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Il passaggio in maggioranza di Walter Viola 'tollerato' dall'opposizione. ''Quando lo fece Manuela Bottamedi fu massacrata''

Claudio Cia confronta i due casi  e critica i colleghi della minoranza e il presidente Dorigatti: "Due pesi e due misure, attacchi e richieste di dimissioni alla consigliera ma tutti tacciono su Viola che passa la Patt". E insinua: "Forse perché Manuela è una donna?"

Pubblicato il - 24 novembre 2017 - 20:29

TRENTO. Noi l'avevamo detto quando i rumors erano solo sussurrati: "Walter Viola ormai è in maggioranza ma si tiene la vicepresidenza del Consiglio. E (quasi) nessuno dice niente". Come noi avanzava qualche dubbio anche Claudio Cia, consigliere di opposizione che ritorna oggi ancora più arrabbiato.

 

Ma gli strali del consigliere di Agire non sono tanto contro Walter Viola, forse perché ormai ai cambi di casacca ci siamo tutti un po' (troppo) abituati. Se la prende con tutte le minoranze che a differenza di altre volte chiudono gli occhi e nulla dicono.

 

Ma se la prende anche con il presidente del Consiglio provinciale Bruno Dorigatti che per il consigliere usa due pesi e due misure: quando a passare dalla minoranza alla maggioranza fu Manuela Bottamedi si indignò e richiamò la transfuga a regolarizzare subito la sua posizione, quando a transitare è il suo attuale vice fa orecchie da mercante.

 

"Nei prossimi giorni si dovrebbe finalmente concludere la transizione (o transazione, o transumanza che dir si voglia) del consigliere di minoranza Walter Viola alla terra promessa di maggioranza con il Patt, per intercessione pare, del presidente Rossi in persona".

 

"In numerose occasioni - afferma Cia - ho richiesto negli ultimi mesi di 'staccare la spina' alla vicepresidenza Viola, un ruolo che di diritto spetta alla minoranza. Una richiesta la mia - continua il consigliere - che non voleva essere un attacco alla persona, ma solo una domanda di trasparenza, di fronte a una situazione che genera imbarazzo".

 

E qui Claudio Cia mette a confronto le due diverse situazioni ricordando il caso di Manuela Bottamedi: "L’Assemblea delle opposizioni chiese alla consigliera di formalizzare la sua scelta di non fare più parte dello schieramento di opposizione e di 'trarne le conseguenze tecniche del caso', ovvero di dimettersi dalla vicepresidenza delle prima commissione".

 

"E  qualche giorno prima, con un comunicato stampa, intervenne nientemeno che il presidente del Consiglio Dorigatti che pure auspicava 'l’ufficializzazione delle decisioni attraverso la normale prassi regolamentare, anziché per il tramite di mere comunicazioni giornalistiche'".

 

Per Dorigatti questo transito comportava una mutazione della composizione di maggioranza e minoranza in seno all’Assemblea legislativa “incidendo di fatto sulla sovranità della volontà popolare mutandone l'espressione concreta, che è appunto quella della composizione numerica degli schieramenti...”.

 

Addirittura: e Manuela Bottamedi aveva soltanto la vicepresidenza di una commissione. Walter Viola ha invece la vicepresidenza del Consiglio, che oltre al ruolo di garanzia per la minoranza significa anche un migliaio di euro in pi ogni mese.

 

"Se non bastasse - continua Cia - successivamente all’ufficializzazione del suo passaggio al gruppo del Patt, la consigliera Bottamedi per giorni venne politicamente umiliata dai consiglieri di minoranza che, in segno di biasimo, abbandonavano l’Aula tutte le volte che questa prendeva la parola".

 

"Sbalordisce il silenzio del presidente Dorigatti, così solerte a richiamare alla chiarezza e alla correttezza istituzionale la consigliera Bottamedi. Ma non è il solo a tacere: anche l’Assemblea delle minoranze pare piuttosto distratta". 

 

"E non si dica che prima d’ora nessuno sapesse, perché di anticipazioni da parte degli organi di stampa ce ne sono state fin troppe e da troppo tempo per giustificare il persistere di questi silenzi. La consigliera la faccia ce l’ha messa - conclude amaramente Cia - ed è stata pure presa a schiaffi".

 

E si chiede: "Che sia perché è una donna?".

 

 

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