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Passa la doppia preferenza, le donne alla riscossa. Sull'orlo di una crisi di nervi i consiglieri della minoranza

La legge Maestri-Bottamedi è stata approvata con  23 voti. Soddisfazione della maggioranza e delle proponenti. Possibile il ricorso al referendum confermativo

Di Donatello Baldo - 01 dicembre 2017 - 06:59

TRENTO. Solo fino a lunedì mattina sembrava impossibile che Manuela Bottamedi e Lucia Maestri riuscissero nell'intento di far approvare la proposta della doppia preferenza uomo-donna e della composizione delle liste al 50% per ogni genere

 

Sono invece riuscite in un'impresa impensabile, inimmaginabile dopo la disfatta del maggio scorso, quando la legge sulla doppia preferenza venne ritirata perché risultava impossibile superare l'ostruzionismo.

 

In poche ore, oggi si è arrivati al voto: 23 consiglieri favorevoli, e tra loro tutte le consigliere. Un successone, indubbiamente. Ma per capire la giornata di oggi è importante capire quello che è successo ieri.

 

Già alla fine della seduta di giovedì, infatti, le donne consigliere erano al settimo cielo. Ancora prima del voto finale, che è slittato ad oggi, ci sono stati baci e abbracci tra le due protagoniste, Manuela Bottamedi e Lucia Maestri, attorniate dalle altre, da Donata Borgonovo Re, da Violetta Plotegher e dall'assessora Sara Ferrari che per l'occasione sfoggiava su richiesta la maglietta con la scritta I'm a feminist

 

Preoccupati invece molti consiglieri perché se c'è chi ride, c'è chi piange: se entrassero in consiglio molte più donne dovrebbero lasciare il posto a loro. Rodolfo Borga non sembrava tranquillo pensando di dover comporre una lista per il 50% di donne, genere che scarseggia nella sua lista civica.

 

Ma il volto più tirato era quello di Walter Viola. E' con un piede nella maggioranza, perché a breve lascerà l'opposizione per approdare nel centrosinistra, e allo stesso tempo vota contro una proposta contenuta nel programma di governo di Ugo Rossi.

 

Per farsi eleggere di nuovo aveva in mente la doppietta con l'assessore Carlo Daldoss, anch'egli in transito nelle Stelle Alpine. "Vota Patt e scrivi Daldoss e Viola sulla scheda"

 

La legge ora prevede che la doppia preferenza sia solo uomo-donna e la cordata con l'attuale assessore tecnico, che gli garantirebbe l'elezione, è ormai saltata.

 

Per rendere l'idea della tensione in aula iniziata già nella giornata di ieri, basta guardare la foto qui sotto (scattata dalla consigliera Violetta Plotegher) che immortala un  preoccupato confabulare - tutto al maschile - durante l'intervento di Manuela Bottamedi.

Ma torniamo alle donne che sentivano vicina la rivincita dopo che la legge sulla doppia preferenza è stata affossata nel maggio scorso. La mossa delle due consigliere è andata a segno e tutti gli articoli alle 18.30 di ieri sono stati votati, anzi eliminati dagli emendamenti soppressivi. 

 

La maggioranza, più la consigliera Bottamedi, è riuscita a reggere. Anche i passaggi più difficili votati a scrutinio segreto. Tra questi, l'emendamento Zanon che prevedeva la modifica della composizione delle liste, non più 50% uomini e 50% donne ma un più cauto 60/40.

 

Ha retto anche sull'altro emendamento (tecnicamente un sub-emendamento) sempre del consigliere Zanon. Prevedeva, al posto delle due preferenze secche uomo/donna, la terza preferenza. La gestione dell'aula orchestrata dalle donne ha dimostrato di funzionare alla perfezione. 

 

Alternandosi al microfono, le consigliere hanno messo in atto addirittura un inedito ostruzionismo al contrario. La strategia era quella di arrivare, come si è fatto, al voto dell'intero articolato nella giornata di oggi.

 

La consigliera Donata Borgonovo Re ha preso la parola, esibendosi in una raffinata supercazzola che ha affascinato alcuni e stordito altri. Ha parlato di legge elettorale: "Potrei stare qui tutta la sera a parlarvi di questi argomenti", ha minacciato l'Aula che a quel punto sembrava quella di un'università.

 

La staffetta oratoria è proseguita con Chiara Avanzo che si è dilungata il più possibile, utilizzando il tempo anche per scusarsi con Manuela Bottamedi per non aver sentito il suo intervento.

 

"Mi sono assentata immaginate voi per cosa", ha detto, facendo capire che sui corridoi l'aspettava la sua piccola per la poppata, cullata nell'attesa dalle braccia del papà.

 

"Avevamo la sensazione di avere il potere tra le mani", commentano poi le consigliere, contente di essere riuscite a portare a segno la loro tattica. Tattica utile a cercare il voto, oggi, del ventiquattresimo consigliere. Infatti serve la maggioranza dei due terzi per scongiurare il referendum.

 

Referendum che potrebbe essere chiesto da 7 consiglieri o ottomila cittadini, una consultazione senza quorum che dà l'ultima parola agli elettori: sì o no, solo dopo la legge viene confermata.

 

Ma i tempi per la convocazione sono lunghi, più di sette mesi, e cadrebbe vicinissimo quindi alle elezioni provinciali. Ora sono in molti a chiedersi chi sarà mai il temerario a farne richiesta.

 

Avrebbe avuto senso come minaccia se l'approvazione della legge fosse scivolata a gennaio. I tempi sarebbero stati troppo stretti, con il rischio reale di non poterlo convocare in tempo prima delle elezioni provinciali (a questo punto la legge entrerebbe in vigore nel 2023).

 

Ma quindi chi potrebbe volerlo? Quasi sicuramente vincerebbero i sì, mobilitati dalla maggioranza, dalle donne, dalle associazioni. La coalizione di centrosinistra, e non solo, sarebbe molto motivata a non vedersi sbeffeggiare poco prima delle elezioni del consiglio provinciale. 

 

Chi potrebbe volerlo? La Lega? Rodolfo Borga? Walter Viola? C'è Bezzi che dice a tutti che lo vuole fare, ma molti dubitano. La sua sembra la tattica di chi è messo con le spalle al muro.

 

Lui, dall'opposizione, era il promotore della legge sulla doppia preferenza, ma ora deve pensare alle politiche, deve andar d'accodo con la Lega e la parte che lo vota (forse a Roma). 

 

E' stato impossibile trovare 24 voti: la maggioranza ne ha da sola 22, più Manuela Bottamedi fanno 23. Bezzi ha deciso di non appoggiare la proposta, e i due terzi non ci sono stati.

 

La proposta è passata con una maggioranza semplice, c'è il rischio referendum. Significa che la campagna elettorale comincerà già in tarda primavera e si prolungherà fino in autunno. Prima il referendum e dopo le elezioni provinciali.

 

"Intanto facciamo questo primo passo - dicono le consigliere agguerrite e allo stesso tempo divertite - poi vedremo se qualcuno chiederà di andare a referendum. Vedremo chi sarà così ingenuo da far spendere alle casse pubbliche più di due milioni di euro per un referendum che sicuramente perderanno". 

 

 

 

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