Fuga dei giovani dal Bellunese? ''Nessun tracollo demografico e i dati Aire hanno un'altra origine. Il vero problema è lo spopolamento della montagna''
Il presidente della Provincia di Belluno: "Nessuna fuga di massa: il Bellunese si spopola, ma i dati Aire hanno un’altra origine e i Comuni sono sotto pressione, bisogna rivedere la norma per la cittadinanza iure sanguinis"

BELLUNO. "I dati dicono tanto, ma vanno letti correttamente". A dirlo Roberto Padrin. Il presidente della Provincia di Belluno commenta i dati Aire, che parlano di oltre 16mila iscritti Under 30 (Qui articolo). "Altrimenti rischiamo una narrativa sbagliata del territorio bellunese. E diventa difficile mettere in campo politiche corrette per contrastare lo spopolamento. Che esiste, questo è un problema. Ma non come lo definisce superficialmente una lista di numeri".
Negli ultimi 10 anni abbiamo 'perso' quasi 239mila giovani, fuggiti da ogni dove in Italia alla volta dell'estero. Lo rivelano i nuovi dati Istat, grazie ai quali è nata una classifica delle Province dalle quali 'si scappa di più'. Al quinto posto, stando ai numeri raccolti al 1 gennaio 2023, si piazza Belluno, il primo territorio del nord a 'conquistarsi' un posto in graduatoria (preceduto da Enna, Agrigento, Isernia e Potenza).
La classifica prosegue poi piazzando al quinto posto Belluno, primo territorio del nord in assoluto in graduatoria, che conta ben 16.187 giovani iscritti all'Aire, con una media di 313 residenti con età inferiore o pari a 30 anni ogni 1.000 abitanti. Forse non a caso, nel 2019, il Fondo Welfare e Identità Territoriale e l'Associazione Bellunesi nel mondo avevano dato vita alla piattaforma online "Grow", pensata per "riportare in Veneto i tanti ragazzi scappati all'estero alla ricerca di migliori prospettive e maggiori soddisfazioni professionali".
"Un dato - spiega Padrin - che non significa grande fuga o tracollo demografico. Si tratta di nipoti e bisnipoti, di discendenti di quei bellunesi protagonisti dell’epopea dell’ emigrazione di fine Ottocento e inizio Novecento, dettata dalla fame e da una situazione economica, sociale e storica completamente diversa da quella odierna. Un dato che a una lettura superficiale rischia di mostrare un quadro non corretto della nostra provincia, che soffre sì dello spopolamento, ma per una serie di concause che hanno origini diverse".
L’Istat certifica che il Bellunese ha cominciato a registrare un saldo naturale (nati meno morti) negativo già da diversi anni. E il calo delle nascite ha accelerato il trend a partire dalla fine degli anni Novanta.
"Questo è il perimetro d’analisi all’interno del quale costruire insieme politiche antispopolamento. Si deve partire dalla difesa dei servizi in montagna", continua il presidente Padrin. "Se pensiamo, sbagliando, che i 16mila Aire Under 30 siano un fenomeno di fuga dal Bellunese, rischiamo di non inquadrare il vero problema. La maggior parte di quei giovani non è mai stata a Belluno, non sa cosa siano le Dolomiti e non parla nemmeno italiano, avendo perso il contatto con la terra d’origine dei nonni diversi decenni fa. Si tratta perlopiù di persone residenti in Sudamerica, che guardano all’Europa non solo per mantenere vivo il legame con la tradizione dei loro avi, ma anche per trovare occasioni di lavoro. La norma Aire consente loro di avere la cittadinanza italiana, comprensibile la volontà di queste persone di mantenere legami con l’Italia".
Una norma Aire, secondo il presidente della Provincia di Belluno, da rivedere e da ridefinire in quanto mette i Comuni, soprattutto quelli più, piccoli in difficoltà.
"Questo non solo per questioni numeriche di quorum in occasione degli appuntamenti elettorali, ma anche per la quantità di richieste di procedure che mal si conciliano con le poche forze a disposizione degli enti locali. Il sistema di riconoscimento della cittadinanza italiana iure sanguinis andrebbe ripensato e rivisto. E comunque dovrebbe garantire a quei Comuni che hanno maggiori richieste anche trasferimenti statali adeguati per gestirle. L’obiettivo è farlo diventare uno strumento con cui i bellunesi residenti all’estero possano tornare per lavorare e aiutarci a far crescere la nostra provincia, come già sta facendo l’associazione Bellunesi nel mondo con lo sportello online del rientro, avviato insieme al Fondo Welfare per agevolare il rientro dei giovani e l’incontro tra domanda e offerta di lavoro. Un progetto innovativo e che può avere grandi ricadute", conclude Padrin.














