanti e i gas sulfurei.

Poi si portano sempre dietro la macchina da presa, e badano molto bene a quello che filmano. Sono della specie umana che preferisco: gente competente che si prende sul serio il giusto (che è: poco.)

Poi hanno degli outfit pazzéski. Vi agevolo in foto i miei prefe:

OUTFIT A – lead characters in un film qualsiasi di Wes Anderson.

OUTFIT B – Elio e le storie tese in quel Festival in cui si sono vestiti da Rockets (avrei potuto dire direttamente i Rockets? Forse, ma ognuno ha i riferimenti che si merita).

La loro storia di scienza e amore e roba incandescente proveniente dal centro della terra a un certo punto finisce. Come finisce, chiederete voi? Come può finire la storia di due che nella vita mettono la testa nei crateri dei vulcani per vedere se c'è eco e hanno come sogno nel cassetto quello di scendere in kayak una colata lavica?

Ecco. Fav quote: “Understanding is the highest form of love”, questa ve la lascio come didascalia per le vostre foto profile.

 

Prosegue la collaborazione con i reportage di Werner Sbinz dal Modena con una preziosa documentazione di un momento Vara l'Agnelot live from cabina di proiezione.

 

A presto (Segnalo per oggi imperdibile: film sui funghi).

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