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A scuola addio a libri e lavagne per far spazio a tablet e touch-screen? E la leva? Ecco cosa pensa la politica

La didattica è destinata a cambiare, mentre un problema attuale è quello del bullismo. Bisesti: "Si alle religioni", Cattani: "No alla leva", Zanella: "La scuola deve essere un momento di aggregazione", Viola: "I tablet sono una conseguenza", Castaldini: "Viaggi della memoria ok, ma anche alle foibe", De Laurentis: "Si deve studiare sui libri", Monegaglia: "La leva è nella Costituzione", Vergnano: "Dobbiamo insegnare l'Autonomia", Comper: "No smartphone a scuola", Attolini: "Le religioni fuori dalla scuola"

Di Luca Andreazza - 18 ottobre 2018 - 06:01

TRENTO. Addio libri e penne, quaderni e zaini per lasciare spazio a tablet a lezione e smartphone in classe. La scuola non può essere, giocoforza, immune alle spinte di innovazione e tecnologia. 

 

Anche la didattica è destinata a cambiare alla luce del progresso, il rumore del gesso sulla lavagna potrebbe lasciare spazio ai touch-screen, così come i banchi potrebbero diventare interattivi.

 

Una scuola che cambia anche per la società in costante evoluzione. Un domani l'alunno si troverà a studiare integrando l'utilizzo di diverse piattaforma

 

Un problema invece già attuale, attualissimo, è quello del bullismo. Studenti che prendono di mira i propri coetanei, altri che travalicano i ruoli per mettere in imbarazzo gli insegnanti. Genitori che puntano il dito contro i docenti.

 

Un "settore", quest'ultimo, in costante evoluzione tra innovazione tecnologiche che mettono in risalto fatti di cronaca e maggiore consapevolezza (Qui articolo). E che ruolo può giocare in senso educativo il ripristino del servizio di leva o servizio civile?

 

Ma come la pensa la politica? Ecco come la pensano le coalizioni in lizza alle ormai imminenti elezioni provinciali rispetto ad alcune tematiche. 

 

1. I programmi sono da rinnovare? Un esempio, gli alunni studiano gli egiziani, ma le Grandi guerre e il dopo-guerra restano ai margini e alcuni argomenti si arenano.  

2. Gli smartphone a scuola devono essere ammessi? 
3. In aula meglio libri o arrendersi ai tablet?
4. Studiare la religione o le religioni?
5. Ipotizzare una materia come “Educazione civica social” per cercare di arginare i fenomeni di bullismo e cyber-bullismo.
6. I viaggi della memoria?
7. Servizio di leva?
8. Favorevole contrario ai richiedenti asilo nelle aule che portano le loro esperienze? 

 

Centrodestra - Mirko Bisesti

1. Si deve cambiare in generale. Si deve affrontare la storia contemporanea, ormai siamo nel 2018. Ma bisogna soprattutto ridare valore al sistema delle scuole professionali, che non devono apparire di secondo ordine rispetto ai licei. E' necessario ridare dignità al lavoro degli insegnati, in questo modo si possono far ripartire le scuole pubbliche, mentre si assiste al boom delle iscrizioni in quelle private. 

2. Durante le lezioni deve essere chiuso in un cassetto. Va bene accendere i cellulari durante l'intervallo.

3. Siamo nell'era digitale, ma ancora non si conoscono bene tutti i risvolti legati alla tecnologia.

4. I crocifissi nelle classi devono restare, ma si devono approfondire le altre religioni perché può arricchire la cultura personale e aiuta a comprendere meglio la nostra. 

5. Si deve riportare il primato della politica sulla scuola. Nelle aule si deve insegnare il rispetto e ristabilire il giusto rapporto tra docente, alunni e genitori.

6. Ho avuto la fortuna di partecipare a questi programmi e quindi sono favorevole, magari quando il ragazzo è più formato e consapevole. Si devono visitare i campi di concentramento, ma anche le foibe. I viaggi sono momento di crescita culturale e personale. Il problema è la burocrazia. Si deve ripristinare la figura del Sovrintende scolastico, come raccordo tra scuola e assessore.

7. Certamente favorevole. La persona che non vuole svolgere il servizio di leva può scegliere quello civile e aiutare la comunità in altro modo. 

8. Questo non riesco a concepirlo. Se fosse un dibattito equo può anche andare bene, ma in questo modo non è accettabile, soprattutto se si parla di bambini e bambine.

 

Alleanza democratica e popolare autonomista - Piergiogio Cattani

1. I programmi scolastici si sono rivisti varie volte. Si è è detto che bisogna occuparsi di più di storia contemporanea, ma non si arriva mai. Credo che ci siano già programmi fatti molto bene, ma a volte non sono applicabili. Non credo però che questo sia il problema principale della scuola italiana e trentina. 
2. Dipende. La tecnologia è già a scuola. Occorre sicuramente imparare ad utilizzare quegli strumenti. Tuttavia rimando ai libri di Sherry Turkle, una studiosa americana, che ha effettuato molte ricerche sull'impatto delle nuove tecnologie a scuola. Ebbene lei è rimasta 'tradizionalista' anzi si è convinta che la lezione basata sulla "conversazione" sia ancora necessaria. Forse non sufficiente, sicuramente necessaria. 
3. Vale quanto già detto, ma aggiungo che per me il libro cartaceo è insostituibile e infatti nonostante i vari device oggi in commercio, il libro da aprire, sfogliare, 'annusare', annotare, conservare nella propria biblioteca ha un valore inestimabile. Sarebbe bello far amare i libri dagli studenti.
4. L'attuale ordinamento dell'insegnamento della religione a scuola (irc) è superato. Già oggi l'ora di religione non è più ora di catechismo ma la sua gestione e organizzazione è ancora confessionale. Quindi ci sono alcuni studenti che si avvalgono della facoltà di non partecipare. Esito? Un analfabetismo religioso generalizzato. Renderei obbligatoria la materia 'storia delle religioni' però rendendola 'statale' e laica. Comprendere l'odierno pluralismo religioso è fondamentale per capire il mondo. 
5. Penso che educare all'utilizzo dei social sia necessario, a cominciare dalla scuola. Però dobbiamo ricordarci che non possiamo pretendere troppo dalla scuola. Ci sono molte altre agenzie educative che dovrebbero convergere su un piano per arginare il bullismo. In campo ci sono già ottime iniziative. Ma io allargherei il campo e parlerei dell'educazione al rispetto delle diversità, di tutte le diversità.
6. Faccio mie le parole del direttore del museo di Auschwitz Piotr Cywiński che, di fronte agli studenti scioccati da tanto orrore, porta l’attenzione sulle tragedie odierne invitando i ragazzi a questo: “Non focalizzarti a combattere la causa alla radice. Sii minimalista. Aiuta una persona. Solo una. Puoi sempre farlo. Fallo adesso. E poi di solito cala il silenzio”. Ecco se i ragazzi imparassero questo i viaggi sarebbero utili. 
7. Completamente contrario. Vogliamo educare i giovani a tenere in mano un’arma? Oppure a fare il corso di sopravvivenza? Per quest’ultimo ci sono già i boyscout. Puntiamo invece al servizio civile, ai corpi civili di pace, alla cooperazione internazionale. Educhiamo i giovani a questa apertura mentale. 
8. Assolutamente favorevole. Vogliamo che i nostri ragazzi capiscano qualcosa della vita e del mondo, oppure vogliamo tenerli nella bambagia? Le storie dei profughi sono quelle di giovani che scappano dalla persecuzione, di famiglie in fuga dalla miseria e di persone con un grande coraggio e con una grande fiducia nella vita. Da loro possiamo soltanto imparare.

 

Movimento 5 Stelle - Cristiano Zanella

1. Più che sui contenuti, la scuola deve ritornare a potenziare le capacità critiche e di ragionamento degli studenti per creare cittadini pensanti.
2. No, la scuola deve essere momento di aggregazione.
3. Probabilmente i libri. 
4. Sicuramente le religioni. 
5. Più che su quella social, la scuola deve tornare a insegnare in modo critico l'educazione civica classica. 

6. Sicuramente sono attività da prendere in considerazione nel percorso formativo.
7. Non è nel programma del M5s
8. Favorevole se inseriti nel processo educativo per coinvolgere gli studenti nella discussione di tematiche sociali.

 

Patt - Walter Viola
1. In generale bisogna più che rivederli fare alcuni aggiustamenti, sia dal punto di vista storico legato al nostro periodo ma anche sulle peculiarità del Trentino. E' vero che sul periodo più moderno c'è meno attenzione.  
2. Il cellulare personale no, la tecnologia si. A scuola si deve fare scuola. Gli strumenti digitali per la didattica vanno bene, ma gli smartphone personali sono una distrazione e non aiutano. 

3. Favorevoli o contrari, si va verso i tablet. 
4. Questa è una vecchia questione. Che l'insegnamento della religione sia anche sapere la religione che è più diffusa in Italia sono d'accordo. Un'attenzione al senso religioso di ogni uomo è un altro aspetto che va analizzato. 
5. Bisogna prendere in mano tutto l'approccio educativo che passa per le materie curriculari, questo anche attraverso l'educazione civica, ma anche alla convivenza civile. 

6. Assolutamente Sì.

7. No se dobbiamo ricalcare l'esperienza del passato, ma qualcosa di alternativo in grado di educare al senso di responsabilità rispetto alla comunità e all'educazione alla convivenza responsabile può essere una soluzione. 
8. Più che nelle aule, sono favorevole se viene contestualizzato su cosa sia la guerra per promuovere la pace. Se questo percorso viene adeguatamente accompagnato è una opportunità per i nostri giovani.

 

CasaPound - Filippo Castaldini

1. Va valorizzata la storia della nostra patria e approfondita con visite e gite nei luoghi che l’hanno resa grande, come ad esempio le montagne che sono state teatro delle battaglie della prima guerra mondiale.

2. Il problema non è lo smartphone ma la piega che ha avuto l’educazione degli ultimi anni che vede gli alunni sempre giustificati da genitori iperprotettivi, mentre la colpa ricade sempre sugli insegnanti.

3. Libro di testo elettronico in dotazione a ogni studente per ridurre le speculazioni delle case editrici e quindi portare un risparmio alle famiglie.

4. Studiare la religione che più di tutte e per secoli ha avuto un forte legame con l’Italia, cioè il cattolicesimo, senza tralasciare la cultura classica
5. Investire sulla prevenzione e sull'informazione ma soprattutto sull’educazione di future generazioni rispettose ma non amorfe e remissive

6. Sì, ma di una storia più libera e meno a senso unico e che guardi alle tragedie del nostro paese come le foibe.

7. Sì
8. Contrario, la propaganda immigrazionista, soprattutto se in assenza di contraddittorio, deve rimanere fuori dalle scuole. Si parli di più della storia della nostra Nazione e dell'Europa e di chi l’ha resa grande anziché fuorviare i bambini con scemenze buoniste.

 

Tre - Roberto De Laurentis

1. Dopo le numerosi revisioni, penso che il vecchio sistema di Giovanni Gentile sia ancora il migliore modello della scuola.

2. No smartphone a scuola.

3. Molto meglio i libri, i tablet non sono il supporto più adatto per studiare.

4. Si devono studiare le religioni per avere una migliore comprensione del mondo.
5. I fenomeni di bullismo si arginano a partire dall’allontanare il colpevole per un almeno un anno dalla scuola, l’educatore civico social è una costruzione di un’altra professione poggiata sul nulla.

6. Favorevole, ma per una documentazione personale, senza risvolti politici.

7. Sì alla leva. Si possono imparare alle gerarchie.

8. Favorevole alle testimonianze di chi è riconosciuto come rifugiato, gli altri invece non possono portare nulla.

 

Riconquistare l'Italia - Federico Monegaglia (ci risponde a titolo personale in quanto in sede di lista non hanno affrontato l'argomento)

1. Sì, l'intero sistema scolastico deve tornare a mettere al centro tutte le materie che forniscono conoscenze teoriche di alto livello e capacità critica. La storia e la letteratura devono tornare ad avere il giusto spazio. La scuola non deve formare consumatori ma cittadini consapevoli del loro passato.

2. Solo se spento e chiuso nell'armadietto.

3. Libri, quaderni e penne. Bisogna emanciparsi da questa schizofrenia pseudo-innovatrice che in realtà stupidisce i nostri studenti formando consumatori invece che cittadini. La scuola deve tornare ad essere seria e, soprattutto, severa. La capacità di restare concentrati su un libro è fondamentale per formare la classe dirigente del futuro.

4. Mantenimento della religione cattolica come materia facoltativa.

5. No, l'educazione civica è altra cosa. Bisogna invece tornare ad una scuola seria e severa, che formi cittadini e insegni valori collettivi. Quindi tornare ad una educazione civica vera e propria.

6. Sì, purché affrontati con la massima serietà e con accompagnatori adeguati.

7. La leva è prevista dalla Costituzione ed è importantissima per la formazione del cittadino; sviluppa la solidarietà, la disciplina, l'umiltà, la capacità di organizzazione. Il servizio civile può anche essere un'alternativa valida.

8. E' un tema molto delicato che andrebbe valutato caso per caso. Il rischio è che in un momento delicato come quello attuale assuma un carattere propagandistico e che alimenti inutili divisioni e scontri tra genitori e corpo docente, con conseguenze spiacevoli sugli studenti. Credo vadano destinati altri spazi, come le attività extracurricolari.

 

Autonomia Dinamica - Paolo Vergnano

1. Occorre rivedere l’alternanza scuola-lavoro. Ad oggi utile per i percorsi professionali, ma inutile per i licei propedeutici all’Università. Occorre inserire fin dalla materna l’insegnamento della parità di genere. Occorre un trilinguismo vero, con insegnanti possibilmente madrelingua. Oggi si rischia che i ragazzi abbiano certificazioni più elevate degli insegnanti. Dobbiamo introdurre l’insegnamento dell’Autonomia.
2. No, abbiamo i registri elettronici e le segreterie per avere notizie dei nostri figli. 
3. Il tablet è uno strumento di scrittura, non di studio. La carta è ancora impareggiabile per apprendere. 
4. Le religioni dovrebbero essere studiate in un percorso complessivo, la religione è sfera privata. 
5. Educazione civica, c’è dentro tutto. Occorre ripartire dalla Costituzione e dal rispetto di sè e degli altri.
6. Certo. Le guerre e i delitti contro l’umanità non possono essere dimenticate nelle loro atrocità ed aberrazioni.
7. Chi lo propone, si scandalizza se dovesse essere applicato anche alle donne (intendo alle proprie figlie). Quindi è un argomento strumentale per riportare indietro la società. Si insegna l’educazione civica a scuola, non in una caserma.

8. Se raccontano esperienze utili a capire il mondo sono favorevole. Vorrei più vigili del fuoco, più imprenditori, più sindaci, più medici a raccontare le loro esperienze. Il confronto non può fare paura. Ci vogliono chiusi nelle nostre grotte con i mitra puntati uno contro l’altro? Io faccio politica per mettere insieme le esperienze e trovare le soluzioni in forma cooperativa. Combatto chi vuole dividerci.
 

Popoli Liberi - Simone Comper (il più giovane candidato a questo elezioni)

1. Dal mio punto di vista il programma dovrebbe essere creato dalla scuola non standardizzato, inoltre penso che certe parti della storia vengono sottovalutate come certi stati del Medioriente e Africa non vengono mai citati. 2. Credo che lo smartphone non sia necessario a scuola.

3. I tablet possono essere svantaggiosi poiché distraggono, mentre un libro comporta maggiore attenzione, anche se consuma molta carta.
4. A mio avviso le religioni in generale dovrebbero essere conosciute, sia per una questione culturale che per il rispetto nei confronti di terzi.
5. Penso che sia doveroso creare una materia col fine di insegnare i 'doveri civici social' sia per salvaguardare se stessi che gli altri.
6. Dal mio punto di vista, i viaggi della memoria sono utili per aumentare la propria conoscenza storica, per comprendere la morale di determinanti anni e per fortificare la persona.
7. Credo che il servizio di leva militare non debba essere obbligatorio: i giovani possano maturare in altri modi, non con obblighi statali ai quali magari non credono.
8. Sono anche favorevole ai richiedenti asilo che cercano lavoro, che possono ambire ad aiutare nelle aule.

 

L'Altro Trentino a sinistra e Liberi e Uguali - Renata Attolini

1. I programmi scolastici non esistono più da 10 anni. Ci sono le indicazioni che pongono dei punti nodali imprescindibili e puntano molto sulla metodologia da seguire. Basta lezioni frontali.
2. Smartphone a scuola no, nemmeno per gli insegnanti. Ammesso solo se necessario per un progetto didattico.
3. Servono entrambi questi supporti, non conta il mezzo ma l’uso che se ne fa.
4. Le religioni fuori dalla scuola. 
5. L’educazione civica sociale si fa creando un clima costante di accettazione delle diversità, non con lezioncine ad hoc.
6. Favorevole.
7. Contraria.

8. Favorevole ad ogni esperienza raccontata in aula se inserita in modo opportuno nell’attività didattica.

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