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Belluno
25 luglio | 17:46

Belluno, sempre più giovani se ne vanno: nel 2024 via in 255 (a fronte di 70 nuovi iscritti all'anagrafe) e sono soprattutto laureati. “Così perdiamo anche competenze”

Il Flash Report 2025 della Fondazione Nord Est, che attesta un saldo migratorio costantemente negativo tra i 18 e i 34 anni nel periodo 2011-2024. Il numero dei cancellati dall’anagrafe per espatrio ha seguito una crescita ininterrotta, mentre gli ingressi non riescono a compensare le uscite

BELLUNO. “A Belluno, il rischio è un progressivo svuotamento di competenze, proprio mentre la competizione globale si gioca sempre più sulla conoscenza e sull’innovazione”. Il commento è di Lorraine Berton, presidente di Confindustria Belluno Dolomiti, su un tema ormai sempre più urgente. La provincia continua infatti a perdere giovani, soprattutto quelli qualificati. E se la “fuga dei cervelli” non è purtroppo una novità, il problema è che questo porta con sé la morte di un intero territorio.

 

Solo ieri gli albergatori di Cortina hanno espresso la loro amarezza in proposito: “Parliamo spesso di voler attrarre e trattenere talenti sulle Dolomiti, in particolare a Cortina: con quali basi - si chiedono - possiamo chiedere a una persona di restare, se è costretta ogni giorno a subire gli effetti di una logistica impossibile solo per poter lavorare?”. E ancora: “E' già difficile lavorare in una zona come il Comelico, ma così passa la voglia di investire e fare impresaafferma un giovane imprenditore di Santo Stefano di Cadore a margine di un incontro che sembra ormai più una supplica verso le istituzioni che un tavolo di confronto.

 

Insomma, i presupposti perché il trend di spopolamento non inverta la rotta ci sono tutti. A fornire un’ulteriore, quanto amara, conferma è ora il Flash Report 2025 della Fondazione Nord Est, che attesta un saldo migratorio costantemente negativo tra i 18 e i 34 anni nel periodo 2011-2024. Il numero dei cancellati dall’anagrafe per espatrio ha seguito una crescita ininterrotta, mentre gli ingressi non riescono a compensare le uscite.

 

Nel 2024, infatti, mentre gli iscritti all’anagrafe sono stati 70, i cancellati sono stati 255: il saldo negativo è di -185. È il dato più alto dal 2011, quando eravamo a “soli” 107 cancellati con un saldo sugli iscritti di -84. Situazione ancora più allarmante se si considera il titolo di studio, perché ad andarsene sono soprattutto laureati. Belluno, pur non registrando la quota più alta di emigrati laureati tra le province del nord est esaminate, si posiziona comunque nella fascia intermedia con un 58,8% (erano il 18,4% nel 2011). Perdita non compensata da equivalenti flussi in entrata di giovani, che arrivano a Belluno principalmente da Europa (36%), Africa (30%) e America centro-meridionale (17%).

 

Il confronto con altre province venete rafforza poi il quadro. Confindustria nota infatti che Padova, Venezia e Treviso, dove sono presenti università, poli di ricerca e un mercato del lavoro più dinamico, registrano flussi negativi simili, ma con una maggiore capacità di attrazione in ingresso. Ancora più vale per le province autonome di Trento e Bolzano: Trento combina una forte incidenza di laureati tra gli emigrati con politiche pubbliche attive per attrarre giovani, mentre Bolzano ha la quota più bassa di emigrati laureati (35%), segno di maggiore stabilità e opportunità locali.

 

“In questo contesto - conclude Berton - iniziative come ABLE – Centro sviluppo Competenze Belluno Dolomiti, il polo formativo della Luiss Business School, il progetto Dolomiti Innovation Valley e l’orizzonte delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026 rappresentano segnali concreti di inversione di tendenza. Ma non bastano. Serve una strategia di lungo termine che includa infrastrutture moderne, residenzialità giovanile, sostegno all’impresa e un mercato del lavoro capace di offrire percorsi professionali valorizzanti. Solo così Belluno potrà restare competitiva, attrattiva e abitata da chi oggi parte cercando altrove un futuro migliore”.

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