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Walter Viola ormai è in maggioranza ma si tiene la vicepresidenza del Consiglio. E (quasi) nessuno dice niente

La carica di vicepresidente del Consiglio (1.000 euro in più ogni mese) spetterebbe a un rappresentante della minoranza, ma lui è dato nel centrosinistra autonomista. Quando fu la consigliera Bottamedi a passare in maggioranza, la minoranza (lui compreso) gridò allo scandalo

Di Donatello Baldo - 08 ottobre 2017 - 07:22

TRENTO. L'ambiguità, in politica, è spesso una dote. Dalla doppiezza di Togliatti che ha tenuto l'equilibrio tra democrazia e insurrezione fino al 'doroteismo' democristiano che ha saputo divincolarsi indenne tra i mille governi della Prima Repubblica, questa posizione che corre sul filo senza mai sbilanciarsi è tipica del costume italiano.

 

In queste ore, nell'agone della politica trentina, in sedicesimo rispetto ai grandi della politica italiana, l'esponente di punta di questo storico 'partito' è Walter Viola, vicepresidente del Consiglio provinciale che ormai, tutti lo dicono e lui certo non lo nega, sta con tutti e due i piedi nella maggioranza, pur sedendosi, e pur essendo stato eletto, nelle fila dell'opposizione. 

 

Andrà quasi certamente con il Patt di Ugo Rossi, anche se ammette lui stesso che la giacchetta gliela stanno tirando anche quelli dell'Upt. Ma non dice cosa farà: si gode, per ora, le carezze all'autostima, perché essere desiderati è quello in fondo che tutti noi bramiamo, e chi se ne importa se di quelli come lui si dice che stanno 'col cul su do careghe'.

 

Nessuno scandalo, la politica è anche questo, la coerenza non è quella di mantenere in eterno le stesse idee e le stesse posizioni. Se ora Walter Viola ha deciso di togliere la fatwa dal Pd, dicendosi disposto a dialogare anche con una coalizione che lo comprende, è lecito. Anche se per tre legislature, 15 anni, rispetto al Pd si è seduto sugli scranni più lontani. 

 

Ma è lecito che seppur sia già per certo al di là del Rubicone che separa la minoranza dalla maggioranza continui a rappresentare l'opposizione dalla posizione autorevole della vicepresidenza del Consiglio provinciale?

 

Se lo chiede Claudio Cia. "Dal momento che il Consigliere Viola riveste la carica di vicepresidente del Consiglio provinciale (ruolo che spetta di diritto alle minoranze), mi trovo costretto a chiedere (per l’ennesima volta) al presidente del Consiglio provinciale Bruno Dorigatti di “staccare la spina” alla vicepresidenza qualora non venisse smentito quanto apparso sulla stampa".

 

Una richiesta, quella di Cia, "che non vuole essere un attacco alla persona, ma solo una domanda di trasparenza che viene dal basso". Una domanda lecita che spesso, in passato si è trasformata in una risposta, anche dura.

 

Quando Manuela Bottamedi lasciò la minoranza per approdare (per poco) nel Patt, e quindi in maggioranza, ancor prima che i suoi colleghi 'traditi' si scagliò contro di lei lo stesso Bruno Dorigatti.

 

"Questo è un problema istituzionale", disse riferendosi direttamente al caso della consigliera Bottamedi transitata dall'opposizione all'area di governo, spostando l'asse dell'equilibrio interno all'Aula. 

 

Ancora più duri furono i consiglieri della minoranza. Quando Manuela Bottamedi si alzava per parlare uscivano dall'emiciclo in segno di protesta, col preciso intento di sanzionare simbolicamente questo sgarro, questa incoerenza tanto brutta, questo malcostume. La fecero dimettere dalla vicepresidenza della V^ Commissione perché quel posto è delle minoranze.

 

Ma questa intransigenza non vale in questo caso, e francamente non si sa il perché. Walter Viola è ormai organico al centrosinistra autonomista, non c'è più nessuno che lo mette in dubbio. Eppure rimane vicepresidente del Consiglio, con 1.000 euro in più ogni mese in aggiunta allo stipendio, e vicepresidente della IV commissione.

 

Nemmeno il consigliere Degasperi dei 5 Stelle pare turbato dal salto della quaglia del consigliere Viola: "Nulla da eccepire sul suo ruolo all'interno dell'Ufficio di presidenza. Per ora il problema non si pone, quando manifesterà la sua intenzione se ne discuterà nell'Assemblea delle minoranze".

 

Maurizio Fugatti ammette "un certo imbarazzo", ma confida che "al momento giusto Waler Viola saprà fare chiarezza nei modi che saranno più opportuni e agire di conseguenza". Nessuno insomma che grida al tradimento, nessuno che chiede a gran voce 'dimissioni'.

 

In politica c'è la doppiezza, dunque, ma anche il doppio peso. Se sei un maschio cambiare di casacca è tollerato e i colleghi non ti danno dell'infame. Se sei una donna, se passi da una parte all'altra è tradimento e sei marchiata a vita. Chissà perché.  
 

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