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| 28 nov 2018 | 16:01

Cgil, Cisl e Uil su Fugatti: ''Il governo del cambiamento parte senza un'idea forte di sviluppo''

I tre segretari commentano il discorso del presidente della Provincia che traccia le linee programmatiche della sua legislatura. Dal welfare alla formazione passando per il lavoro e l'economia per i sindacati c'è poco da salvare

di Redazione

TRENTO. ''Il governo del cambiamento parte senza un'idea forte di sviluppo''. E' una bocciatura piuttosto netta quella dei sindacati Cgil, Cisl e Uil alla relazione programmatica fatta dal presidente Fugatti ieri in consiglio provinciale (QUI ARTICOLO). La preoccupazione maggiore, per i segretari Ianeselli, Alotti e Pomini, deriva dal fatto che il mondo del lavoro è stato praticamente snobbato dal presidente, come anche gli aspetti economici, e tutto è stato risolto con un rilancio delle opere pubbliche (Valdastico in primis). Ma la bocciatura è estesa anche a quanto detto sulla formazione e la scuola, che per Fugatti deve avere un generico ''maggior collegamento con il mondo del lavoro'', e anche sul welfare per i sindacati il presidente ha mostrato un disegno al limite del discriminatorio. 

 

“Il governo del cambiamento - spiegano i tre segretari - parte senza un'idea forte di sviluppo. Nella relazione del presidente Fugatti non c'è una visione che indichi con chiarezza su cosa puntare per sostenere la crescita del nostro territorio, per attrezzare la nostra economia e la nostra società di fronte al forte cambiamento che è in atto. E soprattutto non si parla di lavoro: fatta eccezione per qualche breve accenno il mondo del lavoro è cancellato insieme alle difficoltà, alle fatiche e alle responsabilità di cui i lavoratori si sono fatti carico in questi anni di crisi e di cui ancora molti pagano le conseguenze in termini di precarietà”.

 

“Al di là degli investimenti in infrastrutture a cui si dedica un ampio spazio, al di là degli interventi su snellimento amministrativo e sburocratizzazione, che faranno contenti molti imprenditori, poco o nulla si dice di come fare crescere innovazione e competitività – dicono i tre segretari Franco Ianeselli, Lorenzo Pomini e Walter Alotti -. La sfida dal nostro punto di vista si gioca sul terreno della qualità, dei prodotti e dei servizi, e sicuramente del lavoro. E' solo puntando su uno sviluppo di qualità, che valorizzi il Trentino come sistema, che si possono gestire le trasformazioni e si può trovare un equilibrio tra crescita e coesione sociale, tra centro e periferia”.

 

Una strada che per i sindacati, difficilmente può essere percorsa in solitaria, tralasciando quel dialogo costruttivo tra Provincia e parti sociali che negli ultimi trent'anni ha contribuito a meglio indirizzare le strategie di sviluppo del nostro territorio. Anche i passaggi sulla formazione appaiono deboli alla lettura delle tre confederazioni. “Ben venga la volontà di rafforzare la formazione professionale con il sistema duale per favorire l'incontro con il mondo del lavoro. E' però una visione troppo riduttiva che lascia fuori l'alta formazione, che non fa cenno alla formazione continua e alla riqualificazione professionale. Non si può pensare di piegare il sistema della conoscenza alle solo esigenze del sistema produttivo di adesso. Sarebbe miope e dannoso”.

 

Così come la società è qualcosa di molto più complesso di quello che viene rappresentato dal presidente Fugatti. “La politica ha il compito di compiere scelte che vadano nella direzione di rispondere ai bisogni di tutti in maniera equa. Vale sull'economia così come vale sulle politiche di welfare. Fare finta che la società non sia cambiata così come pensare che esista un solo tipo di famiglia vuol dire porre le basi per scelte costruite sulla discriminazione. Per noi, invece, servono misure rispettose delle differenze. Rappresentiamo un mondo complesso, che si riconosce in un ampio sistema di valori. A tutti dobbiamo lo stesso rispetto”.

 

Cgil Cisl Uil del Trentino sottolineano, quindi, il loro impegno per una comunità rispettosa delle differenze, in cui si affermano i diritti civili di tutti, che si riconosce nel valore della solidarietà e dell'accoglienza, che crede nell'integrazione. “Annunciare che è finito il tempo dell'integrazione forzata è pericoloso: le società accoglienti e integrate sono anche quelle più forti. Non vederlo vuol dire scegliere di tornare indietro”, concludono.

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